Il futuro della mobilità – La vita senza il possesso di un’automobile

2014-06-07-102706_441x327_scrotIn un arco temporale molto breve, tra il 2008 e il 2014, abbiamo assistito a uno spostamento di paradigma nel nostro rapporto con l’automobile, prima basato sul puro possesso, che ora prevede anche la possibilità di solo utilizzo senza proprietà. La tendenza globale all’urbanizzazione e al miglioramento della connettività in rete ha avuto conseguenze profonde sulla mobilità personale e sull’auto del futuro, e questo sta facendo emergere nuove opportunità economiche nel campo. Concetti come il bike sharing e il car sharing, soluzioni trasportistiche integrate porta a porta, l’intermodalità, le possibilità offerte dalle app per smarphone diventeranno qualcosa di molto diffuso e comune nel futuro delle nostre città.

Il car sharing è un esempio di un servizio di mobilità self-service, a richiesta e con tariffe direttamente proporzionali alle percorrenze e ai tempi di noleggio, che è già decollato essendo gli iscritti a questi servizi passati dagli 1.3 milioni del 2010 ai 3.3 milioni di oggi; Frost & Sullivan prevedono una crescita esponenziale del settore che arriverà a 26 milioni di iscritti nel 2020. Più del 40% dei membri di Zipcar, leader mondiale del car sharing, ha rinunciato alla proprietà dell’auto. In uno studio da noi condotto dal nostro team abbiamo notato che per ogni auto aggiuntiva in car sharing vengono tolte dalla strada da sette a nove automobili private. Oggi la flotta totale di auto condivise è di circa 90mila unità per cui il fenomeno non ha ancora un grande impatto, ma se le dimensioni del parco auto condiviso dovessero aumentare significativamente a oltre 1 milione, cosa che pensiamo possa accadere entro il 2025, avremo una visibile riduzione delle auto sulle strade che ridurrà la congestione delle vie urbane. Uno dei vantaggi più evidenti che stimola il mercato del car sharing è il risparmio di circa 7000 € all’anno che permette rispetto alla possesso di un’automobile, che al giorno d’oggi è una cifra molto importante per un giovane.

Gli stessi costruttori di automobili si stanno attrezzando per l’inevitabile sfida rappresentata dal car sharing trasformandosi progressivamente in fornitori di servizi di mobilità integrati. Grandi marchi come BMW e Mercedes stanno mettendo in campo soluzioni di mobilità on-demand. Daimler oggi gestisce attraverso Car2Go una imponente flotta di Smart Car condivise presenti in 26 città in tutto il mondo. Prevede di aggiungere dalle 5 alle 10 nuove città nei prossimi 12 mesi per raggiungere un milione di iscritti ai suoi servizi. Anche la Mercedes si è lanciata nel car sharing di lusso con il lancio di Car2Go Black, che gestisce 200 Mercedes Classe B. La Daimler prevede 100 milioni di euro di entrate dal car sharing e punta a fare 1 miliardo nel 2020.

Il mercato italiano,  tradizionalmente molto legato alla proprietà privata dell’autovettura, ha visto il più alto tasso di crescita nelle iscrizioni ai servizi di car sharing nel 2013. Oggi sono 11 le città italiane in cui è presente questo tipo di servizio, con 130mila iscritti del 2013 contro i soli 19mila del 2011. È interessante notare che in Italia nel 2012, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale , si sono vendute più biciclette che automobili.

Il business model utilizzato dalle compagnie più innovative è portatore anche di alcune interessanti innovazioni. Car2Go è stata la prima a introdurre il modello di utilizzo flessibile, senza l’obbgligo di riportare l’auto al punto di prelievo (modello one-way), che è l’esatto contrario del modello a percorso chiuso di Zipcar. Citeecar hanno sviluppato un modello low cost dove si può utilizzare un’auto al costo di un euro per un’ora. Questa compagnia è stata fondata dalle stesse persone che hanno messo in piedi Easyjet. Per costoro il car sharing è già entrato in una fase dove diventa fondamentale giocare sul ribasso dei prezzi. Zipcar sta lanciando un marchio in franchising che sarà presente inizialmente in 5/7 città utilizzando le sinergie e il modello di franchising della compagnia di autonoleggio Avis. E ancora sta emergendo il modello di car sharing peer-to-peer grazie al quale si può dare in utilizzo la propria auto personale ad altre persone attraverso piattaforme web dedicate.

Il car sharing sta oggi cominciando a trovare clienti anche tra le imprese. In questo caso il modello prevede la presenza di una flotta di auto condivise nei pressi delle sedi di lavoro messa a disposizione dei dipendenti.  Le vetture sono dotate di accesso virtuale e tecnologia telematica che permette la prenotazione in remoto senza dover ricorrere a un sistema di amministrazione della flotta da parte della ditta, rende superflua le consegna delle chiavi e consente ai dipendenti che non hanno il privilegio della concessione di un’auto aziendale di avere accesso a un servizio di mobilità aggiuntivo. Nel 2013 erano 193o la auto aziendali in condivisione in 10 paesi europei, ma ci si aspetta che per il 2020 saranno oltre 100mila.

La vitalità del car sharing ha anche portato a riflettere le tradizionali compagnie di autonoleggio. Non bisogna mervigliarsi se Avis ha acquistato Zipcar nel 2013 per 365 milioni di €, allo scopo di aumentare i ricavi dalla propria flotta, che nei weekends risulta relativamente sottoutilizzata. Ma il principale motivo che ha portato Avis a compiere questa operazione è la volontà di sviluppare un modello virtuale di autonoleggio, il cui settore ha ancora i suoi parcheggi e uffici aperti al pubblico per facilitare prelievo e riconsegna della vettura. In futuro sarà possibile noleggiare automobili parcheggiate in parcheggi urbani vicino a casa attraverso apposite app sul web. Questi software permetteranno la prenotazione e la memorizzazione della patente, in modo da non doverla più mostrare a un noleggio successivo; di effettuare un veloce controllo sull’autovettura per verificare attraverso la telecamera dello smartphone l’eventuale presenza di ammaccature e conseguenti responsabilità; di consentire l’accesso al veicolo senza bisogno di chiavi fisiche; di emettere una fattura alla fine del viaggio. Il direttore esecutivo di Hertz ha dichiarato recentemente che preso la sua compagnia metterà a disposizione 500mila vetture dotate di tecnologia car sharing. Immaginate l’impatto se il 40 per cento dei clienti Hertz rinunciasse alla proprietà dell’auto, qualora Hertz mantenesse queste promesse.

Il car sharing non è il solo settore che sta cambiando le regole del gioco della mobilità urbana del futuro, ma piuttosto uno degli elementi che andranno a costituire la piattaforma integrata della mobilità porta a porta del futuro. Il concetto di soluzioni dinamiche che integrino diversi modelli in un’unica entità renderà il trasporto intermodale più accessibile agli abitanti delle megalopoli del futuro.

Ma cosa è questa mobilità integrata? Immaginate che vogliate andare da Londra a Brussels per affari. Uscendo di casa, il vostro smartphone vi porta alla fermata dell’autobus a 500 mt da casa per prendere il bus per la stazione ferroviaria diKing’s Cross St. Pancars. Il telefono di informa che il trano per Brussels ha 10 minuti di ritardo. Una volta sul treno e dall’altra parte della Manica, sempre il telefono di conduce al più vicino punto di stazionamento di auto condivise dove avete prenotato un’auto elettrica per raggiungere il luogo dell’incontro. Vi prenota anche il posto auto per parcheggiare vicino all’ufficio del vostro cliente. La procedura è unica e si traduce in un unico biglietto che connette i servizi di trasporto internazionale a tutte gli altri servizi di viaggio. Questo è il futuro della mobilità e il nuovo campo di battaglia per gli “integratori della mobilità”. Mercedes-Benz, Deutsche Bahn e NS Business hanno già effettuato degli esperimenti pilota in questo campo e preso si butteranno nel mercato di massa.

Uno scenario nel quale potremo escalamare “Scotty, teletrasportami” potrebbe non essere realizzabile in tempi ragionevoli, ma sperimenteremo sicuramente questi spostamenti senza soluzione di continuità utilizzando diverse modalità di trasporto quando la proprietà privata dell’automobile potrebbe non essere più una componente essenziale del modello di mobilità.

Sarwant Singh

Articolo originale: Future Of Personal Mobility — Life With Or Without Ownership Of Cars

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