DDL sulla mobilità sostenibile in Trentino: un fiore nel deserto?

113961La crisi che sta attanagliando l’eurozona e in particolare il nostro paese si fa (inevitabilmente?) sentire anche nel settore trasporti, dove sembra sparita qualsiasi intenzione volta a promuovere attraverso opportuni investimenti privati e  – soprattutto, mi preme dirlo – pubblici le forme di mobilità alternative all’automobile. Difficilmente ormai si trova traccia della messa in opera di qualche tentativo dei decisori pubblici di definire un quadro nel quale integrare le diverse forme di mobilità in modo da creare quelle sinergie necessarie al superamento del modello automobile che abbiamo ereditato dal XX secolo. Al contrario spesso le iniziative messe in atto nel nostro campo non sono altro che tagli alle risorse, più o meno mascherati da “ricerca di una maggiore efficienza”, alle varie realtà che si occupano di trasporto pubblico che vengono lasciate con i proverbiali fichi secchi con cui poi non riescono a organizzare quelle nozze che invece tutti a voce reclamano.

In questo quadro desolante esistono però alcune realtà relativamente privilegiate dove si possono ancora discutere ed avanzare proposte come quella relativa al Disegno di Legge Provinciale sulla Mobilità Sostenibile della Provincia Autonoma di Trento. Ad aggiungere valore al DdL il fatto che è stato presentato da un cartello di realtà associative e imprenditoriali previa una raccolta di firme sul territorio – un esempio quindi di democrazia partecipativa.

La strada per la sua trasformazione in testo di legge definitivo è ancora lunga ma lo spirito che anima il progetto è sicuramente degno di segnalazione così come i suoi contenuti, molto ambiziosi a cominciare dall’obiettivo che si pone: un graduale aumento dello share modale a favore di forme di mobilità alternative all’auto privata che dovrà raggiungere il 70% entro il 2025. L’impianto complessivo della legge si basa sulla centralità del trasporto pubblico (per il quale il disegno di legge punta a un complessivo, significativo potenziamento soprattutto per quanto riguarda la rotaia), sulla sua integrazione con le forme di mobilità condivsa e con la ciclabilità e sulla partecipazione dal basso. Da sottolineare l’abolizione delle tariffe per il trasporto pubblico che diventerebbe così gratuito. Di seguito riportiamo alcuni stralci della relazione illustrativa del DDL:

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La struttura portante del Sistema di Mobilità sostenibile (art 6) in Trentino è il trasporto pubblico provinciale (art 3) con la sua rete di infrastrutture e servizi. Lo sviluppo del territorio intorno al mezzo privato ha infatti reso la mobilità un bene di consumo particolarmente costoso, sia per il privato sia per la collettività.
Un buon trasporto pubblico non è un privilegio, è un diritto delle persone, le quali devono potersi spostare all’interno del territorio secondo i loro bisogni, per avere accesso ai servizi e al lavoro, indipendentemente dai loro mezzi economici.

Complementare al trasporto pubblico è il sistema di mobilità collettiva (art 7), che comprende Car
sharing e Car pooling. Il primo che permette l’utilizzo di un’auto senza doverla possedere. Il secondo come metodo di condivisione del mezzo privato già in circolazione. Entrambi i sistemi possono limitare drasticamente l’uso e il possesso dell’auto, offrendo utenti al trasporto pubblico.
Poiché pedoni e biciclette (art 6) rappresentano un elemento fondamentale del sistema, pur prevedendo pochi specifici interventi, il disegno di legge destina una quota significativa di risorse al potenziamento delle politiche di promozione della mobilità dolce (pedonale e ciclabile).

Principale strumento di pianificazione è il Piano della Mobilità Provinciale (art 3), elaborato in tempi certi, per definire le caratteristiche del Sistema della Mobilità Sostenibile, secondo obiettivi e criteri orientativi e attraverso un percorso partecipativo inclusivo.
Viene previsto il Manager provinciale della mobilità (art 5) con funzioni di promozione e
coordinamento delle politiche della mobilità e di progetti specifici in materia di mobilità sostenibile.

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Controllo e supporto dell’amministrazione, l’istituzione dell’Osservatorio sulla mobilità sostenibile (art 8) consente lo svolgimento del monitoraggio della qualità e dell’efficienza della mobilità realizzata.
L’Osservatorio è studiato per non essere centro di potere o certificatore di decisioni superiori ma, con la presenza di cittadini estratti a sorte e di professionisti della mobilità, sarà un vero organo di informazione e di coordinamento dei processi partecipativi.

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Visto il notevole risparmio che il sistema di mobilità sostenibile fornisce nei capitoli di spesa delle mancate esternalità negative, il ddl prevede un forte investimento finanziario nel Trasporto Pubblico Provinciale. E’ istituito un fondo provinciale per la mobilità sostenibile (art 21), alimentato da una quota del gettito attribuito alla Provincia derivante dalle accise dei carburanti da autotrazione privata, come da  legislazione nazionale.
Sulla base dello studio dei risultati di numerose esperienze europee, il ddl introduce la gratuità del trasporto pubblico (art 13) e considera tale provvedimento, insieme ai molteplici altri in essa contenuti, utile per realizzare una maggiore attrattività verso il trasporto pubblico e altre modalità di trasporto sostenibili.

Qui i link al disegno di legge e alla relazione illustrativa.

Segnaliamo infine questa iniziativa, funzionale anche alla promozione del DdL, che si terrà a Trento nelle giornate del 20 febbraio e del 6 marzo.

2 pensieri su “DDL sulla mobilità sostenibile in Trentino: un fiore nel deserto?

  1. Buongiorno, l’iniziativa popolare non esiste solo in Trentino bensì in tutta Italia ed è previsto a tutti i livelli amministrativi. Da questo punto di vista non è corretto definire il Trentino privilegiato. Semplicemente i cittadini hanno scelto di utilizzare uno strumento a differenza di altre realtà locali. Il problema ora sarà quello di riuscire a fare in modo che i rappresentanti politici si assumano la responsabilità di garantire un iter di discussione serio e di dare delle risposte concrete alla proposta popolare.

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  2. Il “relativo privilegio” non si riferiva alle possibilità offerte dal Legislatore, ma al fatto che la situazione della provincia è tale per cui esistono ancora sensibilità diffuse che permettono di raggiungere l’obiettivo di un quorum di firme – anche se con molta fatica – su tematiche piuttosto “difficili”. Ho invece la sensazione che una proposta del genere in molte altre regioni oggi difficilmente raggiungerebbe il risultato finora ottenuto dai suoi promotori in Trentino.

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