Strabismo della stampa su Ecopass.

La rassegna stampa pubblicata ieri su  “Eco dalle Città” a proposito della riforma della ex-pollution charge milanese è abbastanza sconfortante, rivelando un allarmante strabismo (sempre nella stessa direzione) degli estensori degli articoli e/o delle redazioni.

Cinque gli articoli citati dal blog: due pubblicati da “Libero”, uno da “Il Giornale” e gli altri due dal “Corriere della Sera”. Tutti e cinque, pur prendendo in considerazione anche aspetti a buon motivo controversi di questa misura, inquadrano il problema senza preoccuparsi di esporlo nella sua interezza ma citando – quando lo fanno – solo dati estrapolati da un contesto complessivo che viene invece ignorato.

Per cominciare prendiamo l’articolo del Giornale che si fa paladino dei “volontari della Croce Rossa che dovranno pagare il ticket per fare del bene”. Leggendo il titolo viene da pensare che la Croce Rossa, per effettuare i suoi interventi nella cosiddetta Zona C, si troverà costretta a pagare il pedaggio. Niente di tutto questo. Semplicemente i dirigenti della blasonata associazione rivendicano il diritto all’esenzione per i loro volontari che devono recarsi in sede per corsi formativi e altre attività di routine. Un argomentare abbastanza debole, ma rilanciato con convinzione dal quotidiano.

Un poco più attento a dare il giusto peso alle cose invece Libero che nel primo articolo si fa paladino di quel 6% di automobilisti che, secondo le stime, si vedrà costretto a pagare oltre i 250 euro all’anno perchè non riuscirebbe a utilizzare l’auto meno di 50 volte per accedere al centro.  Tutto teso a dimostrare che la congestion charge non riuscirà a convincere nessuno di costoro a cambiare i propri schemi di spostamento attraverso il bastone del pedaggio e la conseguente carota di un miglioramento delle offerte di mobilità alternative all’auto (tutte – nessuno mai lo dice – di gran lunga più economiche anche senza bisogno di pedaggi), l’articolo considera questa ipotesi semplicemente come una chimera irrealizzabile e si dimentica di come spesso la mobilità di molti sia oggi di fatto ostacolata dall’attuale organizzazione dei trasporti urbani. E che forse molti sarebbero contenti di pagare un euro al giorno per evitare code e ritardi.

Quindi invece di invitare – come secondo noi sarebbe importantissimo fare – i cittadini a una vigilanza sul reale utilizzo delle risorse drenate dalla congestion charge, bolla la misura come vessatoria a priori o inutile  sostenendo con un sorprendente avvitamento concettuale che, visto che il 74% dei milanesi entra nella zona C solo cinque volte all’anno, 25 euro non faranno la differenza e quindi nessuno di questi si rivolgerà al trasporto pubblico.

Lascia basiti poi il secondo articolo che avverte i lettori del fatto che gli esercizi del centro si “vedranno costretti” ad aumentare i propri prezzi del 10% in conseguenza della riforma di Ecopass. Passando sopra la possibilità che proprio articoli del genere possano indurre quei comportamenti al limite della scorrettezza che tutti a parole dicono di deprecare, viene da chiedersi come è possibile che i 25 euro all’anno sborsati dal 74% dei milanesi, sommati ai restanti 250 e più euro provenienti dalle tasche di una minoranza  possano arrivare a causare aumenti dei prezzi così esorbitanti. Questo anche in considerazione che ai fornitori degli esercizi commerciali verrà applicata un’agevolazione bollata come controproducente dal comitato promotore del referendum (5 euro comprendenti due ore di parcheggio gratis – o, in alternativa, tariffa di 3 euro – senza l’istituzione di quelle finestre richieste dagli stessi promotori e volte a favorire gli ingressi dei veicoli commerciali fuori dalle ore di punta). Insomma sembra che in parecchie redazioni, quando si parla di trasporti urbani, si pecchi di senso di realtà, anche quello puramente aritmetico.

Meno strillati e più attenti a darsi un tono “obiettivo” gli articoli del Corriere. Il primo si fa portavoce dei residenti del centro (ai quali verrà riconosciuto un bonus di 40 attraversamenti del cordone oltre il quale scatterà una tariffa di 2 euro) contrari alla tassa. Il secondo riporta con metodica pignoleria tutti quei dati, estrapolati dall’esperienza della Congestion Charge londinese, che possono servire a mettere in cattiva luce le misure di road pricing ma solo “dimenticandosi” (ma qui, visto lo sforzo di ricerca che sicuramente qualcuno ha fatto in redazione, il dubbio che si tratti di un’omissione volontaria è piuttosto forte) di spiegare il contesto generale in cui i dati medesimi vengono  registrati. Si riporta una riduzione del traffico del 7%, senza specificare che questa comunque significativa riduzione si registra solo da quando sono iniziati dei lavori di ristrutturazione di molte vie del centro. I dati riferiti a prima dell’inizio dei lavori parlano di una riduzione di circa il 20% del traffico complessivo, compresi mezzi pubblici e biciclette, e di una riduzione del 30% del numero di veicoli privati a motore. Si denuncia un calo dei fatturati degli esercizi commerciali del 7% mettendolo automaticamente in correlazione all’applicazione delle misure di road pricing. La crisi? A Londra non esiste.

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“Area C”, polemica sulle deroghe. I residenti: via ai ricorsi [0,29 MB] da Il Corriere della Sera del 6 novembre 2011

La Croce Rossa: “costretti a pagare per fare del bene” [0,30 MB] da Il Giornale del 6 novembre 2011

Londra, per entrare si pagano 16 euro [0,12 MB] da Il Corriere della Sera del 6 novembre 2011

Settemila persona dovranno sborsare oltre 250 mila euro l’anno [0,05 MB] da Libero del 6 novembre 2011

Al ristorante con Ecopass: prezzi su del 10% [0,47 MB] da Libero del 6 novembre 2011

Effetti della Congestion Charge Londinese.

4 pensieri su “Strabismo della stampa su Ecopass.

  1. Davvero singolare che venga definita debole la motivazione adotta dalla Croce Rosse! Eh, gia’! Uno dedica volontariamente il suo tempo libero alla cura degli altri, e poi, non solo non viene pagato, non solo ci rimette gia’ la benzina, ma deve anche pagare una tassa di 5 Euro per recarsi ai corsi. E se non vuole pagare, deve magari moltiplicare per due o per tre il tempo necessario per andare alla sede! Che grande dimostraione di rispetto verso l’ impegno, il tempo e il lavoro altrui! Ma si’ sa, i sacri principi dell’ ecologia prima di tutto!
    Altrettanto delirante la vostra analisi sul problema dei residenti. Il fatto che uno debba pagare per tornere a casa propria e’ assolutamente assurdo. Che poi costori siano costretti inidentalmente a pagare poche volte (ma solo in media, qualcuno dovra’ pagare un sacco di volte), non rende meno pazzesca la cosa.
    Per non parlare poi di coloro che dovranno buttare via la propria auto Diesel Euro3, comprata magari 4-5 anni fa. I soldi per quella nuova gliela date voi?

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    • Ehm… sicuramente il rischio di una misura come Ecopass è quello che finisca per essere una misura vessatoria che altro non fa che mettere le mani nelle tasche dei Milanesi: in proposito consiglio a Enrico di andarsi a leggere la lettera aperta di Enrico Fedrighini (oh ma quanti Enrichi…) che lamenta la mancata istituzione di un fondo alimentato dai proventi dell’Area C (dei quali neanche un centesimo dovrebbe andare a tappare altri buchi della pubblica amministrazione) per migliorare i servizi di trasporto pubblico: https://nuovamobilita.wordpress.com/2011/11/14/area-c-lettera-aperta-di-enrico-fedrighini/

      Detto questo faccio presente che il problema del traffico non è solo un problema di “ecologia” inteso come la intende Enrico Engelmann: anche se dagli scappamenti dei nostri motori uscisse unicamente un portentoso fumento in grado di curare tutte le broncopatie cronico ostruttive dei milanesi, resterebbero moltissimi problemi irrisolti. Non a caso l’80% dei Milanesi si è dichiarato d’accordo nel trasformare il sistema di road pricing da pollution a congestion charge.

      Il secondo equivoco nel quale casca Enrico è quello di confondere l’auto con la mobilità. Rendere più caro il ricorso all’auto può rivelarsi un’ottima idea anche in termini di risparmio. E non è scorretto ragionare sulle “medie”; quando si hanno fronte due possibilità bisogna mettere sul piatto costi e ricavi di entrambe. Il sistema di mobilità attuale fa perdere un sacco di soldi e tempo alla maggioranza dei milanesi, e solo una piccola minoranza ne risulta, sotto qualche aspetto, avvantaggiata (forse). Gli aumenti dei costi marginali del ricorso all’auto verranno più che compensati dalla maggiore frequenza di utilizzo di altre modalità di trasporto (ovviamente se queste verranno rese più convenienti proprio grazie alla congestion charge). Anche i volontari della Croce Rossa potranno raggiungere la loro sede in altro modo, almeno questo dovrebbe essere l’obiettivo.

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  2. Innanzi tutto le faccio notare che quelli che hanno votato a favore del primo quesito referendario non sono l’ 80% dei milanesi, ma l’ 80% dei votanti. Il che significa il 38,82% dei milanesi, visto che quelli che i votanti sono stati il 49,07% degli aventi diritto.
    Vorrei poi anche solo accennare alla struttura assolutamente poco chiara del quesito principale (quello numero 1, appunto), che assomigliava molto al contenuto di certe televendite, dove promettono televisione, bicicletta, computer etc per appioppare in realta’ un set di pentole.
    Ovviamente il riferimento all’ ecologia era sarcastico, visto che e’ accertato definitivamente che a Londra (la citta’ a cui ci si dice di ispirarsi) la congestion charge non ha portato ad alcun miglioramento della qualita’ dell’ aria. Tutte le informazioni a riguardo sono raccolte qui: http://www.sos-traffico-milano.it/ArticoliDettagliArticolo.aspx?ID=27 , con tanto di grafico sul periodo di 10 anni.
    Vorrei poi sottolineare che e’ da 15 anni che ogni volta che a Milano viene introdotta una gabella a danno di coloro che devono usare l’ auto, viene detto che i soldi verranno utilizzati per offrire un’ alternativa radicalmente migliore. E invece e’ sempre tutto come prima (salvo qualche fermata di metro in piu’ e qualche bus che gira anche di notte). Penso sia ora di smetterla di prendere in giro i cittadini (e di farsi prendere in giro, soprattutto).
    Quello che e’ certo e’ che al momento le alternative non ci sono, se giusto oggi su Repubblica si leggeva che “Atm sta programmando un potenziamento mirato” (http://www.sos-traffico-milano.it/RassegnaStampaDettagliArticolo.aspx?ID=1390). Visto che mancano tre settimane, con dentro anche le feste, e’ certo che ai cittadini verra’ semplicemente data la scelta: o pagare o viaggiare come sui carri bestiame.
    Per quanto riguarda la mobilita’, le faccio presente che ogni persona conosce al meglio le proprie esigenze. Per cui (a meno di pensare che la maggior parte delle persone sia masochista o deficente), se uno usa la macchina per spostarsi, e’ perche’ ritiene che sia il mezzo piu’ adatto. E’ evidente che se si ostacola l’ uso dell’ auto, la mobilita’ non potra’ che ridursi, dato che le alternative c’ erano gia’ prima, e per chi usava l’ auto non erano evidentemente migliori (senno’ sarebbe passato ad esse gia’ prima).
    Cio’ che andrebbe fatto e’ esattamente l’ inverso, migliorare le alternative, in modo da renderle concorrenziali per sempre piu’ soggetti e migliorare l’ offerta complessiva di mobilita’.
    L’ Area C e’ peraltro un provvedimento profondamente ingiusto e classista, dato che sicuramente quelli che che vanno in Montenapoleone in Ferrari, Porsche o Bentley non avranno problemi a pagarla, e anzi troveranno piu’ spazio per parcheggiare.

    Sinceramente la lettera di Fedreghini me la sono risparmiata. E’ lunghissima, e il pensiero di Fedreghini e’ noto. Un’ occhaita a qualche paragrafo me ne ha dato conferma.

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  3. Effettivamente, essendo in Italia, il sospetto che alla fine ci si ritrovi “con un set di pentole” è più che legittimo (e mi dispiace che non abbia letto Fedrighini: ha esattamente questa preoccupazione). Ma questo si può dire di qualunque serio tentativo di riforma in qualunque campo. Ciò non toglie che non vadano fatti dei tentativi per cambiare lo stato di cose che sembra non essere molto soddisfacente, e non solo per colpa dell’inquinamento: troppo spesso sostituiamo ai nostri sensi, come se fossimo soggetti a una pandemia di deprivazione percettiva, le centraline di rilevamento della qualità dell’aria, dimenticandoci che ogni volta che ci troviamo per strada senza essere avvolti dal nostro abitacolo il disagio che proveremmo sarebbe identico anche se, ripeto, dai tubi di scappamento uscissero miracolosi medicamenti.
    Che i milanesi non siano cretini è ovvio: attualmente l’auto rappresenta troppo spesso l’unica soluzione percorribile per spostarsi e quindi la “preferita”. Questo non vuole dire che agli abitanti di Milano e hinterland piaccia spostarsi in auto (e probabilmente quell’ “80% del 50%” è un campione significativo della totalità degli abitanti). Le alternative non ci sono non solo perchè mancano i soldi ma anche perchè mancano gli spazi – monopolizzati dal traffico – da dedicare loro. Le forme di congestion pricing tentano proprio di conquistare a modalità di trasporto alternative entrambe queste risorse. Come non si può pensare di migliorare i trasporti pubblici senza soldi (da prendere comunque da qualche parte), così non si può pensare di farlo senza garantire loro spazi adeguati.
    Per questo mi pare che un certo atteggiamento riveli uno strabismo: il problema non è congestion charge si o no, ma dove andranno a finire i soldi. Dove si ha un’efficiente allocazione dei proventi di questi pedaggi i risultati ci sono stati, questo è ormai chiaro.
    Vorrei vederne di più di politiche classiste che prendono i soldi da chi va in Ferrari Porche o Bentley per finanziare il trasporto pubblico….

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