Bambini e nuova mobilità

Come spesso diciamo in questo quotidiano on line, nel campo della mobilità urbana – come in tutti quelli che riguardano abitudini e costumi – l’esempio è fondamentale. Per questo cerchiamo di ricordare a chiunque ricopra incarichi di responsabilità in questo campo l’importanza di praticare nel quotidiano scelte e abitudini coerenti con il messaggio che cercano di diffondere. Questo non vale solo per amministratori, politici e decision makers ma per chiunque si pone in una posizione di responsabilità nei confronti di qualcun altro, come è la posizione dell’adulto nei confronti del bambino. Andrea Colaiacomo ci porta qualche riflessione in merito.

Sempre più spesso si sente parlare di mobilità sostenibile, dei metodi e delle azioni da condurre per una sua sempre più ampia applicazione. Spesso, purtroppo, si confonde la mobilità sostenibile con la riduzione dell’inquinamento che è sicuramente una componente fondamentale, ma certamente non l’unica. La sostenibilità, infatti, dovrebbe abbracciare anche altri aspetti, come ad esempio il comfort cittadino, la vivibilità dei quartieri etc.

Sicuramente una modifica dei motori (elettrico, metano, etc.) porta vantaggi dal punto di vista della sostenibilità ambientale, ma lascia completamente inalterati tutti gli altri aspetti (congestione, vivibilità, sicurezza degli altri utenti).
A questo punto entra in gioco un fattore importante, forse fondamentale: la cultura. Ovviamente non intesa come istruzione accademica, ma come modo di fare. Oggi in Italia la macchina (ahimè il SUV) è uno status symbol ed ha perso la caratteristica di mezzo di trasporto sostituibile; oltre a ciò in moltissime regioni i mezzi alternativi non sono solo ignorati ma perfino denigrati.

Quindi se il problema del traffico non è solo un problema tecnico, ma bensì un problema culturale, allora si dovrebbe intervenire anche sulle generazioni in formazione. A questo proposito porto un esempio e alcune considerazioni.
Qualche giorno fa mi è capitato di assistere ad una scena inusuale e a mio avviso bellissima: una scolaresca di bambini delle elementari è salita sul treno tra esclamazioni come “ohh, che bello!, guarda come è lungo!” (e pensare che era un treno vecchissimo e “maledetto” dai pendolari). Il viaggio è stato accompagnato dalle loro voci educate e controllate da maestri eccellenti.

A questo punto non ho potuto fare a meno di pensare che i bambini non hanno alcun problema a spostarsi con mezzi collettivi, a piedi etc. Anzi lo trovano stimolante! Nei diversi anni da educatore mi sono reso conto che i bambini e i ragazzi sono estremamente aperti alle nuove esperienze, non hanno pregiudizi e anzi hanno voglia ed energia da spendere, sicuramente non restando seduti in auto.

In effetti i bambini non hanno (ancora) problemi di status symbol, quindi se si riuscisse a mantenere questa impostazione anche da adolescenti e da adulti evitando l’uso esasperato di motorini e macchine, si potrebbero ottenere ottimi risultati. Peccato però che la formazione di quei bambini passi per le mani degli adulti, genitori, insegnati, politici, che non gli consentono di fare quelle esperienze che loro tanto apprezzano. A volte si organizzano manifestazioni ed eventi dal grande impatto mediatico che però non sono accompagnate da azioni quotidiane e durature.

Ovviamente esistono località, amministrazioni ed educatori virtuosi, ma ancora oggi la maggioranza è impermeabile al cambiamento culturale richiesto; è responsabilità degli adulti già sensibili rimboccarsi le maniche e lavorare per una sempre maggiore diffusione della mobilità sostenibile.

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Andrea Colaiacomo è ingegnere gestionale dedicato alla progettazione e pianificazione dei sistemi dei trasporti fin dalla laurea (2007). Dal 2011 ha avviato un proprio studio di ingegneria sempre legato alle tematiche della mobilità e sicurezza stradale. È socio dell’associazione “Nuova Mobilità”. È referente dei soci aderenti del Lazio nell’associazione “AIIT”.

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