Primo passo: starsene dove si è

Trasporto vs. Accessibilità vs. (Nuova) Mobilità:

Questa triade problematica ha tormentato e continua a tormentare molti di noi. Il dilemma sulla corretta combinazione e interpretazione di questi tre concetti che si intrecciano in moltissimi modi è alla base di un dibattito che dura da decenni. Vediamo se riusciamo a stimolare una discussione su questo importante argomento.

All’inizio si parlava di “trasporti”. Il nostro programma collaborativo nel settore trasporti e ambiente nacque nel 1988, presentandosi all’inizio come “Forum sul trasporto sostenibile”.  Ma in seguito, per ragioni che molti dei nostri lettori comprenderanno immediatamente, l’accento si spostò sul più vasto concetto di “accessibilità”. Sembrava una cosa ragionevole e per questo per quasi tutto un anno cambiammo il nome dell’intero programma ribattezzandolo ACCESS (tutto maiuscolo).

Ma a metà degli anni novanta decidemmo di focalizzarci su quel concetto che chiamavamo “nuova mobilità” – e per fornirlo di un’ampia e concreta struttura di sostegno ribattezzammo il nostro programma “New Mobility Agenda”. Ma cosa intendiamo esattamente con questa frase? Il diavolo come sempre sta nei dettagli.

C’è un’implicazione in questo concetto che potrebbe non essere visibile a prima vista e che va sottolineata fin dall’inizio.  Il concetto di “nuova mobilità” (nuova perchè abbiamo bisogno di distinguerla dall’idea di mobilità intesa semplicemente come una buona cosa in sè) sottende l’idea, mai abbastanza espressa, dichiarata e sostenuta, che il primo passo da compiere è quello… di non compierlo affatto.

L’obiettivo è quello, ovvio per coloro che sono abituati a leggere i nostri post, di portare i concetti di “eliminazione di movimento” e di “sostituti del viaggio” in cima alla lista delle priorità strategiche (seguiti immediatamente dal concetto più vasto di gestione della domanda come uno strumento fondamentale dal punto di vista delle politiche dei trasporti). Per questo qualsiasi strumento, misura o politica che sostituisce, riduce o elimina degli spostamenti motorizzati “non necessari” deve essere preso in considerazione per primo in qualsiasi politica dei trasporti, a condizione che non penalizzi l’economia, la qualità della vita o la libertà di scelta di chiunque. Obiettivo prioritario della nuova mobilità deve essere quello di offrire uno spettro più ampio di migliori possibilità di mobilità per la grande maggioranza di donne, bambini e uomini che vivono nelle città di tutto il mondo.

Per questo diventano prioritari – al fine di ridurre i frequenti spostamenti motorizzati – un migliore utilizzo del territorio e una migliore localizzazione delle attività e delle potenziali origini e destinazioni. Così come sono prioritarie le decisioni che aiutano le persone a soddisfare meglio i loro personali bisogni di viaggio attraverso una migliore programmazione personale e collettiva degli spostamenti (per esempio incoraggiarmi a non saltare dentro il mio Hummer per andare al centro commerciale a prendere le sigarette e un ora dopo saltarci dentro di nuovo per andare a prendere l’accendino etc.). Naturalmente questo approccio del “primo passo da non prendere” prevede anche l’ampio utilizzo dell’intero range delle nuove tecnologie che migliorano l’accessibilità – dalle teleconferenze al telelavoro a nuovi strumenti di lavoro di gruppo.

Date queste premesse ci piacerebbe che riusciste a dare un’occhiata a un dibattito su questo argomento attualmente in corso su uno dei fora internazionali della New Mobility Agenda, il Sustran Global South Forum su http://groups.yahoo.com/group/sustran-discuss/ intitolato “Cities need mobility, not cars” (le città hanno bisogno di mobilità, non di automobili) – http://groups.yahoo.com/group/sustran-discuss/message/5999.

Per ora pubblichiamo qui sotto il post -tradotto in italiano – che ha dato inizio a questa discussione, prodotto da una collega indiana. E’ nostra speranza che questa discussione continui, perchè su questo argomento non saranno mai spese abbastanza parole.

Formatosi come economista dello sviluppo, Eric Britton è Managing Director di EcoPlan International, una rete non governativa di consulenza sulle politiche e i processi di decision making nel campo dell’innovazione tecnica e sociale e dello sviluppo sostenibile.

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Alle città serve più mobilità, non più automobili.
– Anumita Roychowdhury, Centre for Science and Environment, New Delhi

Message reference: http://groups.yahoo.com/group/sustran-discuss/message/5999

Le nostre  città sono nel caos e le cose non faranno che peggiorare. Una recente indagine da parte dell’agenzia internazionale McKinsey and Co. prevede che la popolazione urbana dell’India raggiungerà i 590 milioni di persone entro il 2030 – quasi il doppio dell’attuale popolazione USA e il 40% della popolazione indiana prevista per quella data. Le città, che contribuiscono alla formazione del PIL nella misura del 70%, saranno il motore dell’economia. Ma queste stesse città si stanno avvitando in un circolo viziosa accelerato dal crescente spreco di risorse, di energia e di maniacale automobilità. L’attuale ossessione per le infrastrutture automobilistiche e la suburbanizzazione selvaggia non faranno altro che aumentare la dipendenza dall’auto, le distanze da percorrere e lo spreco di energia e di inquinamento di ogni spostamento.

La cappa asfissiante di smog e i crescenti tassi di morbilità sono la spaventosa evidenza della crescita urbana. L’Agenzia internazionale per l’Energia sottolinea come la motorizzazione privata di massa sarà il principale fattore di crescita della domanda di energia. Attualmente un terzo della popolazione urbana, situata in tre megalopoli, è responsabile di quasi la metà delle emissioni di CO2 dei trasporti. Il bisogno disperato di parcheggio sta divorando gli spazi collettivi delle città – il 10% degli ambienti urbanizzati di Delhi viene sprecato per riservarlo a posti auto.

Possiamo rendere le nostre città vivibili? Mettere alle fondamenta di questa crescita la salute pubblica, la progettazione urbana e il benessere collettivo?

Il nostro futuro dipende dalle scelte che stiamo compiendo oggi. E le scelte nelle nostre città densamente popolate – dove la parte più grossa degli spostamenti avviene su distanze inferiori ai 5-10 km, sono chiare. L’energia umana, a piedi o in bicicletta, è il motore di più di un quarto degli spostamenti delle grandi metropoli e nelle piccole città questa percentuale supera il 50%. Il trasporto pubblico e le modalità di para-trasporto soddisfano il 75% della domanda di trasporto motorizzato. Bisogna favorire e far crescere questo punto di forza, assicurando equità nell’allocazione dello spazio da destinare alle diverse utenze della strada.

Rendiamo reale il cambiamento. Facciamo leva sulle nuove opportunità emergenti nel campo delle politiche urbane. Le città devono mettere in atto riforme del trasporto pubblico, tenere sotto controllo le fonti di inquinamento e perseguire misure innovative mirate a contenere la crescita fuori controllo delle auto private.

Guardiamo Delhi. Nonostante le famiglie che possiedono un’auto siano meno di un quarto del totale e nonostante l’estesissima rete stradale, la vita si è ritirata dalle sue vie. L’allargamento delle strade e i sovrappassi non hanno aiutato.

Il segnale è chiaro: le città hanno bisogno di mobilità, non di automobili. Facciamo crescere esponenzialmente le possibilità di mobilità alternativa, disegniamo la mappa stradale del dopo 2010 in modo da tenere conto delle nuove tecnologie, e riprogettiamo le città pensando al perseguimento di una mobilità sicura. Le città hanno bisogno di integrare un ampio spettro di interventi che messi insieme possono fornirci la soluzione.

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Anumita Roychowdhury è direttore associato al Centre for Science and Environment (CSE) di New Delhi. E’ responsabile della ricerca e delle attività nel campo dell’inquinamento da traffico in India. Ha contribuito a diverse campagne tra le quali la messa a punto del programma CNG di Delhi; l’implementazione di migliori normative sulle emissioni e sulla qualità dei carburanti; la promozione di politiche fiscali volte a migliorare le tecnologie; campagne di sensibilizzazione   sull’adulterazione dei carburanti. E’ coautrice del saggio “Slow Murder: The Deadly Story of Vehicular Pollution in India”.
www.cseindia.org

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