General Motors nel car sharing P2P

Il car sharing può contribuire a ridurre il numero di autoveicoli in circolazione, eppure ormai l’industria dell’auto mostra un chiaro interesse verso questo settore, nella speranza di incrementare i propri fatturati sia con l’entrata in un mercato di servizi sia con l’aumento della propria quota nel mercato tradizionale. Questo interesse è legato al fatto che il CS può rappresentare un cavallo di troia per aumentare l’utilizzo dell’auto, come pensano i dirigenti di GM, o è semplicemente il segno di una crisi strutturale del mercato che costringe l’industria automobilistica a una radicale trasformazione senza la quale non potrà pensare di sopravvivere?

da Transportation Nation

Il più grande produttore americano di automobili sta entrando nel mercato del carsharing. General Motors ha firmato un accordo con la compagnia di car sharing P2P RelayRides per facilitare il noleggio delle auto di proprietà.

Bob Tiderington, di GM, dichiara “Potevamo stare a guardare o scegliere di partecipare provando a entrare in un progetto molto promettente”.

GM adatterà il suo antifurto OnStar per facilitare il noleggio delle auto, rendendo più semplice e facile l’iscrizione a RelayRides come proprietario. In cambio GM ottiene una percentuale su ogni noleggio di un’auto equipaggiata con il suo antifurto. OnStar abilità l’apertura e la chiusura da remoto di un’automobile. Così un proprietario che voglia rendere disponibile la propria auto per il carsharing non dovrà più installare un sistema supplementare per permettere ai propri vicini di aprire la portiere e prendere la chiave. Per fare questo sarà sufficiente l’utilizzo di un telefono cellulare.

Quando il progetto diventerà operativo, durante i primi mesi del 2012, tutte le auto di GM costruite dopo il 2010 ed equipaggiate con l’antifurto OnStar saranno già pronte per il carsharing, dice Tiderington, responsabile del settore sviluppo e innovazione della casa automobilistica. Significa 1.7 milioin di veicoli che potrebbero in teoria essere istantaneamente trasformate in auto P2P. “E’ nostra intenzione di includere nei prossimi mesi anche modalli costruiti dopo il 2005” sottolinea Tiderington, il che porterebbe la cifra a 6 milioni. Attualmente RelayRides opera solo a San Francisco e Boston, quindi nella realtà le cifre saranno molto più piccole.

Secondo Innovative Mobility Research, il car sharing in nord America è cresciuto da 400mila utenti nel 2009 ai 640mila nel luglio del 2011. L’agenzia di consulenza Frost & Sullivan nel 2016 gli utenti del car sharing saranno 4.4 milioni. Queste cifre riguardano il car sharing tradizionale, con veicoli di proprietà delle compagnie di gestione. RelayRides è uno dei primi e più ambiziosi tentativi fino ad oggi di facilitare la condivisione di auto possedute privatamente.

Non ci sono ancora dati riguardanti  la domanda e l’offerta di servizi di car sharing P2P.

“Siamo ancora una piccola compagnia, siamo nati solo 18 mesi fa”, dice Andrew Haddad, CEO di RelayRides. “Penso che la partnership con GM faciliterà la diffusione del carsharing per il fatto che lo rende più facile”. Oggi RelayRides paga circa 500$ per attrezzare un’auto con i dispositivi necessari a permetterne il noleggio tramite una smart card. Per alcuni proprietari si tratta di una cifra considerevole, dice Haddad. Ma sulle auto equipaggiate con OnStar sarà sufficiente l’attivazione del servizio.

L’altro motivo per cui Haddad è ottimista è il fatto che questa partnership permetterà a RR di farsi pubblicità presso milioni di possessori di auto GM. “Pensiamo di raggiungere queste persone con un’adeguata comunicazione, sia quelli che hanno già un abbonamento con RR sia quelli che non ce l’hanno”, dice Tiderington.

Il 2011 è stato un anno di sostanziale crescita per questo genere di partnership nel campo del car sharing. Fors si è alleata con Zipcar in un programma pilota nei campus universitari. BMW collabora con Sixt in un progetto di car sharing “aperto”, cioè con spostamenti di sola andata. Daimler progetta di espandere la sua compagnia Car2Go che utilizza solo Smart.

“Le potenzialità di RelayRides e di altre compagnie P2P, come Getaround e Wheelz, sono ancora da chiarire” dice Shaheen. “Non ho ancora visto dei dati in grado di valutare le possibilità di incontro di domanda e offerta di questo servizio e la risposta dei consumatori.” Sta progettando di attuare uno studio volto a valutare questi aspetti.

Quelli di GM sono ottimisti. RelayRides dice di avere progetti di espansione e GM vede questa cosa come una opportunità di mercato. “La vedo come una possibilità di offrire delle prove di guida senza troppi problemi” dice Tiderington. Più gente si mette al volante di un modello GM, più possibilità ci sono che qualcuno lo comperi, dice. “Se avete una macchina e 50 persone la noleggiano, alcune di esse saranno più propense a comperarla”.

Si tratta di un cambio di prospettiva radicale rispetto a quello di pochi anni fa quando l’industria dell’auto si mostrava fredda di fronte all’idea del can sharing, considerato una minaccia alle vendite. Se più persone possono condividere un’auto ne compreranno di meno – questa era la preoccupazione principale. Ma Tiderington concorda con i sostenitori del car sharing che un’auto ferma è una risorsa sprecata. Vuole vedere le automobili di GM andare per le strade, mostrandosi il più possibile ai potenziali acquirenti.  Inoltre sottolinea che se un’auto viene noleggiata spesso, verrà cambiata più frequentemente.

Predice anche il fatto che i nuovi compratori saranno portati a prendere in considerazione le potenzialità di reddito derivate dal noleggio. “Se possono ricavare due o trecento dollari al mese possono in parte compensare i costi e magari acquistare vetture più grosse”.

Questa sarà esattamente la politica di marketing che adotteranno i concessionari di San Francisco e Boston.


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