Mobilità, una questione di spazio.

2013-09-23-110921_336x244_scrotQuello che segue è il testo rivisto di un articolo che comparirà come editoriale sul mensile “Bergamo Sostenibile” di ottobre, un periodico freepress distribuito in 30mila copie.  Lo propongo come canovaccio per chiunque abbia la possibilità di scrivere sulla stampa locale della sua città. Presenta molti limiti, prima di tutti la superficialità a cui costringe l’avere a disposizione uno spazio limitato (3500 caratteri) e non infinito come quello della carta, per cui mancano degli aspetti e delle considerazioni che ritengo importanti ma che forse per un grande pubblico che deve avvicinarsi a queste tematiche non sono così fondamentali: in primis il ruolo dei finanziamenti pubblici ai trasporti collettivi e condivisi che le buone pratiche di congestion pricing e tariffazione della sosta non potranno mai sostituire e le problematiche di equità sociale che solleva l’applicazione di tariffe di mercato all’uso automobilistico dello spazio urbano; in seconda battuta i condizionamenti sulle scelte di mobilità conseguenti a una progettazione urbanistica dissennata.  Buona lettura.

Mulberry_Street_420pxL’immagine qui a fianco è la rappresentazione di una via della Little Italy newyorkese all’inizio del secolo scorso. È una testimonianza di come, fino a non molti decenni fa, le strade urbane non venissero affatto considerate pericolose: le persone camminano e stazionano al centro delle carreggiate, i bambini non sembrano avere alcun accompagnatore adulto, i mezzi di trasporto presentano velocità di circolazione ben lontane dal rappresentare un rischio per chi si trova nei loro paraggi.

blocco_traffico_roma_2010_original-2Oggi invece le vie urbane presentano molto più spesso una situazione meglio raffigurata dalla seconda fotografia. Per 70 anni siamo stati vittime – inizialmente inconsapevolmente complici – di un modello di mobilità che ci ha portato a considerare vie e piazze alla stregua di autostrade e parcheggi, perdendo di vista tutte le importantissime funzioni degli spazi pubblici– economiche,sociali, di sicurezza – garantite dalla banalissima presenza di esseri umani. Oggi, trovandoci per strada, ci sentiamo spesso ospiti sgraditi di uno spazio nel quale fino a non molto tempo fa si sviluppavano naturalmente quei legami e quelle relazioni che hanno caratterizzato per millenni la civiltà urbana.

Da qualche decennio però, il modello culturale che associava la mobilità all’uso e al possesso dell’automobile viene messo in discussione. Complici non solo le crisi petrolifere ma anche la consapevolezza che la resa incondizionata degli spazi urbani al mezzo che a priori sembrava poter garantire livelli di mobilità impensabili in precedenza si è tradotta non solo in esternalità pesantissime in termini di sicurezza e di segregazione delle “utenze deboli”, ma anche in un risultato che nega le premesse da cui partiva: le velocità medie di circolazione si situano in un range che varia dai 15 ai 20 km/h e le velocità minime spesso sono quelle di un pedone. E il dato non tiene conto dell’allungamento dei percorsi legato alla necessità di dover effettuare giri in tondo e di parcheggiare lontano dal punto di destinazione.

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 Anche il commercio probabilmente soffre di questa situazione: l’immagine sopra mostra il potenziale di spesa dell’utenza di uno spazio di fronte a un negozio a Melbourne nel caso di due utilizzi alternativi.

Appare chiaro allora che l’unico modo per uscire dall’impasse in cui ci troviamo è quello di ripensare l’uso degli spazi urbani, evitando di ridurli a semplici vasi comunicanti e vasche di decantazione del traffico automobilistico, ma considerandoli nella loro complessità. Per questo alcune amministrazioni particolarmente illuminate e coraggiose hanno iniziato a introdurre forme di pedaggio per l’accesso ad alcune aree particolarmente soggette a congestione (la più vicina a noi è Area C a Milano) utilizzandone i proventi per potenziare forme di mobilità alternative all’automobile che tra i mezzi di trasporto è quello per natura meno democratico e accessibile alle tasche delle fasce di popolazione meno abbienti. Anche le politiche di gestione della sosta andrebbero riviste in questo senso, introducendo tariffe che scoraggino davvero la sosta a bordo strada e che rivedano il dogma del parcheggio gratuito per i residenti.

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Solo liberando gli spazi urbani dalle automobili è possibile perseguire l’efficienza e la coordinazione tra diversi vettori di trasporto necessarie per ottenere quella continuità dell’esperienza di viaggio che ad oggi solo l’automobile riesce a garantire. Per questo lo storno di risorse dal “sistema automobile” al “sistema città” non può essere solo finanziario: è importante riuscire ad allocare porzioni sempre maggiori di spazi pubblici ad utilizzi diversi da quelli automobilistici , per definizione i meno efficienti in termini di potenzialità di spostamento. L’immagine qui sopra illustra lo spazio necessario a spostare 60 persone con tre mezzi di trasporto diversi. È evidente che gli spazi “liberati” dalle prime due alternative sono delle risorse importantissime per lo svolgersi della vita urbana fatta di relazioni di vicinato, di incontri in sicurezza con estranei, di fiorire di piccolo commercio.


 


		

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