Stati generali della bicicletta e della Mobilità Nuova

Il 5 e 6 ottobre a Reggio Emilia ci sarà la manifestazione degli “Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità Nuova”. Che dire, è certamente un segnale positivo ed un appuntamento da non perdere (fisicamente o quantomeno virtualmente), per lavorare sulla mobilità sostenibile nelle nostre città.

All’appuntamento prenderanno parte importanti protagonisti nell’ambito della mobilità. L’iniziativa è promossa da Legambiente, Anci, Fiab e #salvaiciclisti, e verrà prodotto un libro di impegni per le amministrazioni di ogni livello, con tre tipi di azione: misure a breve periodo dal costo zero; misure a medio periodo dal costo lieve e misure a lungo periodo dal costo più alto. Sarà richiesto impegno per azioni concrete e vincolanti per ridurre l’inefficienza e i costi ambientali e sanitari che il traffico veicolare produce quotidianamente nei contesti urbani. Si rifletterà collegialmente per avanzare proposte concrete sui temi della normativa (modifiche al codice della strada, ecc.), dell’organizzazione della mobilità urbana (moderazione del traffico, zone 30, Ztl, Ztm), della governance (politiche nazionali, investimenti, incentivi/disincentivi), della cultura ed educazione alla mobilità sostenibile (formazione, informazione e comunicazione) e di reti ciclabili nazionali e locali.

Il 5 ottobre agli Stati Generali della Bici a Reggio Emilia ci sarà anche la nostra Associazione Nuova Mobilità con Luca Barbadoro.

***

Fin qui la notizia e la segnalazione. Ma è il caso di aggiungere una riflessione, e contestualizzare questo evento nel periodo che stiamo attraversando.

Intanto alcuni numeri:

  • L’indice di motorizzazione in Italia è il più alto d’Europa (abbiamo più auto di chiunque altro, in rapporto alla popolazione);
  • Le immatricolazioni di auto nuove sono in calo del 20% rispetto allo scorso anno;
  • Le percorrenze autostradali ed i consumi di carburante (grandezze strettamente correlate) sono in calo del 10% rispetto allo scorso anno;
  • Il trasporto pubblico locale, nonostante i forti tagli al servizio imposti dal precedente governo (e a malapena limitati da quello attuale), vede aumentare l’utenza.

Facile tirare le somme. Siamo stati per anni convinti a comprare e cambiare automobile sempre di più, e così abbiamo fatto, fino a saturare le nostre città di auto. Poi è arrivata la crisi economica, ed abbiamo drasticamente ridotto l’uso delle stesse (evidentemente, non così indispensabili). Ma gli spot televisivi delle auto costituiscono ancora la prima categoria pubblicitaria (ogni tre spot ce n’è uno che ci dice di comprare un’auto, non sto scherzando: provate a contarli!). Avete mai visto uno spot che invita a  comprare biciclette, andare sugli autobus o usare il car sharing?

Le case automobilistiche hanno prodotto e prosperato per anni, e goduto anche di incentivi per la rottamazione, cioè aiuti pubblici, cioè soldi delle nostre tasse. In altre parole, i governi hanno usato parte dei nostri soldi (che potevano essere usati, ad esempio, per migliorare il trasporto pubblico) per far calare il prezzo delle auto e dare un aiutino alle industrie automobilistiche. Perché non lo si fa per le biciclette, allora? Non si vede perché la tutela dei lavoratori nel settore automobilistico debba essere superiore a quella dei lavoratori del settore ciclistico (ad esempio). Non ci sono motivazioni tecniche: la scelta è puramente politica.

Altra considerazione: per anni i governi hanno (mal)trattato il trasporto pubblico locale (treni regionali, tram ed autobus) e le persone che lo usano come se si trattasse di una palla al piede, cambiando in modo schizofrenico la normativa più volte e impedendo una programmazione valida da parte degli operatori. Altro che incentivi. Risultato: oltre a far peggiorare il servizio anno dopo anno, si è data una mazzata anche alle industrie produttrici di autobus, fino a far sparire l’unica che in Italia li produceva (Irisbus, di proprietà FIAT, guarda caso…).

Non parliamo poi dei progetti infrastrutturali per i trasporti. Tunnel ferroviario Torino-Lione, ponte sullo Stretto di Messina, “gronda” autostradale di Genova, ecc. Progetti di difficile realizzazione, indebitamento certo (abbiamo forse bisogno di altri debiti?) ed utilità trasportistica molto dubbia. Decine di miliardi impegnati: sempre soldi nostri, sottratti a mille altre opere pubbliche davvero più “grandi”, se non altro in quanto ad importanza ed urgenza, anche se magari più piccole per spesa e dimensione.

In Italia dunque la politica dei trasporti e la politica industriale sono “molto da migliorare” (per usare una espressione gentile), e cittadini ed imprese (tranne forse una…) stanno pagando seriamente e da anni questo problema. La gente non vuole più auto, ma vuole ancora tanta, tanta mobilità. Ed in città questo significa sostanzialmente due cose: trasporto pubblico (tanto, e fatto bene!) e possibilità di muoversi in bici. Sono cose che costano? Certo che costano. E che non si dica che non ci sono soldi. Di denaro in Italia ne gira, e tanto, anche (e soprattutto) tra le mani delle amministrazioni pubbliche. E’ ora che lo si utilizzi per l’utilità dei cittadini, altro che le feste dei politici con la maschera da maiali (certo che le hanno davvero azzeccate…)

Ben vengano dunque gli Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità Nuova. E ben vengano i manifesti programmatici, le linee d’azione, gli impegni dei sindaci e perfino la costituzione delle lobby della bicicletta. Ce ne sono tante, di lobby, che ammorbano e impoveriscono da anni questo Paese. Scommettiamo che quella della bici invece ci migliorerà la vita?

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