Il piano A per una Nuova Mobilità

Diciamo addio alla Vecchia Mobilità: il “Piano Zero”, conosciuto anche come “Vecchia Mobilità”, con la sua ossessione per l’aumento delle infrastrutture, delle automobili e dell’offerta di beni viste come la risposta a tutti i nostri problemi di mobilità, è stato il sentiero maggiormente battuto dalla politica e dagli investimenti nel settore per gli ultimi 70 anni. E’ molto ben conosciuto e si capisce benissimo dove sta portando. Aggredisce l’ecosistema, ci costa un patrimonio, prosciuga le risorse petrolifere e non garantisce un sufficiente livello di servizio alla maggior parte delle persone… Il Piano Zero è un evidente fallimento. E’ tempo di un Piano A: quindici passi verso una mobilità, una città e una vita più sostenibili.

Cosa non va con la vecchia mobilità

Il piano A in breve: Una strategia di conversione in 15 passi – Eric Britton

Ognuno di questi passi viene descritto nei dettagli più sotto. Quella che segue è una lista introduttiva.

  1. La strada deve essere indicata dai vincoli imposti dalle problematiche e ambientali
  2. Stringere l’orizzonte temporale entro il quale applicare riforme radicali
  3. Ridurre drasticamente il traffico
  4. Aumentare altrettanto drasticamente servizi di nuova mobilità
  5. Progettazione per le donne
  6. Lavorare con le risorse che già si hanno
  7. Frugalità economica
  8. Pacchetti di misure
  9. Integrare l’uso dell’auto all’interno degli schemi della nuova mobilità;
  10. Sfruttamento intensivo delle nuove tecnologie
  11. Agnosticismo tecnologico
  12. Il “jolly infrastrutturale”;
  13. Creazione di sinergie e partnerships
  14. Leadership fondata sull’esempio
  15. Costruire imitando i casi di successo

Non si tratta di selezionare alcuni di questi punti, ma di integrarli tutti in un’unica strategia. Senza eccezioni. Si tratta di un lavoro piuttosto arduo.
Quanto segue riguarda argomenti fondamentali e complessi ognuno dei quali necessita di ben più di uno scarno paragrafo per essere approfondito. L’obiettivo immediato è di elencare brevemente le informazioni base che fanno funzionare World Streets e la New Mobility Agenda. Ogni argomento è però oggetto di numerosi articoli, riflessioni e commenti che prenderanno forma insieme a questo progetto collaborativo.

Il ruolo dell’auto nelle città
Le nostre città oggi vedono un’abbondanza di autovetture che servono un grandissimo numero di persone che dipendono dalla loro esistenza. Non spariranno dalle strade da un giorno all’altro, e non dobbiamo mai perdere di vista la loro importanza sia per le singole persone interessate sia per l’economia e i trasporti urbani.

Per questo la sfida che i politici e gli esperti dei trasporti hanno oggi di fronte, in un momento nel quale è più necessario che mai un cambiamento, è quella di fare in modo che l’auto si adatti meglio al tessuto e alle priorità urbane del XXI secolo. Il fatto indiscutibile è che se vogliamo che le nostre città diventino sostenibili, una delle condizioni necessarie è che siano la dimora di molte meno automobili. Come gestire questo cambiamento quando la nostra dipendenza dalle auto private è ancora così forte? Di sicuro non si potrà gestire attraverso un inasprimento della conflittualità. Sarebbe una battaglia persa, almeno sul breve termine, che rappresenta l’orizzonte temporarale nel quale questi cambiamenti devono essere messi in atto.

Così abbiamo bisogno di ridurre significativamente il numero di automobili circolanti nelle nostre città. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo essere in grado di garantire un ampio spettro di alternative attraenti che devono risultare, per chi le usa, migliori delle vecchie soluzioni. Infine dobbiamo garantire un “percorso morbido” per gli automobilisti che permetta loro di trovare delle soluzioni diverse ai loro bisogni di mobilità. Questo percorso morbido, in una democrazia pluralista, prevede che le decisioni vengnao prese dagli individui in base a quello che considerano il loro interesse.

In quest’ottica la nostra strategia deve tenere in considerazione che ci vuole un certo lasso di tempo – per noi esseri umani spesso così ostili ai cambiamenti – per cambiare le nostre abitudini quotidiane. Ma in questo caso, trattandosi di casi singoli, si tratta per lo più di mesi o al massimo di un paio d’anni, sicuramente non di decenni come siamo spesso indotti a pensare.

Questa è la strategia di fondo della New Mobility Agenda, quello che segue è la descrizione più dettagliata del quadro a cui si accenna all’inizio di questo articolo.

La New Mobility Agenda in breve.
Questo blog non è esattamente ciò che si potrebbe definire una fonte di informazioni neutrale. Abbiamo una posizione ben definita su quelle che sono le politiche dei trasporti e le progettazioni e gli investimenti che ne conseguono, risultato di una lunga esperienza di lavoro e osservazione nel settore in diverse città di tutto il mondo. Non sarebbe però onesto reclamare la paternità esclusiva di questo punto di vista; in effetti si tratta di un distillato di anni di contatti e collaborazioni con colleghi e politici dotati di grandi vedute in diverse parti del mondo. E’ condiviso, almeno in buona parte, da molti dei nostri più stimati colleghi.

Il principale riferimento per tutti quelli che leggono queste pagine è il programma di lungo termine denominato New Mobility Agenda, uno sforzo cooperativo a livello internazionale centrato interamente sul trasporto all’interno e nei dintorni delle città. E’ operativo dal 1988 grazie alla sua costante presenza su internet come uno dei pilastri del processo di costruzione di conoscenza condivisa che gli sta dietro.

Siamo pronti per il cambiamento:virtualmente ci sono tutte le precondizioni necessarie per dei miglioramenti di grande portata, rapidi ed economici delle modalità con le quali le persone si spostano nelle città. I bisogni sono evidenti, sempre più compresi – e noi sappiamo cosa fare e come farlo. La sfida sta nel trovare la visione, la volontà politica e la leadeship necessarie a percorrere questa strada, passo per passo, deliberatamente.
Ma abbiamo anche bisogno di individuare una strategia globale, coerente, esplicita, etica e verificabile. Senza di questa siamo destinati a giocare un ruolo ai margini, e mentre potremmo annunciare un successo o un miglioramento qua e là, non si potrà avere quell’impatto complessivo necessario alla vostra città per rompere i vecchi schemi. Abbiamo davvero bisogno di questa strategia sistematica, chiara, coerente e onnipresente.

New Mobility Agenda fornisce una piattaforma pubblica per nuove riflessioni e strategie di problem solving collettive, coagulando le esperienze di più di mille studiosi, professionisti e politici nel campo provenienti da più di 50 nazioni in tutto il mondo, permettendo di condividere informazioni e di considerare collettivamente l’intero spettro dei problemi e delle soluzioni finali che costituiscono nel loro insieme la sfida della mobilità sostenibile in ambito urbano.

Gestire la transizione: quindici principi alla base della New Mobility Agenda
Bisogna comprendere che il passaggio dalla vecchia alla nuova mobilità non comporta la sottovalutazione dell’importanza di una mobilità di qualità per l’economia e la qualità della vita. Si tratta di capire che date le tecnologie che abbiamo a disposizione per l’uso quotidiano o nei laboratori è oggi per noi possibile riprogettare i nostri sistemi di trasporto in modo da ridurre al minimo gli spostamenti inefficienti (un esempio è quella di una grossa auto ferma con il motore acceso con una sola persona a bordo, un altro quello di un autobus vuoto) e migliorare i trasporti efficienti, a basse emissioni e di qualità che oggi sono in grado di offrire più possibilità di spostamento che in passato, tra le quali quella che più piace agli ambientalisti e non solo: quella di ottenere quello di cui si ha bisogno senza uscire di casa. Oggi anche questa è una interessante strategia della Nuova Mobilità.

Nei quindici punti che seguono potete vedere riassunte la basi di quella che secondo noi dovrebbe essere una adeguata strategia politica: principi che noi e i nostri colleghi in tutto il mondo abbiamo diligentemente assemblato in anni di lavoro, osservazioni e contatti ravvicinati con progetti e programmi in città ditutto il mondo che possono essere considerate esempi della New Mobility Agenda.

1. L’emergenza climatica e ambientale:
non c’è motivo di rimanere impressionati o spaventati dal ritorno dello scetticismo post-COP15. Il fattore ambientale e climatico rappresenta ancora la singola sfida (e opportunità) più importante che abbiamo davanti. L’attuale emergenza climatica stabilisce tempi e scadenze nel nostro campo. Riuscire a mettere ai margini del nostro settore i combuistibili fossili rimane un obiettivo importante. Ma c’è da fare molto più di questo.

La riduzione di gas serra può servire come un obiettivo che riassume tutti gli altri che il nostro lavoro ci impone per riuscire a dare alle nostre città l’attenzione che meritano, il principale dei quali rappppresentato dal bisogno di ridurre il traffico. Meno auto per strada significano minori consumi energetici, riduzione di ogni forma di inquinamento, meno incidenti, minori costi di mantuenzione e costruzione di infrastrutture, città più tranquille e sicure, e la lunga lista può continuare ancora molto.

Quello che è particolarmente interessante nel nostro settore è che si può fare davvero molto in tempi relativamente brevi. E a costi relativamente bassi. Oltre a questo c’è un altro elemento da prendere in considerazione fin dall’inizio: questi cambiamenti possono essere ottenuti non solo senza danneggiare l’economia o la qualità della vita della maggio parte delle persone. Al contrario le riforme necessarie a una mobilità sostenibile possono far parte di una rinascita economica del XXI secolo che accentua l’enfasi sulla fornitura di servizi piuttosto che su quella di beni.
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2. Stringere i tempi: è importante scegliere e mettere in pratica politiche che consentano di ottenere risultati visibili nell’arco di 2-4 anni, spendendo a questo scopo almeno il 50%, o anche di più, del budget destinato ai trasporti. Stabilite degli obiettivi chiari sottoponibili a giudizio da parte dell’opinione pubblica. Una politica dei trasporti senza scusanti.
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3. Ridurre radicalmente il traffico. Il nocciolo duro e incontrovertibile dell’Agenda è che una GROSSA percentuale di chilometri/vettura deve venire eliminata. Se non si ottiene questo risultato siamo in una situazione nella quale tutti gli indicatori continuano a muoversi nella direzione sbagliata. Ma possiamo tagliare il traffico e contemporaneamente migliorare la mobilità. E l’economia. Questa è la nostra strategia.
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4. Estendere lo spettro, la qualità e il grado di integrazione dei servizi legati alla nuova mobilità disponibili per tutti: se vogliamo mantenere le nostre città percorribili si rende necessario un intero spettro di nuove affasscinanti e pratiche modalità di trasporto. E devono essere INTEGRATE in modo da offrire una mobilità migliore, più veloce, più economica delle vecchie soluzioni basate sull’utilizzo intensivo dell’auto o del trasporto pubblico tradizionale, sottofinanziato, pesante e vecchio. Dobbiamo allargare le nostre vedute su questo aspetto e capire che piuttosto di rimanere invischiati nella versione novecentesca di come “la gente comune” si sposta, è importante muoversi verso un nuove paradigma basato su una grande varietà di modalità condivise di trasporto, la cui organizzazione si baserà in buona parte sulle tecnologie dell’informazione del XXI secolo.
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5. Progettazione per le donne:
il piano A era pensato e progettato per un ben determinato tipo di utenza (pensateci!). E così dovrebbe essere anche la nuova mobilità: ma questa volta dovrebbe venire pensato per soddisfare i bisogni specificamente femminili, di tutte le età e condizioni sociali. Fate questo e chiunque verrà servito meglio. E per farlo c’è bisogno di uno spostamento dei ruoli dirigenziali a favore delle donne, favorendo la piena parità dei sessi in tutti gli organismi coinvolti nei processi decisionali. E’ così semplice.
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6. Lavorare con quello che si ha
Per molti progettisti ed esperti formatisi nelle università, questo rappresenta una delle caratteristiche meno evidenti della New Mobility Agenda. In primo luogo perchè molti di questi sistemi o servizi risultano essere quasi invisibili ai politici che si occupano di trasporti. Questi variano da servizi di trasporto specializzato a tutta una serie di modalità di spostamento più o meno informali e più o meno riconosciute che spesso funzionano in modo approssimativo ma che hanno bisogno il più delle volte di essere meglio comprese piuttosto che soppresse o lasciate morire per venire integrate in un’offerta multimodale integrata e di qualità che si adatta meglio alle città del XXI secolo.
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7. Frugalità: non abbiamo bisogno di un ulteriore giro di investimenti ad alto costo e basso impatto ambientale per far funzionare tutto questo. Dobbiamo semplicemente utilizzare il 50% dei budget dedicati ai trasporti per mettere a punto progetti e riforme che andranno a determinare delle grossissime differenze negli anni a venire.
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8. Pacchetti di misure: a differenza dei vecchi modi di progettare e investire risorse quello che oggi in molti posti è necessario fare è l’applicazione di “pacchetti” di grandi e piccoli progetti e iniziative che vanno meticolosamente integrati tra loro, coinvolgendo molti più attori e partecipanti. Una delle sfide per arrivare a una nuova mobilità davvero efficiente è quella di trovare i modi per applicare i più svariati programmi come progetti sinergici e mutualmente rinforzantisi all’interno di una visione complessiva più ampia. Una sfida importante per i pianificatori urbani ad ogni livello.
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9. Integrare l’auto negli schemi della nuova mobilità: l’attuale tecnologia può essere messa al lavoro in sintonia con il ruolo che l’auto privata sta gradatamente assumendo nell’ambiente urbano per creare situazioni nelle quali persino l’utilizzo della macchina può venire integrato in maniera molto più morbida in una strategia complessiva della mobilità. I vantaggi che ne conseguirebbero devono essere ampiamente pubblicizzati in modo da far aumentare il grado di accettazione dei nuovi schemi di mobilità urbana. Un ambiente urbano basato sulla nuova mobilità deve essere in grado di accogliere gli automobilisti, dato che si tratta di una realtà incontrovertibile che non sparirà semplicemente perché sembrerebbe la soluzione ideale. Avremo ancora abbondanza di autovetture piccole e medie circolanti nelle strade delle nostre città e dei dintorni, così che la sfida che politici e tecnici hanno davanti è quella di assicurare che questo fenomeno avvenga in armonia con i più vasti obiettivi sociali, economici ed ambientali.
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10. Nuove tecnologie a tutto gas:
il nocciolo della nuova mobilità è massicciamente caratterizzato dall’aggressiva applicazione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione in ogni tipo di servizio. Il sistema dei trasporti del futuro è soprattutto un sistema di informazione interattiva, con le ruote e i vostri piedi alla fine della catena. Queste tecnologie sono gli stivali delle sette leghe della nuova mobilità.

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11.Agnosticismo tecnologico/Sostenitori delle performance:Non ci interessa e non deve interessarci quale tecnologia debba venire utilizzata o favorita. Non è competenza di politici inevitabilmente poco informati quella di stabilire quale tecnologia è meglio adottare per un sistema di trasporti. Questo va oltre il loro ambito di competenze e non è nemmeno una delle precondizioni necessarie per creare un migliore sistema di trasporto. Ma quello che i nostri politci possono e devono fare è quello di specificare le performance, non le tecnologie. Ci sono molti modi per farlo: tra questi la richiesta di performance specifiche per quanto riguarda gli standard di emissioni e di prestazioni. Ma ce ne possono essere molti altri.
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12. Giocare il “jolly delle infrastrutture”:
le infrastrutture dei trasporti nelle nostre città sono ampiamente sovradimensionate. E non sono in grado di far circolare bene merci e persone. E’ semplicemente una gran cosa, visto che questo significa che possiamo convertire sostanziali percentuali della rete stradale a modalità di trasporto di gran lunga più efficienti.
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13. Collaborazioni: questo approccio, poco famigliare ai più, difficilmente viene compreso fin dall’inizio. Per questo c’è bisogno di un maggiore sforzo educativo, di consultazione e di coordinamento per farlo funzionare. La vecchia mobilità era un terreno nel quale le decisioni venivano prese dagli esperti dei trasporti ognuno nel suo campo di competenza. La nuova mobilità si basa sul problem solving collaborativo e aperto al maggior numero possibile di persone, sul coordinamento e la canalizzazione della grande forza che possono esprimere le popolazioni informate e consapevoli delle nostre città. Collaborazioni pubblico/privato/cittadini.
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14: Leadeship sull’esempio
Se siete un sindaco o un amministratore pubblico. Se siete professionalmente coinvolti in aree che riguardano la sostenbilità. Non avete davvero scelta. Dovete dare l’esempio. Questo significa andare a lavorare in bici, a piedi, con il trasporto pubblico o con qualche forma di carpooling o car sharing, se non sempre almeno due volte alla settimana. Così facendo avrete sotto mano tutto quello che funziona e tutto quello che non funziona nella vostra città. Sarete autentici e credibili. Sarete quel genere di leader di cui abbiamo bisogno per intraprendere quelle riforme politiche e progettuali di cui abbiamo bisogno. Se non vi comportate così, se rimanete nel sedile posteriore della vostr auto blu, non avrete mai il mio voto.
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15. Imparare dai successi altrui:
nuovi modi di affrontare i problemi richiedono successi. Non c’è possibilità di errore. Così selezionate nel mondo quelle politiche e quei servizi che hanno registrato dei successi e costruite sulla loro esperienza. (E ce ne sono fin che volete là fuori, basta essere disposti a guardare e imparare).
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Nessuna negoziazione:
I quindici punti descritti sopra non sono negoziabili. Non si tratta di dettagli che possono essere selezionati singolarmente o a gruppi. Sono fondamentali, non possono non venire integrati. Qualunque progetto, investimento, programma, politica che si voglia mettere in atto in questo campo dovrebbe essere pensato adottando tutti questi quindici principi identificativi della sostenibilità prima di venire applicato. Non c’è un punto che possa essere rimandato o ignorato. E’ abbastanza chiaro.

Da qui dove si va?
Per muoversi in tempo per salvare il pianeta e migliorare la qualità di vita della maggioranza delle persone che vivono nelle città – no, non sono tutti felici proprietari di auto là fuori; provate a contarli davvero – abbiamo bisogno di una stategia equa, unica, coerente.

Ci possono essere altri modi, magari migliori, di fronteggiare questa emergenza. In questo caso siamo disposti ad imparare, fateci sapere. Questa è la sfida che affrontano World Streets e la New Mobility Agenda.

Commenti e suggerimenti sono caldamente sollecitati. Potete postarli direttamente qui sotto oppure scrivere a editor@worldstreets.org oppure a editore@nuovamobilita.org
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L’autore
Eric Britton, fondatore della New Mobility Agenda e di Ecoplan, si occupa da 40 anni di ambiente, sostenbilità e giustizia sociale, con un occhio particolare alla mobilità urbana. Ha lavorato come consulente di molte istituzioni, ONG e imprese. E’ stato l’ideatore dei Car Free Day e ha collaborato con l’amministrazione di Bogotà alla realizzazione del primo Dia Sin Carro della capitale colombiana, che ha dato l’avvio a una radicale riforma del sistema di trasporto di quella città. Per questo Bogotà ed Ecoplan hanno vinto lo Stockholm Challenge Prize per l’ambiente nell’anno 2000. Attualmente si occupa di tenere in vita World Streets, il blog internazionale al quale si ispira Nuova Mobilità.

3 pensieri su “Il piano A per una Nuova Mobilità

    • Devo dire che siamo generalmente sospettosi verso novita’ tecnologiche come questa (il Phileas a induzione elettromagnetica, che mi sembra di capire sia quello il meccanismo che lo fa funzionare), non tanto perche’ non pensiamo vadano incoraggiate ma perche’ la loro messa in pratica, oltre a richiedere spesso un periodo piu’ lungo rispetto a tecnologie piu’ collaudate come le tranvie, presenta spesso spiacevoli sorprese nascoste nei dettagli che inevitabilmente in fase progettuale vengono ignorate. Vista la situazione di Roma mi verrebbe da dire che quello di cui c’e’ veramente bisogno non e’ tanto un mezzo di trasporto innovativo ma di un sistema di mobilita’ basato su tecnologie non necessariamente fantascientifiche ma che ben integrate e coordinate riescano ad essere concorrenziali rispetto alle automobili e per fare questo non basta la tecnologia, ci vuole una “vista” politica ed amministrativa molto lunga che abbia sempre ben presenti non solo gli aspetti ingegneristici della mobilita’, ma anche e soprattutto i suoi risvolti sociali, urbanistici, economici ed ambientali.

      Rispondi
  1. Ben Detto! Ci vuole una “vista” politica ed amministrativa molto lunga, che abbia sempre ben presenti non solo gli aspetti ingegneristici della mobilità ma anche e soprattutto i suoi risvolti sociali, urbanistici, economici ed ambientali.
    Mi fa poi molto piacere vedere che c’è finalmente qualcuno che ritiene utile incoraggiare le novità tecnologiche!
    E’ infatti chiaro che bisogna guardarsi dalle sorprese spiacevoli, ma è anche altrettanto chiaro che non si può restare ancorati a sistemi antiquati per mere questioni “ideologiche” o “per punto preso”, chiudendo gli occhi a qualsiasi innovazione. Se i nostri antenati avessero fatto la stessa cosa, oggi trasporteremmo ancora persone e cose a dorso di mulo!

    Rispondi

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