Area C: fuori dal blind spot.

E’ partita ieri, tra polemiche, entusiasmi e più frequenti attendismi, la nuova congestion charge milanese. Anche se è presto per fare dei bilanci, come era da prevedere gli ingressi di auto al centro di Milano secondo le stime più prudenti sono diminuiti di circa un terzo rispetto a un normale lunedì, , senza causare una paralisi del trasporto pubblico che ha retto bene l’impatto dell’aumento dell’utenza. Da sottolineare anche l’aumento del ricorso a moto e scooter, esenti dal pedaggio.

Ma se i risultati che la nuova politica della mobilità milanese potranno essere verificati solo tra qualche mese, per il momento si può sicuramente dire che con Area C il problema del rapporto tra auto, città e cittadini è finalmente uscito da quel “punto cieco” della visione collettiva  che relegava la gestione del traffico a un ambito puramente tecnico di competenza della polizia stradale, senza mai interrogarsi sulla possibilità di gestire la domanda di mobilità contenendola e indirizzandola verso mezzi di trasporto più sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico e senza mettere in relazione gli aspetti della mobilità con quelli più ampi della forma e della qualità urbana e di un’equa accessibilità alle risorse che una città può offrire. Secondo Franco La Cecla “nulla come la nostra condizione di esseri viventi dentro o accanto a una automobile si adegua alla metafora del “blind spot”, dell’angolo cieco. Nulla di più comune, quotidiano, costante è tanto trascurato dalla riflessione sulla nostra condizione di moderni”.

Al contrario della precedente pollution charge, Ecopass, Area C  non reca con sè grandi speranze di poter essere aggirata acquistando un’auto più nuova e quindi costringe chi è toccato dal pedaggio ad affrontare finalmente un problema alla sua radice, spostando lo sguardo verso ciò che più gli è vicino e raggiungibile, senza ricorrere a scorciatoie tecnologiche o infrastrutturali che troppo spesso vengono invocate in sostituzione di un vuoto di consapevolezza sociale e decisionalità politica e che nel lungo periodo creano più problemi di quanti ne risolvono.

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