Area C: un bilancio provvisorio e una riflessione sempre valida

Ad un mese dalla sua introduzione si cominciano a fare i primi, provvisori e sicuramente ancora in fase di stabilizzazione, bilanci sui suoi risultati. Di fronte a una riduzione dei flussi di traffico improvvisa quanto inaspettata anche dai più convinti sostenitori di Area C si registrano enormi risparmi in termini di disagi e sofferenze sul fronte dell’incidentalità (- 51%) che da soli sarebbero più che sufficienti non solo a giustificare Area C ma ad auspicarne un suo allargamento in tempi rapidi, come richiesto dal referendum che ha portato a questa rivoluzione della mobilità milanese.

Ma Area C da sola, anche se rappresenta un primo importantissimo passo, non è un provvedimento sufficiente a convincere i milanesi a spostarsi in modo più sano, equo, efficiente ed economico se non viene accompagnata da altre misure che in parte sono già state prese e che riguardano l’organizzazione del territorio e del trasporto pubblico locale. Per quanto riguarda quest’ultimo ASSTRA riporta come la politica delle tariffazioni adottata lo scorso autunno che ha visto un deciso aumento dei biglietti di corsa singola lasciando inalterati i costi degli abbonamenti annuali e mensili abbia  dato frutti insperati, probabilmente anche aiutata dalla ormai certa introduzione del pedaggio automobilistico.

Già oggi secondo l’assessore alla mobilità Maran le linee 1 e 2 delle metropolitane milanesi nelle ore di punta viaggiano a massimo regime e ASSTRA registra un incremento delle velocità dei mezzi di superficie pari al 15% nell’area soggetta a pedaggio, mentre è rimasta invariata fuori di essa, segno che probabilmente uno degli spettri agitati alla vigilia di Area C, il caos viabilistico al di fuori dell’area, non si è verificato.

Un altro aspetto – anche questo toccato dai referendum milanesi della primavera scorsa – importantissimo e sul quale bisognerà cominciare a ragionare è quello di una diversa organizzazione degli spazi . Spesso in questi dibattiti ci si concentra unicamente sulla funzione trasportistica degli spazi urbani dimenticandosi che, se un sistema di mobilità vuole essere veramente sostenibile, deve poter consentire alle altre funzioni della vita pubblica di una città di potersi espletare in modo soddisfacente garantendo loro un adeguato spazio nel quale svolgersi: questa oggi è una possibilità più a portata di mano, a patto di non dimenticarsi della multifunzionalità che caratterizza ogni spazio urbano. Di seguito un’interessante riflessione di Matteo Colleoni, sociologo dell’Unviversità Bicocca, che richiama l’attenzione anche su questo importantissimo aspetto della questione.


Un pensiero su “Area C: un bilancio provvisorio e una riflessione sempre valida

  1. I primi risultati dell’attivazione dell’area C sono molto positivi. Calano il traffico, la congestione, l’inquinamento e gli incidenti, aumenta l’uso dei mezzi collettivi.

    Occorre dare atto allo staff del Comune di avere avuto coraggio: i risultati confermano che la scelta fatta è giusta, e deve essere difesa, consolidata e potenziata.

    Che sia di esempio anche per altre città! Senza dimenticare però che le politiche di tariffazione o divieto sulla circolazione dei veicoli privati devono (!) necessariamente essere accompagnate da un potenziamento del trasporto pubblico, altrimenti le misure di congestion charge vengono percepite solo come ingiuste tasse aggiuntive, e non come uno strumento per potenziare l’organizzazione di una città.

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