Psicopatologia dell’automobilista abitudinario

lead_largeTalvolta la vita è semplice:

Domanda: a che velocità si spostano gli automobilisti su una determinata strada o via urbana?

Risposta: il più velocemente possibile.

Precisazione:e se questo non è vero per qualunque automobilista, lo è per un numero sufficiente di essi che – se ci poniamo come obiettivo la sicurezza stradale – questa cruda realtà deve venire presa in seria considerazione.

Domanda n.2: cosa possiamo fare in proposito?

La psicopatologia: uso della / dipendenza dall’automobile come “abitudine”

Questa può non sembrare un’osservazione particolarmente brillante. Se vera, tuttavia, marca tutta la differenza tra le intenzioni politiche e i risultati reali. Si è dato tranquillamente per scontato per molti anni – da parte di analisti e decisori politici – che gli automobilisti fossero “agenti razionali” che compiono scelte per lo più razionali. Ne consegue che l’automobilista, quando punto dal bisogno di spostarsi e prima di scegliere di utilizzare l’auto, considera lo spettro delle alternative disponibili e se qualcuna di esse risulta sufficientemente attraente (o se la sua scelta usuale risulta sufficientemente scomoda) modifica il suo comportamento abituale. Ma anni di espereinza e di osservazione (anche sul mio personale, ordinarissimo caso) ci dicono che questo semplicemente non è vero. Il processo che si verifica è piuttosto diverso, e comprende una tremenda discontinuità.

Per potenzialmente tutti noi che le possediamo, la dipendenza dalle auto è una condizione patologica, e come qualunque altra abitudine intimamente ingranata nella nostra routine quotidiana molto, molto difficile da superare! E quasi totalmente impermeabile a qualunque considerazione razionale! Come con qualunque altro tipo di dipendenza, chi ne soffre viene facilmente convinto dalle argomentazioni che altre persone nella stessa condizione forniscono per giustificare le loro scelte. Per questo esiste un intero universo di ragionamenti, parole e nobili intenzioni da una parte – e dall’altra la nuda e cruda realtà dei comportamenti reali.

La verità è che benchè il nostro automobilista sia semplicemente un’altra persona affetta da una forma di dipendenza, e tutti i dati non fanno che confermarlo, come chiunque soffra di questo tipo di problemi continuerà a comportarsi nello stesso modo – nonostante il suo continuo affermare e rivendicare il contrario – fino al giorno in cui non gli verrà impedito. Per piacere cerchiamo di capire che non si stanno demonizzando gli automobilisti, non è questo il punto. Piuttosto stiamo provando a descrivere quello che succede e questa è nè più nè meno la semplice realtà dei fatti.

E da cosa, soprattutto, sembra essere dipendente la maggioranza degli automobilisti?

I dati suggeriscono una cosa: la velocità (il che ci dà un primo indizio).

E dove andranno veloci?

Fondamentalmente andranno veloci quanto potrà andare veloce la loro auto, ovunque potranno.

Il che non significa dire che non ci sono cittadini responsabili e consapevoli dei propri obblighi che si comporteranno nel rispetto di leggi e regolamenti. Sicuramente ci sono. Ma ci sarà sempre un buon numero di automobilisti che vivono su un altro pianeta comportamentale. Possono essere giovani e selvaggi, possono essere anziani e poco consapevoli, possono essere di fretta – benchè in termini comportamentali gli automobilisti sono di fretta per definizione… e questo è uno dei principali motivi per i quali comprano e utilizzano le automobili come scelta obbligata: per risparmiare tempo e avere a portata di mano una forma di trasporto (gratificazione) immediata.

Tutto ciò è molto imbarazzante, perchè significa che se le nostre vie e strade devono essere sicure, devono essere progettate per non permettere velocità superiori a quelle considerate ragionevoli in quel contesto dalle autorità per la sicurezza e la salute pubblica. Non c’è posto qui per affidarsi alla speranza che il buon senso prevalga, nemmeno con il ricorso all’intimidazione. Perchè non prevarrà.

Abbastanza chiaro. Cosa NON funziona?

La maggior parte delle cose che le ‘persone ragionevoli’ concepiscono.

La prima cosa da tenere a mente è che (a) sanzionare gli eccessi di velocità (b) creare dei limiti di velocità (c) collocare della segnaletica stradale (che distrae e quindi crea un ulteriore pericolo), (d) l’educazione dell’automobilista, e (e) attuare programmi di sensibilizzazione mirati ad automobilisti, pedoni, studenti, ciclisti, motociclisti e perfino alla polizia stradale, NON PORTERÀ DA NESSUNA PARTE.

  • piuttosto imbarazzante: abbiamo appena elencato più o meno tutte le risposte più comuni nella maggior parte dei posti;
  • ma questo non significa sostenere che queste importanti e spesso efficaci limitazioni non abbiano il loro ruolo. Piuttosto che da sole, o in combinazione tra loro, non raggiungeranno l’obiettivo che ci poniamo, che è quello di ridurre il più possibile gli incidenti stradali conseguenti alla velocità eccessiva.

Cosa potrebbe funzionare? (Ma ci piacerebbe vivere così?)

E per quanto riguarda il presidio delle forze di sicurezza stradale nelle sue diverse forme? Potremmo citare Benito Mussolini che una volta disse che la soluzione per avere una nazione ordinata era di “mettere un poliziottto vicino ad ogni italiano”. E dato che siamo in tema potremmo anche ricordare la sua convinzione sul fatto che per governare bene l’Italia bisognasse mettere polizia ovunque e musica in ogni piazza.

Certo, una sorveglianza continua e rigorosa da parte delle forze dell’ordine farà certamente diminuire il numero di infrazioni. Così come un sistema di videosorveglianza capillare e diffuso in ogni angolo cittadino potrebbe portare risultati simili.

  • Ma ci piacerebbe vivere in una città di questo genere?

Cosa funziona SEMPRE?

Un’architettura stradale che rende fisicamente impossibile eccedere il limite di velocità prestabilito.

Gli ingegneri del traffico potrebbero progettare la rete viaria proprio in questo modo. Non voglio dire che sia sempre facil  dato che sono stati istruiti, per gran parte del loro corso di studi, a progettare condizioni di guida “efficienti”. Ma esiste ormai un considerevole corpus di conoscenze sia in letteratura che tra le migliori pratiche adottate nel mondo sulle “vie lente” che qualunque sindaco o amministrazione comunale con un minimo di responsabilità dovrebbe iniziare a visionare a partire da subito.

Sarà facile? In una parola, no. Si incontrano sempre fortissime resistenze a queste riforme. Ma come ebbe a dire Enrique Peñalosa, il Sindaco di Bogotà che all’inizio del millennio trasformò con successo i sistemi di trasporto della sua città messa duramente alla prova dal traffico: “quando proverete a fare qualche cosa che potrebbe davvero fare la differenze per le strade della vostra città, potrete stare sicuri che troverete una forte opposizione dalla lobby dell’automobile”. Così bisogna stare pronti. Nessuno ha mai detto che una governance responsabile possa essere facile.

I – continua

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Articolo originale: The psychopathology of everyday driver

 

Un pensiero su “Psicopatologia dell’automobilista abitudinario

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