Shared Space a Bohmte: alcune riflessioni su questa esperienza.

Riceviamo e pubblichiamo una interessante riflessione di Federico Pascucci in merito alla condivisione degli spazi urbani.

***

«Cari studenti, come sapete mercoledì prossimo c´è il compito in classe. Mi raccomando di arrivare preparati: sapete cosa studiare, l´ho ripetuto in classe e non ci sono scuse! Studiate!»

Un insegnante interessato al successo dei propri alunni (nel compito e, perché no, anche nella vita) ce lo immaginiamo davvero così, apprensivo fino a condurre alla noia. E ci pare buona cosa che le esortazioni allo studio portino, dall´altro lato della cattedra, ad una risposta adeguata e concreta. Purtroppo questo genere di raccomandazioni non sempre sono efficaci. C’è una componente di spirito di ribellione, certo, ma la ragione principale è psicologica: se le raccomandazioni sono troppo ripetute nel tempo dopo un po’ non ci si presta più attenzione.

Alla luce di questo un insegnante potrebbe benissimo scegliere di dire:

«Cari studenti, mercoledì prossimo c´è il compito» (e tanti saluti!).

Beh, benvenuti nella filosofia Shared Space!

Come potete notare le buone e vecchie raccomandazioni sono state – volutamente – omesse, e non perché studiare non sia più necessario, ma per il motivo che se le regole del gioco non sono chiare – il compito sarà facile o difficile? e cosa devo studiare di preciso? – è molto probabile che la reazione sia la più allarmata possibile. L´indefinito genera incertezza, e serve prestare davvero la massima attenzione per non farsi trovare impreparati.

Allo stesso modo, se mai un giorno ci capiterà di imbatterci con la nostra auto in uno Shared Space (state attenti se viaggiate in Nord Europa!), non sarà la segnaletica stradale a indicarci il comportamento da tenere, ma solo la nostra esperienza di automobilisti unita a un po´di buon senso.

Per avere un´idea, l´accoglienza sarà all´incirca questa:

Picture1

Shared Space a Bohmte (D)

Messa così la faccenda è abbastanza destabilizzante. Nonostante l´assenza di regole ci stuzzichi proprio per l´ebbrezza di fare finalmente come ci pare (quanto era bella a scuola l´”Autogestione”?), gradiremmo essere coscienti dei nostri limiti come utenti della strada. Eppure questi Shared Space esistono, li ha inventati Hans Monderman, e rispondono alla logica del risk compensation effect: ossia che tutti noi tendiamo ad adottare un maggiore livello di cautela quando le regole del gioco cominciano a ridursi. Per intenderci: se il classico marciapiede non esiste piú, come automobilista prendo in considerazione l´idea che i pedoni non siano relegati a bordo strada, ma che condividano con me lo stesso spazio. Quindi maggiore attenzione e prudenza.

In termini operativi, molta segnaletica da rimuovere.

Picture2Fonte: Süddeutsche.de (link)

Per vedere uno di questi oggetti misteriosi basta digitare “Bohmte” su Google. Non è una famosa meta turistica, bensì un piccolo comune situato nella Germania nord-occidentale, che ha trovato visibilità aderendo al progetto europeo Interreg IIIB North Sea Program (link) ridisegnando due intersezioni – e il ramo che le collega – secondo la filosofia Shared Space.

A distanza di sei anni dalla costruzione fisica dello Shared Space, Bohmte ci suggerisce qualche spunto di riflessione sulla validità del risk compensation effect applicato in ambito stradale, e una domanda soprattutto: è vero che siamo tutti piú prudenti se scompaiono limiti di velocitá, marciapiedi, strisce pedonali e regole sulla precedenza?

Ebbene, dando un`occhiata a qualche Shared Space sparso in Nord Europa, sembra che le nuove risistemazioni spingano gli automobilisti ad utilizzare velocitá piú moderate, in maniera piú o meno consistente a seconda dei casi. A Drachten ad esempio, in Olanda, gli automobilisti sono risultati essere tanto rispettosi e prudenti che c´è stato addirittura chi è riuscito a prendere comodamente posto al centro dello Shared Space con una sedia da campeggio:

«In Drachten, the Netherlands, a Shared Space has resulted in such a sense of security that I was able to sit in a chair in the middle of the intersection, with little fear and, I might add little harassment from motorists!» (link).

Tuttavia ripetere il gesto di Gary Toth a Bohmte sarebbe stato molto poco piacevole, e non per le avverse condizioni meteo. La sensazione era quella che la strada fosse destinata più ai veicoli che ai pedoni. In pratica: ricevere la precedenza sembrava una cortesia dell´automobilista (uno strappo alla regola).

Poi c´erano questi:

Bremerstraße infatti taglia Bohmte da nord a sud ed è un´arteria stradale molto frequentata dai veicoli pesanti, in entrata e in uscita dalla strada federale B51. Al contrario, pedoni e ciclisti ne ho personalmente visti molto pochi. E che non si trattasse di una situazione dovuta alle momentanee condizioni atmosferiche lo si poteva leggere dalle statistiche: nel 2009 i “visitatori” dello Shared Space sono stati per l´8% pedoni e per il 3% ciclisti (il resto sono veicoli!). Ben lontani dalle idilliache immagini di Drachten, dove ciclisti e pedoni sono i protagonisti della scena e procedono in un tripudio di sole e sorrisi.

Se le percentuali sono queste, ci sono ben pochi margini di manovra per condividere lo spazio (Shared Space, no?). D´altra parte come automobilista non vedrei ragione alcuna di rallentare se pedoni e ciclisti sono pochi (effetto di impedenza molto basso); e come pedone mi sentirei a mio agio nell´attraversare la strada, con tutte queste auto?

Bohmte propone soluzioni interessanti nel layout: tonalità porpora del manto stradale e nessuno sfalsamento tra zona veicolare e zona pedonale, con l´obiettivo di abbattere la classica separazione delle categorie di traffico e creare una zona unica, condivisa, in cui ognuno sia libero di scegliere la traiettoria che più gli piace, o che ritiene opportuna. Vedere per credere questo simpatico nonnino che aggredisce la curva come un motociclista professionista.

Picture5

La popolazione inoltre sembra gradire la risistemazione: da indagini emerge un discreto numero di soddisfatti (78% del campione intervistato).

Tuttavia a Bohmte c´è un´altra statistica da leggere, pesante come un macigno: l´analisi ex-ante mostra un aumento dei sinistri stradali del 36% nel 2009 e del 45% nel 2010, rispetto all´anno 2006 in cui ancora doveva aprirsi il cantiere.

E di fronte a questo piccolo grande fallimento, viene da chiedersi se la colpa sia del principio – il risk compensation appunto – o della sua errata applicazione.

Ebbene, rispondere a una simile domanda in maniera chiara richiede molti studi e molte analisi. Servono dati precisi sul modo in cui sono avvenuti i sinistri, dove e perché. Serve anche molto tempo: essendo gli incidenti eventi rari (in un anno si contano sulle dita di una mano) serve un discreto numero di anni per ottenere un´evidenza statistica.

Analizzando peró il singolo caso di Bohmte, due dati fra tutti possono esserci d´aiuto:

  • Gli utenti dello Shared Space sono per l´89% veicoli. La risistemazione non ha di fatto trasformato l´area da zona di traffico a zona di interazione e scambio. Né ha stimolato una domanda latente di traffico debole.
  • Le velocità medie dei veicoli non sono diminuite. Gli automobilisti non sono stati in alcun modo influenzati dal nuovo design; non sono stati allarmati dall´assenza del marciapiede e dalla tonalità porpora. Non riconoscono la zona come shared, ma come semplice spazio veicolare.

Ci sono ben pochi presupposti quindi per far funzionare il risk compensation effect. Se mancano i pedoni che attraversano la strada, se mancano le biciclette che contendono lo spazio ai veicoli con le loro traiettorie a volte imprevedibili, i motivi per condurre l´automobilista verso uno stato di maggiore prudenza sono insufficienti. Fattore estetico a parte, a Bohmte non è cambiato molto, anzi: è stato volutamente imposto agli utenti di utilizzare uno stesso spazio – aumentando le possibilità di conflitto – senza aver provveduto opportunamente ad innalzare lo stato di allerta negli utenti più forti, inducendoli a premere sul pedale del freno.

Non è colpa di Hans Monderman allora, almeno in questo caso. Oltre alla folta schiera di followers, Monderman vanta infatti una buona dose di accaniti oppositori, che contestano agli Shared Space proprio la mancanza di sicurezza. Se ne puó discutere, certo: quello che non deve mancare però è l´applicazione del principio in un giusto contesto, in cui possa funzionare bene e rendere al meglio. Questa è la lezione di Bohmte!

***

Picture12Federico Pascucci si è laureato a Padova nel 2013 in Ingegneria Civile. Attualmente lavora come ricercatore presso l´Universitá Tecnica di Braunschweig (D), dove svolge il dottorato di ricerca sul tema delle zone a traffico condiviso.

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