Oltre il concetto di via automobile.

Complete streets in Juice de Fora, Brazil

di Madeline Brozen

Fino ad oggi sono state e sono tutt’ora troppe le città che considerano le loro strade in un modo che non permette una sostenibilità di lungo periodo. L’approccio convenzionale considera unicamente il loro utilizzo automobilistico e la velocità dei flussi di traffico. Partendo da questo presupposto una via urbana riceve un “voto” basato sulla sua capacità di spostare veicoli e si arriva alla conclusione che la soluzione per le strade “insufficienti” sia quella di allargarle allo scopo di alleviare la congestione.

Tuttavia l’esperienza dimostra che aumentare lo spazio stradale causa un aumento piuttosto che una diminuzione della congestione. Se ci si pone lo scopo di sviluppare un sistema di trasporto più sostenibile dobbiamo liberarci di questo approccio fuorviante. Città davvero sostenibili richiedono un modello di valutazione che non tenga in considerazione solo le automobili, ma adotti un punto di vista olistico che includa le modalità di utilizzo delle strade da parte di pedoni e ciclisti.
Molte città ed aree metropolitane stanno cercando di ridurre la loro dipendenza dalle auto private incoraggiando modalità di spostamento più sostenibili. Per tradurre in realtà queste intenzioni c’è bisogno di centri urbani ad alta densità abitativa al serviti da reti di trasporto multi-modali e integrate. Quindi amministratori ed urbanisti non possono dipendere da strumenti che valutano semplicemente la possibilità delle strade di spostare automobili. Un approccio di questo genere incoraggia solo lo sviluppo suburbano delle periferie dove c’è meno traffico, disperdendo le città invece di creare quartieri ad alta densità abitativa. Come, allora, valutare gli spazi urbani per riflettere il tipo di strada di cui le nostre città hanno bisogno per svilupparsi in modo sostenibile? Quali strumenti sono necessari perchè le città possano capire se stanno facendo progressi nel perseguire l’obiettivo di una mobilità per tutti sostenibile nel lungo periodo?

Apprendere da riconosciute realtà innovatrici del trasporto.
Sia New York che Copenhagen hanno sviluppato degli ottimi metodi di valutazione della sostenibilità delle vie urbane. Benchè siano città che siano già riconosciute per la loro offerta di modalità sostenibili di trasporto, gli strumenti che hanno messo a punto rappresentano un passo avanti degno di menzione, e possono venire utilizzati altrove. Introducendo un diverso e più ampio spettro di indicatori, i loro approcci rendono gli urbanisti e i politici in grado non solo di analizzare criticamente gli spazi pubblici, ma anche di trasmettere informazioni importanti all’opinione pubblica in modo comprensibile.
La loro struttura è olistica e focalizzata sul trasporto urbano, ma comprende una moltitudine di prospettive su fattori come l’economia, l’ambiente e la sicurezza. Un approccio molto diverso da quello convenzionale e in grado di riportare dati complessivi che chiunque può leggere ed interpretare. Un’informazione completa è reperibile nei report “Measuring the Street” di New York City e “Bicycle Account” di Copenhagen. La tavola che segue rappresenta con un colpo d’occhio i parametri di riferimento per la raccolta di dati in entrambe le città.

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Nessuno dei due approcci si focalizza esclusivamente su una singola modalità di trasporto,  ma considera alla stessa stregua gli utenti del trasporto pubblico, i pedoni, i ciclisti e gli automobilisti. Entrambi vanno oltre la via in se stessa, valutando le connessioni tra i trasporti e l’ambiente costruito attraverso un’analisi econometrica. Entrambi tengono in considerazione l’opinione pubblica – un importante fattore qualitativo completamente ignorato nel tradizionale, semplicistico modello “scolastico”. Entrambe le città utilizzano sondaggi per capire cosa pensano i residenti delle vie in cui abitano e come effettivamente le utilizzano. Si tratta di un nuovo, obbligatorio passo nell’affrontare la progettazione degli spazi urbani perchè possa dare il suo contributo alla creazione di città sostenibili. Infine, cosa più importante di tutte, entrambe queste liste riflettono la complessità delle vie urbane, in netto contrasto con la metodologia del “voto”.

Condivisione delle intuizioni a livello globale

Come possono le città di tutto il mondo utilizzare questo genere di informazioni per svilupparsi in modo sostenibile, efficiente ed equo? Dove possibile, dovrebbero partire dalle categorie identificate nella tavola qui sopra e raccogliere dati. In secondo luogo non trascurare le opinioni dei residenti e delle persone che utilizzano quotidianamente le strade – si tratta di un tipo di informazione molto importante. Infine ogni città dovrebbe porsi la domanda cruciale: possiamo utilizzare questi dati per migliorare i nostro spazi urbani? Se la risposta è no bisogna selezionare un diverso set di dati da raccogliere ed analizzare. Raccogliere dati per avere un’inutile collezione di archivi non è l’obiettivo di questo processo. Lo scopo è piuttosto quello di capire come si possono usare queste informazioni per creare spazi pubblici in grado di offrire alla gente delle possibilità di spostamento sicure, sostenibili, attraenti e convenienti.

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Articolo originale: The data we need to move beyond streets for cars

Madeline Brozen è collaboratrice dell’Institute of Transportation Studies di UCLA, del Lewis Center for Regional Policy Studies e responsabile del programma per Complete Streets Initiative. Il suo lavoro è prevalentemente rivolto alla ricerca, soprattutto sulle misurazioni delle performance delle infrastrutture pedonali e ciclabili.  Tra gli altri suoi campi di ricerca ci sono le abitudini di spostamento e il l’accessibilità dei dati raccolti dalla ricerca per politici e professionisti. Oltre ad amare spostarsi in bicicletta per LA, Madeline apprezza molto cucinare e il karaoke.

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