Il problema del traffico e dei suoi effetti. Intervista a Corrado Poli

Incontriamo Corrado Poli, studioso e ricercatore sociale esperto in politiche urbane e ambientali, autore di numerosi saggi e monografie. Ha recentemente pubblicato il libro Mobility and Environment – Humanists versus Engineers in Urban Policy and Professional Education. Parliamo con lui di mobilità, ambiente e dei problemi delle città. (da Marcodemitri.it)

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In tutta Europa, quanto nel resto del mondo, sono ormai da tempo chiari i problemi derivanti da un eccessivo uso dell’auto privata nelle città (inquinamento, congestione, incidenti, ecc.) e la conseguente necessità di un cambiamento nel modo di muoverci. Sono ugualmente note da tempo anche le tante misure che si possono prendere per risolvere il problema. Eppure gli interventi messi in atto risultano spesso poco incisivi… Dove sta il problema?

Chiaramente va ridotto il numero di vetture circolanti. Le auto non inquinano solo quando marciano, ma anche stando ferme: infatti occupano spazio, e si deve sempre pensare al loro smaltimento quando saranno vecchie. Ma anche il trasporto pubblico ha elevati impatti ambientali che non vanno sottovalutati. Io credo che sia necessario studiare politiche urbane basate sul contenimento della necessità di muoversi e non più sulla crescita indefinita di una mobilità esagerata, folle e sprecona. Viaggiare deve e può essere un piacere – anche in auto eventualmente – ma non possiamo identificare il progresso come lo spreco di costringere milioni di persone a spostarsi quotidianamente su percorsi sempre più lunghi. L’idea di costringere la gente a muoversi continuamente è vecchia, soprattutto nell’era delle telecomunicazioni. Viene tenuta in vita solo perché ci sono lobby che su questo – auto private, ma anche infrastrutture di trasporto pubblico – hanno creato un sistema economico difficile da sradicare e cambiare. Con la gradualità adeguata è però necessario affrontare i problemi in modo radicalmente nuovo. Proseguendo sulla strada attuale non si arriva da nessuna parte.

La situazione di numerose città è problematica da molti punti di vista: il traffico e la congestione sono forse solo un sintomo di un problema più complesso, che ha tra i suoi effetti anche i danni all’ambiente, lo spreco di risorse, ecc. Evidentemente non si tratta solo di una questione “ingegneristica”, ma che investe anche altri aspetti (sociali, culturali, ecc.). Approfondiamo insieme questo punto.

Gli esseri umani non sono molecole di fluido: si muovono nell’una o nell’altra direzione, con l’uno o l’altro mezzo e infine nel momento in cui decidono perché fanno delle scelte. Occorre rendere disponibili quante più scelte possibili a una società che è sempre più variegata e non è più costituita da una massa con le stesse preferenze. Va da sé, quindi, che un esame dei comportamenti e delle preferenze dei cittadini consumatori di mobilità potrebbe facilitare l’offerta di soluzioni alternative al movimento attuale e agli attuali piani del traffico.

Per affrontare i temi ambientali, economici e sociali di questo difficile periodo si parla e si pensa in termini di “sviluppo sostenibile”, sottintendendo quindi (giustamente) che al momento questa sostenibilità non esiste. Ma al di là della questione “sostenibilità”, cosa possiamo dire riguardo al concetto di “sviluppo” ed alle teorie che vi ruotano intorno?

La parola “sostenibile” non fa parte del mio vocabolario: è un concetto vuoto e abusato come ho scritto nel mio libro. Lo sviluppo non ha bisogno di aggettivi perché è buono di per sé. E se vogliamo sviluppo vero dobbiamo pensare a un progresso che risponda alle esigenze dei cittadini di oggi, non a quelli di ieri (i quali pensavano che la materialità della crescita fosse l’unico obiettivo valido). Siamo un popolo ricco ed evoluto: i beni superiori che generano lo sviluppo futuro non possono che essere legati a una migliore qualità della vita, della salute e a un impegno morale nel rispetto della natura e dell’ambiente.

Esistono comunque in giro per il mondo esempi innovativi e buone pratiche. Quali sono le esperienze più significative in merito? E cosa possiamo dire riguardo alle città italiane?

Esistono numerosi esempi ormai di buone pratiche in tutto il mondo e anche in Italia. Ho visitato decine di centri europei e americani dove sono state introdotte interessanti tecnologie: ci sono le comunità de-motorizzate, esempi efficienti di trasporto pubblico, tecnologie per auto non inquinanti, ecc. Ma non mi sono mai entusiasmato troppo: non credo che il problema siano le singole tecniche applicate qua e là. Piuttosto va sviluppata una nuova tecnologia e vanno create le condizioni politiche e ideologiche perché venga concesso spazio a modelli di organizzazione urbana alternativa a prescindere dalla mobilità e dal trasporto. Si tratta di una cruciale questione democratica e politica: rispondere alla domanda crescente di tutela della salute e di potere vivere secondo modelli diversi da quelli standard da parte di una quota crescente delle popolazioni occidentali.

Ecco infine lo spazio a tua completa disposizione, dove riportare i tuoi auspici e tue le esortazioni da rivolgere a chi vuoi.

Mi verrebbe voglia di dire semplicemente: leggete il mio libro su ambiente e mobilità. Potrete condividere o meno le mie proposte, ma per lo meno apro a un’impostazione diversa e inedita. Soprattutto, l’ho scritto con passione civile dopo anni di lavoro da ambo i lati dell’Atlantico in qualità di studioso, consulente e come rappresentante politico. Oggi, più che di pianificazione, si deve parlare di innovazione e creatività. Le burocrazie e i governi dovrebbero riuscire a elaborare nuove idee e introdurre il mutamento. Nei paesi più competitivi questo già si fa. In Italia scontiamo un grave ritardo e continuiamo a credere che un ulteriore aumento dell’offerta di trasporto sia la soluzione a tutte le disfunzioni urbane. Io non lo credo e lo spiego nel mio libro.

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Corrado Poli è consulente, opinionista e autore di numerosi saggi su politiche urbane e ambientali. Insegna alla Libera Università IULM di Milano dove sta progettando un corso di Master in politiche urbane. Dal 2004 al 2011 ha insegnato “Economia ed etica dell’ambiente” all’Università di Bergamo e coordinato il “Laboratorio di Comunicazione Ambientale”. Dal 2008 al 2011 è stato Presidente della International Urban Fellows Association presso l’Institute for Policy Studies della Johns Hopkins University di Baltimora (U.S.A.) con cui collabora dal 1979. Ha diretto e presieduto Enti pubblici e privati in Italia e all’estero ed è membro di Comitati scientifici e di redazione. Ha insegnato in Università straniere e italiane, tra cui recentemente la Johns Hopkins University, la Northern Arizona University e la Queensland University of Technology di Brisbane (Australia).

Un pensiero su “Il problema del traffico e dei suoi effetti. Intervista a Corrado Poli

  1. condivido. Quando la razionalità sposa lo sviluppo si genera progresso. Quindi benessere che e’ il desiderio su cui convergono le società moderne in modo trasversale, per cultura razza e fede. Il benessere dovrebbe già essere -o presto diventare- bandiera di pace.

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