Occhi aperti sul consumo collaborativo – II

2013-06-08-175756_409x181_scrotla prima parte di questo articolo è disponibile qui

Difficoltà crescenti

Questo approccio fai da te funziona bene nella maggior parte dei casi. Ma ogni tanto le cose possono non funzionare  e difatti non funzionano, e questo ha indotto molti siti di noleggio peer to peer a prendere delle contromisure per proteggere se stessi e i propri utenti. Airbnb ha subito un duro colpo di immagine a metà del 2011 quando una proprietaria ha trovato il proprio appartamento inzozzato e molti oggetti di valore spariti dopo un affitto. Dopo qualche gaffe sul versante delle pubbliche relazioni, Airbnb ha alla fine accettato di coprire tutti i costi, aggiungendo ai servizi o fferti una garanzia di 50mila dollari a copertura di evntuali danni ad arredamento e immobile. Quest’ultima è stata aumentata a un milione di dollari nel maggio del 2012 con il supporto di Lloyd assicurazioni. Airbnb ha anche migliorato il suo sito per permettere a proprietari e ospiti di sapere di più ognuno dell’altro in anticipo

Anche i servizi di car sharing P2P includono una polizza assicurativa nel contratto. mister Clark dice che ci sono voluti 18 mesi a Relay Rides per ottenere la firma di una compagnia assicurativa che garantisse la copertura di un milione di dollari per l’uso delle auto condivise. (Gran parte del 40% di commissione trattenuta da Rely Rides viene assorbita dai costi della polizza). Ma l’interrogativo sulla eventuale responsabilità dell’assicurazione “originale” del proprietario in caso di incidente rimane senza risposta. California, Oregon e Washington hanno legiferato chiaramente nel senso di una totale ed esclusiva responsabilità del servizio di car sharing, equiparando quest’ultimo all’effettivo proprietario del veicolo durante il periodo di utilizzo in condivisione. Queste leggi vietano anche alle compagnie assicurative di rigettare le polizze dei proprietari. Una compagnia, GEICO, ha riscritto le sue polizze nel 2012 per evitare di coprire incidenti di automobili utilizzate anche per l’utilizzo p2p negli stati dove questo è permesso.

Gli aspetti assicurativi sono solo un esempio di come i servizi p2p stiano incontrando ostacoli nella regolamentazione. In molti casi si trovano anche in conflitto su molte delle complesse regole che governano alcuni campi di attività. Per evitare queste difficoltà Lyft, SideCar e altri servizi di car pooling non stabiliscono a priori una tariffa per un dato spostamento e non gestiscono la transazione. I passeggeri sono invece invitati ad offrire all’autista una donazione “volontaria” – sapendo che se si rifiutano otterranno una recensione negativa, il che renderà loro più difficile trovare un passaggio in futuro.

Ma le autorità competenti non sembrano fare caso a queste sottili differenze. Nel novembre del 2012 la California Public Utilities Commission ha multato per 20mila dollari Lyft, SideCar e Uber per “operare come compagnie di trasporto passeggeri senza avere una copertura assicurativa per la responsabilità civile e per i danni alla proprietà” e per “utilizzare autisti senza assicurarli contro gli infortuni sul lavoro”. Le tre compagnia hanno presentato ricorso contro la multa sostenendo che dei regolamenti datati non possono venire applicati ai servizi p2p- In gennaio la città di San Francisco ha concesso a Lyft e Uber di continuare ad operare mentre mette a punto nuove regole, previste per luglio. Anche Uber è riuscita a non chiudere i suoi servizi a Washington, DC. Ma in molte altre città si trova di fronte a divieti, multe e ricorsi in tribunale.

Non sono solo i servizi relativi alle automobili che incontrano problemi legali. Anche quelli legati all’uso di abitazioni sono finiti al di fuori dei regolamenti che governano gli affitti temporanei nei quali il proprietario o l’inquilino non sono presenti. Molte città americane vietano affitti inferiori ai 30 giorni per proprietà che non hanno ottenuto una licenza dietro ispezione. Alcuni inquilini membri di Airbnb sono stati raggiunti da avvisi di sfratto dai proprietari per aver subaffittato il loro appartamento in violazione del contratto. Ad Amsterdam le autorità competenti sottolineano come chiunque voglia affittare una stanza o un’abitazione deve essere in possesso di regolare permesso ed osservare alcune regole. Hanno utilizzato il sito di Airbnb per registrare gli affitti illegali.

……

I pezzi grossi entrano in scena

Nel frattempo il modello p2p sta venendo sempre più adottato, almeno nel campo del car sharing, dall’industria dell’auto e dell’autonoleggio. GM Ventures,  il settore nuovi investimenti della più grande industria americana di automobili, è stata tra i finanziatori che hanno contribuito con 13 milioni di dollari all’avvio di RelayRides nel 2011. ZipCar, una compagnia di carsharing che ha il proprio parco macchine, ha investito 14 milioni di dollari in Wheelz, un car sharing p2p, nel 2012. ZipCar è stata a sua volta acquistata da Avis, una tradizionale compagnia di autonoleggio, nel gennaio del 2013 per 491 milioni di dollari. Avis ha così ora una partecipazione in Wheelz.

Oltre ad essere una dichiarazione di fiducia nel modello p2p,gli investimenti delle grandi compagnie nel settore evidenziano il fatto che per queste ha un senso lavorare a stretto contatto con queste rivali appena nate. Per esempio, dopo l’investimento di GM, RelayRides ha un accesso privilegiato al sistema di geolocalizzazione di GM OnStar, presente in 6 milioni di automobili americane. Il processo di iscrizione ai servizi di RelayRides è stato facilitato per gli utenti di OnStar le cui auto possono essere aperte e chiuse dagli utilizzatori grazie ad una applicazione per smartphone, eliminando così le necessità di accordarsi per consegnare e restituire le chiavi. GM spera che questo incoraggi più automobilisti a richiedere i servizi OnStar nella speranza che questo gli consenta qualche piccolo guadagno extra, dhe secondo RelayRides può arrivare intorno ai 715 $ al mese. Per Avis, frattanto, avere acquisito Zipcar e una quota di Wheelz comporta l’esposizione a un nuovo modello che minaccia il proprio business tradizionale.

Quello che oggi appare come un nuovo modello di rottura finirà molto probabilmente per mescolarsi con modelli più tradizionali e gestito da grandi compagnie, come è già spesso successo altre volte. Tim O’Reilly, della O’Reilly Media, un osservatorio dei trend di lungo periodo della Rete, dice che questo processo di consolidamento è inevitabile. “Quando si aprono nuovi mercati, appaiono spesso molto più democratici di quello che poi finiscono effettivamente per essere” dice. L’idea di affittare da una persona piuttosto che da un’anonima compagnia sopravviverà, anche se l’idealismo delle origini del consumo collaborativo scomparirà. Il fatto che le autorità pubbliche, il fisco e la grande industria comincino a interessarsi a un modello di industria che coinvolge milioni di persone dà la misura del suo valore e del suo potenziale di crescita.

II – Fine

Articolo originale: All eyes on the sharing economy, the economist.

Un pensiero su “Occhi aperti sul consumo collaborativo – II

  1. Coincidenza.. ho usato proprio airbnb per prenotare un appartamento a San Diego (California) in agosto, e devo dire che la funzionalità della piattaforma è semplicemente ottima. Chiara, precisa e completa.

    Off-topic a parte, concordo con la conclusione dell’articolo. E non la vedo come un male. Dal punto di vista degli utenti, si tratta pur sempre di una alternativa che consente di aumentare le scelte e diminuire i costi.

    E poi, anche gli idealisti saranno parecchio contenti (secondo me) di vedere che il sistema economico delle grandi compagnie acquisisce ed ingloba strumenti nati fuori da esse, a riprova della bontà di tali stessi strumenti.

    Rispondi

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