Parcheggia nel TUO posto auto, non negli spazi pubblici.

no-overnight-parking-signQuando acquistiamo un’automobile generalmente non ci preoccupiamo troppo di trovarle un posto dove parcheggiarla. Se abbiamo a disposizione un box o un posto auto personale bene, altrimenti c’è sempre la strada. Ma questo atteggiamento produce fenomeni di parcheggio selvaggio e illegale che a loro volta sono alla base di “soluzioni” messe a punto per evitarli come i requisiti minimi di parcheggio.
In Giappone invece…

di Paul Barter

Come forse sapete la legge giapponese richiede agli automobilisti una certificazione che attesti la loro possibilità di accesso a un posto auto personale. Per registrare una nuova automobile, o al momento di cambiare casa, gli automobilisti devono ottenere un “certificato di parcheggio” dalla locale polizia municipale. Se la cosa vi incuriosisce potete dare un’occhiata alle istruzioni in inglese di Kanagawa su come si possa ottenere questo certificato. Questa regola ha un suo fascino e sembra essere importante. Potrebbe perfino tornare  a modello per altri. Venne adottata nel 1962 e inizialmente riguardava solo le città più grandi, ma oggi sembra venire applicata in modo molto più esteso.

È però importante sapere che questa regola non funziona da sola. Presenta infatti una regola gemella di essenziale importanza.

La regola gemella del certificato di parcheggio: il divieto notturno di parcheggio su strada.

È dal 1957 che la legge giapponese vieta il parcheggio su strada, anche se permette “temporanee” eccezioni, che consentono in alcune situazioni di parcheggiare su strada durante il giorno e la prima serata, ma non di parcheggiare per tutta la notte.(link)

Per esempio è possibile trovare un certo numero di parcheggi su strada a pagamento con un limite di 60 minuti, ma come avvisa il sito Japan Experience

“Attenzione, il parcheggio libero è ammesso durante la sera (i parchimetri smettono di funzionare di notte) ma dopo le 3 del mattino TUTTI i veicoli in sosta a bordo strada saranno rimossi”.

Questo è il motivo per il quale non esiste un fenomeno di corruzione connesso alla necessità di produrre un certificato di parcheggio.
Qualcuno potrebbe pensare che gli ufficiali di polizia giapponesi sono assolutamente incorruttibili. Non ci metto la mano sul fuoco. Secondo me la spiegazione risiede nel divieto di parcheggio notturno.

Si tratta di un aspetto importante. Ad Hanoi venne introdotto l’obbligo di certificato di parcheggio ma venne presto abbandonato a causa della corruzione. Mi chiedo come stia andando negli Stati Indiani che lo hanno adottato.

Eppure questa politica ha funzionato bene in Giappone per più di mezzo secolo e non riesco a rintracciare notizie di corruzione, truffe o falsi certificati. Come mai?

Perchè il divieto di parcheggio notturno rende inutili i tentativi di aggirare la regola dell’obbligo di certificato di parcheggio.

Anche se un certificato viene ottenuto in modo illegale, dove si può mettere la macchina di notte. Non si può comunque parcheggiare sulla strada di notte. Provateci e la vostra auto verrà rimossa nel giro di un giorno o due

Questo speiega perchè non desta grande preoccupazione il fatto che siano state introdotte delle esenzioni in alcune aree per quelle piccole automobili dalle targhe gialle conosciute come “kei cars“, caratteristiche del Giappone. I loro proprietari non devono sottostare all’obbligo del certificato ma non possono comunque parcheggiare su strada durante la notte.

Si può esportare l’obbligo del certificato di parcheggio?

Altre città che vogliano adottare questa regola avranno bisogno di mettere a punto anche una regola gemella. Qualcosa che faccia il ruolo del divieto di parcheggio notturno che renda inutile qualunque tentativo di aggirare le regole. Si potrebbero mettere a punto misure di controllo molto severe sul parcheggio su strada e un sistema di permessi molto efficiente che eviti di concederne troppi. Non facile. E in ogni caso si resterebbe esporti al rischio di fenomeni di corruttela.
 Molto più semplice proibire il parcheggio su strada come è stato fatto in Giappone. Probabilmente in molti quartieri non c’è questa possibilità ma potrebbe essere utile almeno nelle aree con vie molto strette.

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 L’autore: Paul Barter è assistente presso la Lee Kuan Yew School of Public Policy, National University of Singapore dove insegna politica delle infrastrutture, politica urbana, politica dei trasporti e introduzione alle politiche pubbliche. Ha al suo attivo pubblicazioni sulle politiche dei trasporti a Kuala Lumpur e Singapore. I suoi attuali interessi di ricercatore sono nell’innovazione del traffic management e nella regolamentazione del trasporto pubblico.
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