Il parcheggio del nostro inconscio

Il disaccordo che si riscontra nel modo di intendere i parcheggi è molto profondo. Più profondo delle superficiali divergenze nelle scelte di gestione.

Infatti tutti noi possiamo pensare ai parcheggi in modi fondamentalmente diversi. Siamo inconsapevolmente portatori di alcune differenti analogie anche se non lo abbiamo ben chiaro nemmeno a noi stessi.

di Paul Barter

Ci sono almeno tre modi nei quali i parcheggi vengono inquadrati
1. “I posti auto sono un servizio di pertinenza di ogni edificio, come i suoi bagni”.

Molte persone tendono a vedere il parcheggio come un servizio integrato nella costruzione di ogni edificio, come le uscite di sicurezza, gli impianti idraulici o le toilettes. Partendo da questo presupposto diventa ovvio assicurarsi che ogni edificio sia dotato di posti auto sufficienti per evitare di indurre qualcuno a parcheggiare per strada. Il problema centrale che questo approccio vuole prevenire è quello del cosiddetto ‘spillover’. Come ho già scritto questo approccio è molto comune nella progettazione di aree suburbane. Sembra naturale in luoghi dove gli edifici sono posti a molta distanza uno dall’altro, come capita spesso nelle aree di periferia molto dipendenti dall’automobile.
2.  “Il parcheggio è un infrastruttura da destinare a un’area nel suo complesso, come i servizi di trasporto pubblico”.

Altri vedono il parcheggio come una ‘infrastruttura’ simile a quelle dedicate al trasporto pubblico locale come fermate, pensiline, corsie preferenziali e depositi. Si tratta quindi di infrastrutture destinate a un’intera comunità, non a un edificio specifico come nel caso della prospettiva precedente. Si adatta a quartieri pedonali nei quali è preferibile parcheggiare solo una volta e poi spostarsi a piedi. In questo caso lo ‘spillover’ non rappresenta una grande preoccupazione. Ma il parcheggio resta sempre un oggetto di pianificazione. Come con i servizi di trasporto pubblico l’offerta può venire sotto o sovrastimata rispetto alla domanda. E come il trasporto pubblico è spesso visto come uno strumento per raggiungere diversi obiettivi di politica urbana. Questa prospettiva tende a dare la responsabilità dei risultati alle amministrazioni pubbliche. Di solito questo genere di approccio viene indicato con il nome di ‘parking management’ e si riscontra molto spesso nelle zone urbane centrali, almeno nel mondo occidentale

3.  “Il parcheggio è un bene immobile con un suo valore e una sua rendita”

Un terzo punto di vista vede il parcheggio come un bene immobile o come uno dei possibili utilizzi di un bene immobile. Questa prospettiva discende da un approccio più orientato al mercato. Come la prospettiva precedente, si adatta anch’esso a quartieri pedonali e centrali. Spiegherò meglio questa analogia in un prossimo post.

Così abbiamo delle differenze di paradigma con persone diverse che vedono il parcheggio sotto diversi punti di vista.

Queste analogie naturalmente non sono perfette. Le analogie non lo sono mai. Troverete facilmente un sacco di obiezioni da fare. Tuttavia penso che possano essere utili. Sottolineano i contrasti tra diverse strutture mentali nell’approccio alle politiche di gestione del parcheggio. Sarebbe molto meglio se fossimo tutti più espliciti sul nostro modo di inquadrare il parcheggio.

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L’autore:
Paul Barter è assistente presso la Lee Kuan Yew School of Public Policy, National University of Singapore dove insegna politica delle infrastrutture, politica urbana, politica dei trasporti e introduzione alle politiche pubbliche. Ha al suo attivo pubblicazioni sulle politiche dei trasporti a Kuala Lumpur e Singapore. I suoi attuali interessi di ricercatore sono nell’innovazione del traffic management e nella regolamentazione del trasporto pubblico.

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