Volete più parcheggi? Attenti ai vostri desideri!

2014-04-25-090331_1376x732_scrotL’immagine qui di fianco riproduce l’area di un centro commerciale situato in una periferia urbana della nostra penisola. Ho evidenziato in rosso il costruito per sottolineare le dimensioni relative dello spazio “utile” (la superficie commerciale vera e propria) e dello spazio “parassita” (il parcheggio). Bè, parassita… mica tanto. Se non ci fosse quello spazio come ci arriverebbe la gente a fare la spesa? E poi i posti di lavoro? E l’economia? E il PIL?

Comincio con il far notare che il generoso spazio concesso al relax e quindi alla predisposizione alla spesa dell’automobilista è, in questa immagine di Google, ampiamente sottoutilizzato (cliccate sull’immagine per ingrandirla e apprezzarne i dettagli). Potrebbe essere una coincidenza, forse la foto è stata scattata alle sei di mattina del primo gennaio; forse sì, forse no, non lo sappiamo.

L’idea di riproporre l’immagine mi è venuta leggendo del  #BlackFridayParking exercise, un’iniziativa promossa dallo Strong Town Movement alla fine dello scorso novembre. L’importanza del tema del parcheggio durante il BlackFriday, giornata immediatamente successiva alla Festa del Ringraziamento, è data dal fatto che è tradizionalmente la giornata dedicata allo shopping da moltissimi cittadini USA.

L’iniziativa era volta a mettere in luce l’esagerata disponibilità di posti auto nelle aree commerciali suburbane degli Stati Uniti, facendosi beffe dei ridicoli requisiti minimi di posti auto: in fondo al post potete trovare una rassegna fotografica della vuota desolazione che si può riscontrare in un parcheggio suburbano anche durante il BlackFriday. Un avvertimento a tutti i paesi, tra cui anche il nostro, che prevedono quest’obbligo. Quando si parla di parcheggio, bisogna fare molta attenzione a quello che desideriamo realmente.

Se pensate che i centri commerciali vedano come un problema la necessità di riservare così tanto spazio a utilizzi assolutamente improduttivi, forse vi sbagliate. Anche se talvolta può capitare che il singolo esercizio commerciale abbia da ridire sulle pretese delle Amministrazioni Locali in proposito, in generale il requisito del numero minimo di posti auto rappresenta uno dei loro migliori vantaggi comparati. Infatti presenta il duplice effetto di aumentare i costi di partenza di eventuali concorrenti e di sbilanciare ulteriormente il mercato in favore di quelle tipologie di servizi che si rivolgono agli automobilisti (un segmento di clientela nel quale i centri commerciali prevalgono). È un circolo vizioso che si autoalimenta. Se siete a favore degli spostamenti in bici, a piedi, o con i mezzi pubblici, siete contro i requisiti minimi di parcheggio.

Il #BlackFridayParking è stato un esperimento scientifico? Naturalmente no.

È stato sicuramente qualcosa di suggestivo e dirompente ma potreste dire che non prova assolutamente niente. È facile supporre che gli entusiasti partecipanti fossero dei sostenitori delle riforme nelle politiche dei parcheggi e che siano andati a cercare le aree di parcheggio meno utilizzate, evitando di pubblicare le immagini dei parcheggi pieni. Però il sospetto che quello che viene mostrato non sia una rappresentazione così distorta della realtà è forte. Esattamente come la foto satellitare del nostro centro commerciale italiano.

Ci potrebbero però essere altre ragioni per spiegare quel vuoto. Forse molti degli spazi fotografati sono di pertinenza di esercizi che più di altri hanno subito la crisi. Questo spiegherebbe molte cose.

Se ciò fosse vero, sarebbe la conferma di un’altra tesi sostenuta dallo Strong Town Movement – la maggiore vulnerabilità economica delle attività collocate in mezzo a un oceano di parcheggi rispetto a quelle che si trovano in contesti urbani più tradizionali. Naturalmente anche questi ultimi possono andare incontro alla crisi. E molti centri urbani degli USA sono effettivamente in uno stato allarmante.

Eppure lo Strong Town Movement ha ripetutamente messo in evidenza che anche i centri storici più disastrati generano redditi ed entrate fiscali che eccedono di molto i profitti che ottengono anche i più prosperi centri commerciali suburbani. Lo sviluppo suburbano centrato sull’uso massiccio dell’automobile ha qualche cosa che non va.

In ogni caso le politiche di parcheggio si rivelano ancora una volta al centro di molti dei problemi dei tradizionali quartieri urbani. Per le piccole imprese, specialmente le startup, garantire un numero minimo di posti auto rappresenta un enorme e spesso insopportabile costo. Quando i posti richiesti sono eccessivi per i reali bisogni dell’azienda, rappresentano un utilizzo improduttivo di una risorsa scarsa. Se siete a favore del piccolo commercio, siete anche contro i requisiti minimi di parcheggio.

Charles Marohn, tra gli ispiratori del #BlackFridayParking sostiene che “se si vuole costruire una città forte e vitale, bisogna liberarsi dei requisiti minimi di parcheggio. Qualunque caos possa essere generato da questa decisione sarebbe comunque più salutare per la vostra città che sprecare ettari ed ettari di territorio per un utilizzo improduttivo giustificato da una parvenza di professionalità e tecnicismo.”

La necessità di garantire un numero minimo di posti auto è causa, nel migliore dei casi, di effetti negativi sulle pubbliche amministrazioni che intervengono con budget assolutamente stratosferici per la costruzione di parcheggi multipiano nei centri urbani e, nel peggiore, di stimolo allo sviluppo orizzontale di agglomerati che difficilmente si possono definire “urbani”.

Il parcheggio selvaggio può essere gestito attraverso una gestione della domanda che applichi tariffe di mercato all’uso dello spazio pubblico come parcheggio, se ne emerge la necessità. Invece convertire una piazza d’armi completamente vuota e collocata in un deserto suburbano potrebbe essere un’operazione molto più difficile.

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Liberamente tratto e adattato da Reinventing Parking

 

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