Il ciclista invisibile: la giustizia nei trasporti – II

Attraverso una serie di conversazioni abbiamo approfondito questo apparente enigma. Da un lato, una nuova cultura ciclistica sta finalmente fiorendo in Nord America. Le grandi città stanno facendo a gara per vedere chi riesce ad aggiungere più spazi ciclabili nel minor tempo possibile. Ma questo boom ciclistico è guidato da segmenti di popolazione relativamente ristretti all’interno dei quali individui con un certo livello di reddito, e la possibilità di scegliere una bicicletta invece di un’automobile o altre modalità di trasporto, stanno trasformando quello che in precedenza era “solo” un utile attrezzo in una celebrazione del design, dello stile e della semplicità. Ma questo movimento trascura i ciclisti invisibili, quelli per i quali la bicicletta non è una scelta ma una necessità.

[Nota: il concetto di “ciclista invisibile” è stato coniato da Dan Koeppel nel 2006 in un articolo pubblicato da Bicycling Magazine dal titolo “Invisible Riders“]

D’altra parte, il movimento per la giustizia nei trasporti in USA richiama la questione del finanziamento governativo a modalità di spostamento che tendono a favorire principalmente pendolari bianchi e benestanti e si batte per ottenere migliori condizioni dei trasporti pubblici e vie più sicure per i poveri e la gente di colore. In molti i ciclisti invisibili sono tra i membri delle organizzazioni che si occupano di giustizia nei trasporti, ma solo nella misura in cui sono persone povere di colore. Come ciclisti, restano spesso invisibili.

Perchè non c’è un maggiore dialogo tra questi due movimenti? Un movimento più allargato ed inclusivo sarebbe più robusto, avrebbe più risorse a disposizione, più potere e conseguirebbe maggiori risultati per tutti i ciclisti.  Il movimento ambientalista a suo tempo perse completamente il treno così anche i rapporti tra questo e i nuovi movimenti per la giustizia nei trasporti sono abbastanza difficili.

Speriamo che la creazione di uno spazio di dialogo tra tutto coloro che si occupano della promozione del ciclismo, della giustizia nei trasporti e di altre aree di interesse a queste attinenti possa contribuire a farci superare questa divisione.

Così vi presentiamo Invisible Cyclist, che esplora i possibili punti di contatto tra il mondo dei ciclisti e quelli per la giustizia ambientale e dei trasporti. Attraverso questo blog speriamo di riuscire a identificare un terreno e degli obiettivi comuni intorno ai quali i due movimenti possano costruire una collaborazione reciprocamente vantaggiosa.

Anche se gestito da due accademici, Invisible Cyclist non sarà assolutamente un esercizio accademico. Steve Zavetoski è un ciclista di lungo corso, pendolare in bicicletta e attivista, mentre Julian è un cittadino senz’auto e da lungo tempo impegnato nella difesa delle “giuste sostenibilità“.  Entrambi sono appassionati e impegnati nel rendere appetibile una società più equa e sostenibile che “assicuri a tutti una migliore qualità della vita, oggi e in futuro, in modo giusto ed equo, riuscendo a vivere all’interno dei limiti dei nostri ecosistemi”.

II – Fine

Articolo originale: The Invisible Cyclist: Transportation Justice

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Gli autori:

Julian Agyeman:
Julian è un pedone che vive senz’auto, Docenteal  Department of Urban and Environmental Policy and Planning(UEP) della  Tufts University, Medford-Boston, MA, è tra i fondatori del Local Environment: The International Journal of Justice and Sustainability. “La mia esperienza e i miei attuali interessi di ricercatore esplorano criticamente gli aspetti delle complesse e intrecciate relazioni tra gli uomini e l’ambiente, sia che siano mediate dalle istituzioni che da movimenti sociali, e gli effetti di queste sulle politiche di pianificazione pubblica e sui loro risultati, con particolare attenzione alle tematiche della giustizia e dell’equità sociale”.

Steve Zavestoski

Professore associato presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di San Francisco. Laureato a Notre Dame e alla Washington State University insegna Sociologia Ambientale. Le sue ricerche si sono occupate di movimenti sociali, sociologia della salute e della malattia e di sociologia ambientale. Attualmente il suo interesse è rivolto alle strategie che utilizzano le persone malate per dimostrare che le loro condizioni sono causate da contaminazioni ambientali. Il suo lavoro si occupa anche di come i cittadini si coinvolgono nei processi scientifici e politici per indirizzare i programmi di ricerca e i progetti politici.

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