Spazio pubblico, spazio privato, spazio sociale

Anni fa un nostro vecchio amico, il grande urbanista danese Jan Gehl, ci spronò a riflettere meglio sullo “spazio tra gli edifici”. Bello!

La maggior parte degli urbanisti e dei politici, quando pensano allo spazio, di solito limitano le loro categori alla contrapposizione tra spazi pubblici e spazi privati. Ma c’è una terza possibilità: lo spazio sociale, anche se ha le caratteristiche dello spazio “pubblico” in quanto accessibile liberamente a chiunque. Lo spazio sociale è tale però in quanto spazio pubblico che funziona facendo interagire socialmente le persone tra di loro. (Traditi dalla fretta – pubblicato l’8 giugno 2011)

di Eric Britton

Una veloce analisi del termine “sociale”, che può presentare diverse interpretazioni, ma in questo caso la definizione seguente è quella che preferiamo: “la predisposizione a vivere in compagnia degli altri piuttosto che in isolamento”. Per questo le persone sono, e devono esserlo se vogliono vivere insieme in pace ed armonia, esseri sociali.

Una consapevolezza dello spazio sociale favorisce il concetto di prossimità che, lo sappiamo fin troppo bene, rappresenta la chiave spaziale per sviluppo, comunità e vita sostenibili.

Questo stride fortemente con l’orientamento di molte delle politiche e delle pratiche dominanti nell’ultimo mezzo secolo, per le quali lo spazio rappresenta qualcosa da dimenticare il più in fretta possibile. Questo spiega naturalmente fenomeni come lo sprawl urbano e le infrastrutture al servizio della nostra dipendenza dalla velocità e dalle grandi distanze della quale – come sempre succede – non siamo nemmeno consapevoli di essere vittime, talmente naturale, “normale” essa appare.

Se pensiamo in questi termini abbiamo poche difficoltà a comprendere che un’ampia tangenziale urbana pensata per fornire un servizio al traffico veloce può essre uno “spazio pubblico”, ma sicuramente non è uno spazio sociale, almeno non in questi termini. Prendiamo un paio di esempi per chiarire meglio la cosa.

  • Eliminate dalle vie della vostra città dieci parcheggi per auto, lasciandone solo uno a disposizione di un’auto in car sharing e libererete il preziosissimo spazio rimanente per l’uso sociale. Voilà, spazio sociale moltiplicato per dieci.
  • Nello stesso modo se eliminiamo una corsia precedentemente riservata al traffico automobilistico per trasformarla in parte in corsia ciclabile e in parte in spazio pedonale, abbiamo convertito dello spazio pubblico in spazio sociale. Se poi riempiamo con dei ciclisti quella corsia abbiamo garantito la socialità di quello spazio.
  • Oppure quanto sostituiamo un posto auto su strada con una rastrelliera che permetta di parcheggiare in sicurezza dieci biciclette abbiamo ancora una volta creato un preziosissimo spazio sociale.
  • Se rallentiamo il traffico automobilistico a 30 km/h o meno in una certa zona o in una via, abbiamo di fatto creato dello spazio sociale, dato che una strada più lenta verrà utilizzata in modo diverso e più sicuro da un maggior numero di persone e tipologie di utenze.

Negli spazi sociali noi, i nostri figli, i nostri vicini, i nostri genitori anziani, i turisti e chiunque abbia solo voglia di perdere un po’ di tempo, possiamo camminare, andare in bici, sederci, giocare, fermarci a chiacchierare, mangiare qualcosa, fare domande ai passanti e più in generale vivere come esseri sociali piuttosto che come esseri isolati.

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