Traditi dalla fretta

Nel prenderci un’estate di meritato riposo approfittiamo per rimettere on line, con una frequenza di due o tre volte alle settimana, alcuni di quelli che la nostra redazione considera i migliori post pubblicati da questo modesto giornaletto on line: non necessariamente i più letti, ma quelli che a nostro insindacabile giudizio affrontano più da vicino i fondamentali di una nuova mobilità. Per cui, nel caso foste stati traditi dalla fretta o dall’ignoranza della nostra esistenza, potete rifarvi con le repliche che verranno pubblicate nelle prossime settimane.

E per restare in argomento, visto che nel campo di nostro interesse la fretta è traditrice fino alla tragedia, proponiamo questo elogio della lentezza a cura di Carlos F. Pardo e Eric Britton (5 settembre 2011).

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La lentezza nuovo paradigma della mobilità urbana

Quello che abbiamo messo a punto negli ultimi venti anni è un insieme di principi base che coprono diverse aree di competenza, ma non siamo ancora riusciti a riunirli in un unico pacchetto di politiche ben definite e convincenti. Pensiamo che queste possano cominciare dal… rallentare.

Sull’argomento si sono spese un bel po’ di presentazioni nell’ambito delle riflessioni su quello che è stato definito come “spazio sociale“, quello spazio che si differenzia sia dallo spazio pubblico che da quello privato, concetti finora utilizzati normalmente per definire gli spazi di una città. Questo nuovo modo di vedere le cose può contribuire molto a migliorare la nostra percezione dei problemi e dei trasporti.

Quello che segue è una sintesi della relazione di Carlos Felipe Pardo intitolata “The psychology of urban mobility”. La versione integrale della presentazione è disponibile qui.

VELOCITÀ, IMPATTO E PROBABILITÀ DI MORTE

Molti di noi hanno già visto questa curva in diverse occasioni. Ma per quanto possa esserci famigliare il messaggio terribile che trasmette, sembra completamente ignorata nel momento in cui si progettano i sistemi di mobilità urbana

Non ci potrebbe essere un argomento più convincente e incontestabile di questo per abbassare i limiti di velocità nelle nostre città. Il grafico spiega in maniera chiara e inequivocabile perchè ciascuna di queste tre soglie di velocità – 15, 30 e 50 km/h – devono essere rispettate e messe al centro delle politiche dei trasporti di ogni città del pianeta.

O si coglie il messaggio o non lo si coglie. Il diagramma spiega abbastanza da solo senza bisogno di spendere ulteriori parole.

Velocità e percezione

Questo aspetto è stato al centro della relazione di Carlos: tutto rimanda a come si percepisce la realtà-

Il disegno sottostante rappresenta il campo visivo di un automobilista che percorre una strada a 25 km/h: di fatto ha una visione totale dell’ambiente stradale e delle persone che vi si trovano. Molto bene.

Ma cosa succede al suo campo visivo quando accelera? Si restringe considerevolmente e pericolosamente all’aumentare della velocità.

Oops. E se pigiasse ancora sull’acceleratore per aumentare la sua velocità di “soli” cinque km/h?

Hmm. E altri 10 km/h? (Dopo tutto cosa sono? Solo 10 km/h.)

Una ricetta per il disastro. A maggior ragione se teniamo presente che quella raffigurata è una situazione ottimale per la sicurezza: i marciapiedi sono ben delineati e possono anche avere una colorazione diversa dalla carreggiata in modo da attirare meglio l’attenzione del conducente; sono leggermente sopraelevati; non ci sono auto in sosta a limitare ulteriormente il campo visivo. Ma tutti i pedoni che si trovano su questa strada sono potenziali vittime.

Mi sembra che Carlos sia abbastanza chiaro su questo argomento. O dobbiamo aspettare il coffee-break per trovare qualche altra “soluzione” meno “imbarazzante”?

“Spot” sulla velocità

Lo abbiamo già proposto più volte. Siamo sicuri che mai come in questo caso repetita iuvant. Preghiamo i nostri lettori di farne buon uso e di diffonderlo. “Solo 5 mph (8 km/h) oltre il limite di velocità e….”.

Per finire, qualche riflessione da Donald Appleyard.

È una terribile ironia il fatto che quest’uomo dotato di vista da falco – insieme a Lewis Mumford e Jane Jacobs era riuscito a capire quello che molti loro contemporanei non riuscivano nemmeno a percepire – sia stato ucciso da un’automobile. La vita sa essere crudele.

Nel suo ultimo e famosissimo schizzo ci mostra che, di fatto, noi gente comune non siamo così stupida e che di fatto modifichiamo i nostri comportamenti quando ci troviamo di fronte a delle nuove realtà (anche se questo non significa che ci piacciono).

Traffico leggero: 2000 veicoli al giorno; 3 amici per persona; 6.3 conoscenti. Traffico pesante: 16000 veicoli al giorno; 0.9 amici per persona; 3.1 conoscenti

Questo schizzo mostra quello che succede quando le autorità pubbliche hanno permesso degli incrementi di velocità su alcune strade che lui aveva osservato e analizzato personalmente. Il traffico leggero comporta una situazione nella quale si possono avere contatti con moltissime persone nel quartiere. Il traffico pesante, al contrario, non permette queste possibilità, ostacolando anche le visite alle persone che vivono sullo stesso lato della strada. L’aumento di velocità ha distrutto buona parte del senso di vicinato e dei contatti umani. È abbastanza facile da capire.

Conclusioni

Grazie a Carlos e alla sua presentazione davvero illuminante che sottolinea ed enfatizza ancora una volta il perchè del bisogno di ridurre i limiti di velocità sulle nostre strade.

Si tratta solo di scegliere. E tutto quello che abbiamo da fare è fare la scelta giusta.

– Eric Britton. World Streets. 12 July 2011

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Carlos Felipe Pardo è uno psicologo interessato ai trasporti, in modo particolare a qualunque strategia che contribuisca a ridurre la dipendenza dall’uso dell’auto e migliori l’accesso della popolazione a modalità di trasporto convenienti. Ha lavorato sul tema dei trasporti urbani in Asia e America Latina fin dal 2002. E’ direttore di Slow Research, è stato responsabile locale dell’Institute for Transportation & Development Policy (ITDP) in Colombia. Potete contattarlo su carlosfpardo@gmail.com

2 pensieri su “Traditi dalla fretta

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