Agevolazioni al car sharing: a cosa servono realmente?

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Slogan quanto meno ambigui…

Negli ultimi mesi il car sharing è letteralmente esploso in molte grandi città italiane; tra queste la capofila è senz’altro Milano che con l’arrivo di Twist vede la presenza di ben tre servizi di car sharing “aperto” che vanno ad aggiungersi ai pionieri di GuidaMI, il servizio gestito da ATM. Sono ormai ben 1500 le vetture condivise presenti sul territorio milanese con oltre 100mila abbonati.

Per stimolare l’uso del servizio la cui utenza cambia radicalmente i propri comportamenti di viaggio e riduce in modo sensibile i propri tassi di motorizzazione gli amministratori locali sono sempre ben disposti a prevedere tutta una serie di privilegi agli utilizzatori: dall’accesso alle ZTL, all’uso delle corsie preferenziali all’esenzione dal pagamento di pedaggi e tariffe di sosta.

Queste misure, come era prevedibile, stanno cominciando a creare una serie di malumori tra coloro i quali temono che possano avere il controproducente effetto di ridurre il ricorso al trasporto pubblico. Effettivamente i servizi “floating” con tariffazione al minuto consentono, su spostamenti brevi, un esborso pari a quello di un paio di biglietti della metro o poco più, parcheggio e accesso ad Area C incluso nel prezzo. In questo modo si rischiano di riaprire le porte del centro storico a un mezzo che, condiviso o privato che sia, dovrebbe starne il più possibile alla larga, soprattutto considerata la abbondante presenza di alternative sostenibili.

D’altra parte gli introiti derivanti dalle concessioni per il car sharing rappresentano sicuramente un’importante voce di entrata per le finanze locali e quindi – speriamo – per le aziende di trasporto pubblico: a Milano il costo annuale della licenza è di 1.100 euro a vettura che moltiplicato per le 1500 auto condivise in circolazione fa una discreta somma.

È giusto allora sacrificare un poco il centro storico in nome di una migliore qualità dei servizi di trasporto pubblico nei quartieri di periferia? La domanda, che sorge spontanea, difficilmente può avere una risposta chiara ed univoca se non si ha ben chiaro che le agevolazioni senza se e senza ma ai servizi di auto in condivisione sono conseguenti, oltre che a considerazioni riguardanti gli effetti su share modale e tassi di motorizzazione, a prosaiche necessità di cassa che possono distorcerne l’applicazione.

In un mondo “perfetto” (dove le amministrazioni pubbliche possono porsi come obiettivo quello della massima riduzione possibile dei flussi di traffico in ogni momento e in ogni luogo) tali agevolazioni dovrebbero venire applicate in funzione di fattori quali a) il “fattore di sostituzione” (quante auto in proprietà ne sostituisce una in car sharing?): le auto condivise potrebbero pagare tariffe inversamente proporzionali a questo fattore; b) la presenza e diffusione di modalità di spostamento alternative all’auto: tariffe e pedaggi a cui assoggettare il car sharing sarebbero direttamente proporzionali alla disponibilità di queste alternative, fino a pagare una tariffa piena nelle situazioni dove i servizi di mobilità alternativa all’auto sono in grado di offrire prestazioni di eccellenza.

Purtroppo non viviamo in un mondo “perfetto” e le amministrazioni locali sono spesso costrette a elemosinare liquidità da operatori privati attraverso concessioni per l’offerta di servizi sui quali questi ultimi vogliono inevitabilmente e legittimamente massimizzare il profitto. In questo modo si distorce l’azione dell’attore pubblico che dovrebbe essere finalizzata a massimizzare il bene della collettività. Le agevolazioni al car sharing non sono l’unico esempio di questa distorsione operata dai mercati sulla razionalità di scopo delle Amministrazioni Locali: si vedano le concessioni pluridecennali per le aree di parcheggio poste in zone centralissime o la recente ondata di privatizzazioni delle aziende di TPL che molto probabilmente hanno come effetto – che difficilmente qualcuno si prenderà la briga di quantificare – quello di favorire l’uso dell’autovettura privata a discapito del mezzo pubblico o della bicicletta.

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