Atlanta: i giorni dell'”Autocalisse” non realizzatasi

New_York_City_GridlockSono poche le città più automobili di Atlanta. Per questo quando un congestionatissimo settore della sopraelevata I-85 collassò per un incendio alla fine di marzo, si prevedevano funeste conseguenze sul traffico.

Pochi giorni dopo, tuttavia, gli abitanti di Atlanta stanno modificando i loro comportamenti di viaggio in modo da evitare il totale blocco stradale: per esempio MARTA ha visto un’impennata delle corse del 25 per cento.

Già pochi giorni dopo il disastro, il collasso dell’I-85 sembra essere un altro caso di “Autocalisse” mai verificatasi che dovrebbe ispirare le modalità di progettazione dei sistemi di trasporto, come scrive Joe Cortright sul City Observatory:

Ci sono buoni motivi per ritenere che i modelli predittivi dei flussi di traffico che utilizziamo siano semplicemente sbagliati. Generalmente riteniamo che i volumi di traffico e le scelte di viaggio siano inesorabili forze della natura. Il flusso quotidiano di 250mila veicoli su una superstrada come la I-85 è regolare e prevedibile come le maree. Quello che sfugge è che lo spostamento è soggetto anche a regole comportamentali. Gli esseri umani cambiano il loro comportamento in risposta a mutate circostanze ambientali. Se la capacità stradale viene ridotta, molte persone possono decidere di non spostarsi, o di spostarsi in un altro momento, o in un altro luogo, o in un altro modo. Il fatto che l’Autocalisse non si verifichi quasi mai è la lampante evidenza dell’esistenza della domanda indotta: le persone si muovono sulle autostrade perchè c’è spazio sufficiente per i loro spostamenti, quando lo spazio si riduce, così avviene anche per gli spostamenti.

Se Atlanta può sopravvivere per qualche settimana facendo a meno di un importante tratto di superstada, si può ragionevolmente supporre che misure più modeste volte a ridurre la capacità stradale non significhino necessariamente la fine del mondo. Se riconosciamo che il traffico tende a regolarsi in base alla capacità disponibile, finiamo per adottare un diversa prospettiva sul punto di equilibrio tra trasporti ed altri obiettivi. Per esempio, questo dovrebbe dare il via libera a programmi di diete stradali che si sono dimostrate essere uno strumento di grande miglioramento della sicurezza e di stimolo agli spostamenti in bici e a piedi e non presentano nessuno degli effetti controproducenti sugli spostamenti che vengono solitamente preconizzati dagli ingegneri del traffico.

Nelle prossime settimane terremo un occhio aperto su Atlanta: se una delle città più automobili degli USA può sopravvivere alla perdita di un tratto autostradale percorso da un quarto di milione di veicoli al giorno, si tratta di un segnale fortissimo per il via libera a più modeste modifiche della rete viaria che non avranno sicuramente un grande impatto sulla prosperità cittadina.

Fonte: Streetsblog

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