Per un movimento dello slow transport

Da Bogotà Carlos Felipe Pardo promuove l’idea di allargare il concetto di lentezza, già molto popolare in ambito culinario (slow food), al settore dei trasporti, sottolineando l’importanza che hanno avuto le nostre percezioni della velocità nel processo che nel secolo scorso ha portato le nostre città a organizzarsi in un modo così inefficiente, iniquo, pericoloso e insalubre.

Pensavo che, dato che il concetto di lentezza è ormai in giro da un po’, anche se applicato a termini come l’alimentazione (slowfood) o più in generale agli ambienti urbani (cittaslow), si potrebbe pensare di utilizzarlo anche all’ambito dei trasporti… cioè si potrebbe coniare il termine “slow transport” o “slower transport”. Riporto alcuni appunti che potrebbero ispirare idee in questa direzione:  da dove arriva il concetto, come e perchè potremmo applicarlo, alcuni possibili ostacoli e problemi. Sarò quanto più conciso possibile, dato che potrei scrivere per anni in proposito. Mia preoccupazione principale è quella di sviluppare un altra modalità di promozione e sviluppo della mobilità sostenibile. E la mia maggior paura è quella che potremmo solo generare un ulteriore definizione vuota inerente alla mobilità urbana (ne abbiamo già a sufficienza).

Unicycles

In breve, il messaggio – implicito in molte altre discussioni inerenti la mobilità, la progettazione e l’uso del territorio nelle città – è che velocità più alte possono causare il bisogno di percorrere distanze più lunghe e di conseguenza una maggiore separazione tra luoghi di vita e luoghi di lavoro o di studio, contribuendo così all’accentuazione del fenomeno dello sprawl urbano (fin qui niente di nuovo). Quello che può essere più interessante è che tutto questo induce un maggior consumo di energia, un aumento delle emissioni e una minore qualità della vita. Ancor più interessante sarebbe trovare soluzioni poggianti sul concetto di velocità.

Cos’è la “lentezza”.

“Slow” è un concetto che risale agli anni ottanta quando in Italia nacque un movimento che si opponeva alla diffusione dei fast food nei centri urbani (come protesta la gente si sedeva alle entrate dei McDonalds mangiando pastasciutta). In seguito questo concetto si allargò ad altri ambiti e oggi è fatto proprio anche dal movimento “Città Slow” e più in generale da tutti coloro che promuovono lo “slow living” (vivere lento). Il concetto di lentezza è anche correlato alla ricerca della semplicità. In questo ambito il movimento che più può avere a che fare con i trasporti è Città Slow, ma questo non ha mai approfondito molto l’argomento, al di là di generiche prese di posizione ostili all’automobile.

Perchè:

Seguendo un approccio piuttosto semplicistico proprio della fisica classica e della relatività potremmo dire quanto segue:

  • Il tempo è (o potrebbe essere) in una quarta dimensione, o quanto meno è variabile all’interno di una quarta dimensione, a differenza delle tre usuali dimensioni spaziali che siamo abituati a concepire. Naturalmente questa dimensione è significativa solo a velocità prossime a quelle della luce.
  • La distanza percorsa in un certo arco di tempo è determinata dalla velocità secondo la formula d = v x t
  • Il tempo è determinato dalla velocità: specialmente a velocità prossime a quelle della luce è variabile al punto che raggiunge una variabilità nulla alla velocità della luce (il paradosso dei gemelli mostra chiaramente questo concetto).

In termini più pratici non possiamo aspettarci di risolvere i problemi dei trasporti, delle distanze percorse dei tempi di viaggio e di tutti gli aspetti relativi alla mobilità se non prendiamo in considerazione in modo più esplicito la velocità (non solo per quanto riguarda la sicurezza).

Per rendere tutto più complesso, siamo stati vittime di un processo di “desensibilizzazione alla velocità”: nel XIX secolo i treni che andavano a 20 km/h erano “eccessivamente veloci” e la gente era spaventata dall’idea di andare in bicicletta perchè pensavano che avrebbero sofferto della sindrome della “bicycle face” (la faccia sarebbe andata incontro a deformazioni a causa dell’alta velocità del veicolo). Le persone non volevano utilizzare i treni perchè sentivano che non potevano avvertire lo spostamento e percepire gli ambienti attraversati. Oggi i limiti di velocità di 30 km/h sono difficili (o impossibili) da adottare e le biciclette e i treni a vapore sono i mezzi di trasporto più lenti che uno può immaginare. Per questo non percepiamo l’impressionante accelerazione delle nostre vite quotidiane. L’idea di velocità come bellezza è perfettamente illustrata da Marinetti nel suo Manifesto Futurista del 1909

Possiamo così rielaborare l’idea iniziale: nei trasporti e nell’uso del territorio, velocità più alte generano distanze più grandi, che a loro volta generano la tendenza, l’idea o la scelta di vivere più lontano dal posto di lavoro, di studio e di ogni altra cosa. Questo ha normalmente prodotto come conseguenza il fenomeno dello sprawl urbano e quindi maggiori consumi energetici e maggiori emissioni inquinanti. La maggior parte di queste cose è risaputa, ma il tema della velocità come fattore  determinante questo processo è normalmente trascurato e la sua importanza sottovalutata.

In conclusione, dobbiamo andare più piano di quanto andiamo oggi. Questo non significa che dobbiamo vietare le autostrade o smettere di utilizzare treni ad alta velocità, significa solo che dobbiamo essere consapevoli delle conseguenze delle velocità della nostra vita quotidiana, e cominciare a pensare a delle soluzioni. Non si tratta di andare piano, ma piuttosto di spostarsi a una velocità adeguata per poter percepire i dettagli delle nostre vite.

The irony...

Come applicarla

L’applicazione della lentezza potrebbe basarsi su quanto segue (niente di particolarmente nuovo):

  • Adozione di velocità e limiti di velocità più bassi (l’Unione Europea ha compiuto un importante passo in questa direzione nell’ottobre del 2011).
  • maggior controllo sul rispetto dei limiti
  • promozione dell’uso della bici e degli spostamenti a piedi per spostamenti relativamente brevi (fino a 8km per le biciclette e fino a 3 km per i pedoni).
  • Produzione di automobili più lente (sorrido mentre scrivo questo, dato che l’attuale velocità massima di alcuni modelli è intorno ai 280 km/h)
  • Produzione di motociclette più lente… o forse bici elettriche con limitatori di velocità
  • Sviluppo di politiche del territorio che facilitino questi cambiamenti attraverso l’utilizzo promiscuo del territorio e strumenti che riducano il fenomeno della gentrificazione

La maggior parte di queste misure non hanno niente di innovativo, ma se fossero adottate su larga scala potremmo avere i seguenti risultati: velocità più basse = minori distanze percorse = avvicinamento dei luoghi di lavoro, studio, abitazione etc  = densità abitative più adeguate = minor consumo di energia = minori emissioni… miglioramento della qualità della vita. Ok, possono non essere conseguenze dirette ed immediate ma potrebbe essere un buon primo passo in questa direzione.

Guangzhou - yay

Problemi:

I problemi nell’applicazione di questo concetto potrebbero essere i seguenti:

  • applicazione: come succede con tutte le misure di mobilità sostenibile potrebbe non essere così facile applicarlo a causa della resistenza della maggior parte (se non di tutti) dei responsabili della mobilità urbana e per questo particolare caso di molti cittadini e di molti “tossici della velocità”;
  • fraintendimenti: molti potrebbero non capire il concetto e pensare che si tratti solo di stare fermi o di facilitare la congestione (dato che anche la congestione potrebbe essere vista come una misura ispirata alla “velocità lenta”. Gli estremi non sono mai utili. Di nuovo, si tratta di trovare la velocità adeguata piuttosto che semplicemente andare piano;
  • rischio di eccessive semplificazioni: sul lato opposto ci potrebbero essere persone che pensano che dobbiamo vietare qualunque cosa vada a più di 30 km/h e confiscare tutte le automobili. Nemmeno questo sarebbe molto utile;
  • Trasporto pubblico: questo significa che metropolitane, tram, Bus Rapid Transit etc) non dovrebbero essere favoriti? Non direi, anche se nel concetto di Bus Rapid Transit c’è il concetto di “rapido”. Un simpatico esempio potrebbe essere l’Eje Ambiental di Bogotà, dove gli autobus non possono procedere a velocità superiori ai 13 km/h a causa dell’interazione con i pedoni lungo questo corridoio.

http://en.wikipedia.org/wiki/Slowth

Articolo originale: On Slow(er) Transport?

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L’autore

Carlos Felipe Pardo è uno psicologo interessato ai trasporti, in modo particolare a qualunque strategia che contribuisca a ridurre la dipendenza dall’uso dell’auto e migliori l’accesso della popolazione a modalità di trasporto convenienti. Ha lavorato sul tema dei trasporti urbani in Asia e America Latina fin dal 2002. E’ direttore di Slow Research, è stato responsabile locale dell’Institute for Transportation & Development Policy (ITDP) in Colombia. Potete contattarlo su carlosfpardo@gmail.com

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