Shared Space: intervista a Ben Hamilton-Bailliee

exhibition_road_during_the_day__credit_olivia_woodhouse__ah_51257Immaginate cosa succederebbe se nella vostra città venissero eliminati da un giorno all’altro tutti i semafori e la segnaletica verticale ed orizzontale. I pedoni verrebbero spiaccicati sull’asfalto da sfreccianti automobili senza più vincoli? I TIR attraverserebbero a tutta velocità il centro storico?

Probabilmente no, stando all’opinione di Ben Hamilton-Baillie. Architetto e urbanista di Bristol, Inghilterra, ha una passione sviscerata per gli spazi pubblici e per le modalità con le quali le zone urbane e rurali danno forma alla relazione tra attività umane e spostamenti. Il suo lavoro sullo shared space e sui fattori che favoriscono comportamenti civili al volante ha contribuito a modificare atteggiamenti e pregiudizi profondamente radicati tra gli ingegneri del traffico britannici.

Di seguito una intervista ad Hamilton-Baillie da parte di Tim Halbur del Congress for New Urbanism (CNU).

CNU: pensa che lo shared space potrebbe funzionare in Nord America? Pensa ci possano essere delle differenze nella sua adozione in un contesto così diverso?

B H-B: sono convinto che il principio dello shared space e di strade urbane civilizzate e a bassa velocità possa essere applicato con beneficio anche in Nord America. Nonostante la morfologia, la scale e il contesto urbano siano molto differenti da quelli europei – e spesso particolarmente impegnativi! – la psicologia umana è la stessa ovunque. E funziona bene se la si nutre di quel pizzico di interazione e comportamento umano che sono il cuore dello shared space.

Uno shared space di successo si appoggia su una forte interrelazione tra le strade e il loro contesto – gli edifici e le attività, la geografia e il paesaggio che circondano la via. Questo è più facile in città con una lunga storia e un contesto ricco e articolato che nelle più moderne metropoli statunitensi costruite nell’era automobile. Ma questo significa soltanto che alcuni degli elementi di design devono essere maggiormente caratterizzati e percepibili che in Europa. La scala di grandezza nord americana è spesso più grande, il che vuole solo dire che la progettazione deve essere più incisiva per ristabilire un contesto più pedonale.

Shared Space: “Prima e dopo” a Poyton

Ho visitato alcune piccole città del Vermont, New Hampshire e New England dove lo shared space continua ad essere una tradizione accettata nei centri storici e nelle vie principali. Una volta che gli automobilisti ricevono i giusti stimoli e vengono messi al corrente di come funzionano le cose, l’utilizzo di normali atteggiamenti di cortesia e negoziazione non è un grande problema.

CNU: ho visto che in Irlanda avete utilizzato anche un abbeveratoio per cavalli come elemento cardine per incanalare il traffico. Come determinate gli elementi e gli ostacoli per dirigere i flussi?

B H-B: proviamo a fare uso di qualunque elemento disponibile che possa rinforzare la peculiarità di ogni strada urbana o spazio pubblico. Talvolta si tratta semplicemente di utilizzare meglio qualunque cosa troviamo, come nel caso dell’abbeveratoio di Dun Laoghaire vicino a Dublino. Altre volte si tratta di utilizzare meglio gli alberi o l’illuminazione, o l’arredo urbano. Altre volte introduciamo degli elementi artistici o “objets trouve” per incanalare i flussi e creare il senso del luogo. Ad Ashford nel Kent, abbiamo posato una strana “noce arrugginita” in mezzo alla strada, che funge da misterioso rondò informale.

La noce arrugginita di Ashford

CNU: utilizzate una varietà di superfici per gestire le velocità e i comportamenti. Quale tipo di materiale funziona meglio in base alla vostra esperienza?

B H-B: proprio come in architettura i materiali utilizzati per la pavimentazione aiutano a indirizzare valori, priorità e intenzioni. La moderna progettazione urbana si è spesso limitata al semplice utilizzo di pochi tipi di asfalto o cemento. Benchè siano materiali eccellenti, noi spesso utilizziamo uno spettro più ampio di materiali come cubetti di porfido, acciotolato, lastre a seconda del tipo di edifici circostanti e che possono influenzare il comportamento attraverso stimoli visivi, uditivi e tattili. Le lastre spesso suggeriscono di moderare le velocità e possono essere utili per contrastare elementi più lineari della via. Ma utilizziamo anche altri accorgimenti come vernici, ghiaia vincolata – qualunque cosa possa ricordare una storia ricca. Ho il sogno di riuscire un giorno a creare una via intera con erba rinforzata – forse nel piovoso ovest d’Irlanda o Gran Bretagna…

CNU: avete mai imparato qualche cosa dal contatto con qualche comunità che non vi aspettavato e ha cambiato la vostra opinione?

B H-B: lavorare con i residenti di un quartiere ha SEMPRE questo effetto e contribuisce in modo determinante ai risultati. Non potremmo mai sperare di raccogliere da soli la profondità e la salute della conoscenza locale e di capire l’ambiente costruito, quindi ci affidiamo MOLTISSIMO all’ascolto, all’osservazione, alle domande. A Poynton, le abitudini dei non vedenti ci hanno aiutato a ripensare e ridefinire molti dettagli come la posizione dell’arredo, i materiali per la pavimentazione e la progettazione dei cordoli. Sono anche rimasto impressionato da quanta creatività e immaginazione possa scaturire dalle comunità locali una volta che si sentono in grado di influenzare e appropriarsi della strada.

CNU: ormai lei si è fatto la fama del guru dello shared space. Cos’altro le piacerebbe fare che pensa possa ridare vita alle città.

B H-B: Wow – una bella domanda! Mi servirebbe qualche altra vita, e potrei sentirmi soddisfatto! Ci sono due ambiti interrelati sui quali mi piacerebbe spendere più tempo. Il primo riguarda lo sviluppo di una progettazione spaziale e dinamica per persone con deficit della vista. Non sono un grande sostenitore delle soluzioni puramente tecnologiche, ma mi piacerebbe sperimentare di più le possibilità degli strumenti di orientamento che utilizzano l’elettronica e il laser. Abbiamo già queste tecnologie incorporate nei nostri telefoni e le automobili possono comunicare tra di loro attraverso simili  dispositivi. È un campo di ricerca e sviluppo estremamente importante per incoraggiare l’inclusività delle vie e delle città.

In secondo luogo mi piacerebbe lavorare su una migliore comprensione del RISCHIO, e sul concetto di sicurezza. Sono convinto che un approccio troppo semplicistico al rischio e alla sicurezza soffochi molte iniziative benefiche, dagli spazi gioco per i bambini alle cerimonie pubbliche. Ho quasi terminato un documento che inizia con le parole “più incidenti sono una bella cosa”. La comprensione del ruolo vitale del rischio nella creazione di città gradevoli e nell’arricchimento della vita è una materia sulla quale mi piacerebbe spendere più tempo. Si tratta di una cosa di una certa importanza in Nord America dove il timore del rischio e delle responsabilità legali può rappresentare un grosso ostacolo alla rivitalizzazione delle aree urbane. Forse possono bastare solo un paio di vite supplementari….

Articolo originale: Talking with Ben Hamilton-Baillie About “Shared Streets”

 

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