Nasce Dryfe, il p2p made in Italy.

61008_447497395379043_1876393293_n

Più volte abbiamo scritto del car sharing peer to peer, auspicando che anche in Italia potesse venire alla luce un servizio che consentisse ai comuni mortali di risparmiare qualche soldo e non essere costretti sempre e comunque alla condanna della proprietà di un’automobile.

È di febbraio la nascita della prima compagnia italiana nel settore della condivisione dell’auto tra privati, Dryfe (acronimo di DRive Your FuturE) ad opera di quattro giovanissimi professionisti, tutti under 30. Per il momento il servizio non è ancora attivo anche se Dryfe è già presente sul web con  un blog, un account facebook e uno twitter, che permettono alle persone interessate di rimanere aggiornate sugli sviluppi dell’iniziativa. Di seguito un’intervista a Jacopo Di Biase, uno dei fondatori della compagnia. Non ci resta che augurargli in bocca al lupo.

Prima di tutto una domanda pratica: che scadenze vi ponete per arrivare ad essere operativi e poter offrire realmente il servizio? Quali ostacoli dovete ancora superare?

L’ostacolo principale è rappresentato dalle trattative con le compagnie assicurative per la creazione del prodotto ad-hoc che ci consentirà di rendere sicuro il sistema e tranquilli gli utenti. Noi in realtà siamo pronti, siamo un po’ legati ai tempi delle compagnie quindi preferiamo essere cauti su questo punto, ma abbiamo diversi dialoghi aperti e siamo molto fiduciosi di riuscire a partire in breve tempo. La propensione degli italiani a condividere la propria auto invece non è assolutamente un ostacolo, abbiamo anzi riscontrato grande disponibilità.

Ho visto che avete allestito, oltre al sito che per il momento offre solo la possibilità di ricevere aggiornamenti sullo stato di avanzamento lavori tramite la raccolta di indirizzi mail, anche un blog e una pagina facebook. In questo modo riuscite a farvi conoscere e a crearvi un potenziale bacino di clientela. Potete rivelare quante persone hanno finora segnalato di apprezzare il vostro lavoro o lo considerate un dato sensibile da non rendere pubblico? E i vostri potenziali clienti sono concentrati in particolari zone del paese o sembrano essere distribuiti in modo completamente casuale?

Da quando abbiamo attivato i canali che ha citato abbiamo raccolto circa 3000 e-mail di persone interessate senza avere il servizio attivo e senza spendere un centesimo. Pensi a cosa succederà quando il servizio sarà attivo e inizieremo a spendere qualcosina per la promozione. Per adesso non abbiamo notato concentrazioni molto rilevanti, segno che l’interesse è diffuso in tutto il territorio.

Copertura assicurativa: è forse il principale nodo intorno al quale ruota la questione. Che atteggiamento avete trovato presso le compagnie assicurative? Di solito associano – erroneamente – il car sharing p2p al noleggio, che per loro è un campo estremamente rischioso. Siete riusciti a convincerle che la condivisione dell’auto tra privati cittadini presenta caratteristiche che la rendono un’attività potenzialmente molto più allettante?

Alcune compagnie si sono dimostrate molto rigide, felici dell’opportunità quanto un orso all’idea di partecipare ad un party! Ma non ci siamo certo arresi o scoraggiati e alla fine ne abbiamo trovate alcune che hanno capito in particolar modo due cose: anzitutto la loro grande opportunità di business; in secondo luogo che la sharing-economy e il consumo collaborativo sono modelli di consumo destinati a radicarsi profondamente nella nostra cultura: entrare in questi nuovi segmenti di mercato può fornire loro un grande vantaggio competitivo nel medio-lungo periodo. Attualmente stiamo lavorando con queste compagnie per creare il prodotto.

Le Amministrazioni Locali sono le prime ad essere interessate a una riduzione del parco auto circolante. Avete pensato a promuovere l’iniziativa invitandole a sollecitare i propri dipendenti a mettere a disposizione la propria auto parcheggiata fuori dall’ufficio? La stessa cosa si può fare con qualunque datore di lavoro di considerevoli dimensioni.

Inizialmente abbiamo intenzione di concentrarci su altri segmenti di utenti, ma arriveremo anche lì.

Come pensate di porvi nei confronti dei tradizionali servizi di car sharing? Ultimamente anche in Italia sono arrivate quelle che ormai sono delle multinazionali in grado di offrire una estrema flessibilità del servizio, cosa che il p2p non riuscirà mai a garantire vista la necessità – per il proprietario – di ritrovare il proprio mezzo dove lo ha lasciato nel momento in cui gli serve.

E’ un bene che queste aziende siano giunte nella Penisola. Dryfe non entra in competizione con il carsharing one-way, anzi è perfettamente complementare perchè le motivazioni di utilizzo dei due servizi sono estremamente diverse: il tempo medio di utilizzo di Enjoy e Car2go è di 26 minuti mentre le nostre condivisioni partiranno da un minimo di un’ora. Noi non intendiamo porci come antagonisti di nessuno, vogliamo anzi far fronte comune con gli altri players del settore per promuovere e diffondere i valori in cui crediamo e che ci motivano: aria più pulita, meno traffico, più parcheggi. In più aggiungiamo la fantastica possibilità di “tirar su” qualche soldo per azzerare il costo auto per i proprietari, con tutti i benefici del caso.

Esperienze maturate all’estero: Whipcar, una piccola startup britannica che nel giro di pochi anni era riuscita a mettere insieme una flotta di parecchie migliaia di vetture in tutto il paese, ha dovuto chiudere improvvisamente i battenti circa un anno fa. Al contrario Buzzcar, nata con il fondamentale contributo della statunitense Zipcar, che da anni offre servizi di carsharing in tutto il mondo, sembra prosperare. Come pensate di non ripetere gli errori di whipcar?

I fatti mostrano che la chiusura di Whipcar è un caso isolato, che può essere dovuto a moltissimi fattori: mancanza di capitali, cattiva strategia o gestione dell’impresa, errore nella scelta del timing ecc. Servizi analoghi prosperano in tutto il mondo e ci sono troppi dati che confermano all’unanimità che la sharing-economy è destinata a radicarsi nella cultura globale. Noi anzitutto abbiamo analizzato a fondo il mercato italiano e abbiamo riscontrato grande interesse per il servizio. il Timing è perfetto: attualmente in Italia è boom del carsharing. Infine cito la ricerca di Doxa sui servizi di sharing: è emerso che i due ostacoli maggiori all’utilizzo di un servizio di consumo collaborativo da parte degli italiani sono la scarsa conoscenza di tali iniziative e il bisogno di sicurezza (assicurazione nel nostro caso), piuttosto che la scarsa propensione. Ci concentreremo su questi punti.

###################

Il team Dryfe

IMG_3221Jacopo Di Biase (co-founder): 25 anni, di Milano, già collaboratore di Esselunga S.p.a. e laureato in Scienze Bancarie.

Jonathan Giardino (co-founder): 26 anni, di Milano, già direttore vendite presso Apple.

Andrea Lunelio: 30 anni, di Crema, esperto di sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche. Network Administrator e programmatore web.

Un pensiero su “Nasce Dryfe, il p2p made in Italy.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...