Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi.

Per una revisione delle strategie UE

Il titolo di questo post potrebbe entrare a buon diritto tra le categorie nelle quali viene suddiviso il nostro blog, talmente è inveterato il riflesso condizionato di posticipare in un futuro più o meno definito ma comunque lontano le soluzioni dei problemi che affliggono i nostri sistemi di trasporto. Di solito il pretesto addotto a giustificazione di questo comportamento non meno irresponsabile che dilatorio si basa sull’inadeguatezza della tecnologia attualmente a disposizione (in particolare quella utilizzata per sviluppare motori “puliti”) e sulla necessità di migliorarla. Non fa eccezione nemmeno l’Unione Europea, la cui strategia descritta in questo documento: The European Commission 2011 White Paper, Transport 2050 – Roadmap to a Single European Transport Area

“descrive i problemi ma non sviluppa adeguatamente l’intero spettro di soluzioni. Le soluzioni tecniche vengono messe in primo piano con la mobilità elettrica come grande speranza.

Ma la sola mobilità elettrica non risolverà i nostri problemi di mobilità. Per esempio i problemi dello spazio necessario ai parcheggi, della sicurezza stradale e della congestione rimarrebbero immutati.

Il documento trascura completamente il Car Sharing, un servizio che amplia le possibilità di scelta ottimizzando il ricorso ad altre modalità di trasporto già esistenti e riducendo il bisogno di possedere un’automobile. I servizi di CS presentano anche un grosso potenziale di creazione di posti di lavoro nel settore trasporti e possono servire come laboratorio per l’introduzione di motori e combustibili alternativi.”

(fonte: Momorandum, documento conclusivo redatto da Momo Car-Sharing per  la conferenza sulla mobilità urbana tenutasi presso l’European Economic and Social Committe lo scorso 15 settembre).

 

Si tratta di una svista colossale. Non tanto perchè il CS è in grado di soddisfare una grossa fetta di necessità di spostamenti di qualunque città. Nella maggior parte dei casi il suo contributo in termini di split modale sarà piuttosto modesto, spesso sotto l’uno per cento. Ma non facciamoci trarre in inganno da queste cifre da prefisso telefonico. Non dimentichiamoci che qualunque modalità di spostamento non automobilistica, anche una metropolitana da dieci miliardi di euro, non sarà mai in grado di soddisfare più di una piccola percentuale del totale delle necessità di spostamento di una città del XXI secolo.

No, il fatto positivo del CS è che garantisce un complemento necessario a tutte le altre buone cose che dovremmo fare per rendere le nostre città e i loro sistemi di trasporto più efficienti, equi e convenienti. Ci piace pensare al CS come una “soluzione dell’un per cento”, forse piccola ma con imprescindibili funzioni lievitanti nel totale dell’impasto della torta delle soluzioni di nuova mobilità. Perchè il grande contributo del CS non è solo quello di garantire una opzione di mobilità personale di qualità quando se ne ha bisogno, ma anche e soprattutto quello di rappresentare un ottimo sistema di svezzamento dalla totale e incondizionata dipendenza dalle auto private.

Una soluzione che richiede per sua stessa natura la presenza di altre modalità di spostamento efficienti, convenienti, sicure ed eque. Forse si può obiettare che nel nostro paese, mancando queste, bisognerebbe prima cominciare a fare più investimenti nel campo del trasporto pubblico su ferro e/o su gomma. Ma se teniamo presente che i problemi della mobilità urbana sono fondamentalmente dei problemi di allocazione di spazio, forse gli investimenti necessari per migliorare le tradizionali modalità di spostamento non sono così elevati. Se aggiungiamo a questo che il tasso di motorizzazione italiano (600 vetture per 1000 abitanti) rappresenta sì un grossissimo problema ma potrebbe anche diventare una componente di primaria importanza della soluzione se pensiamo alle opportunità offerte dal Car Sharing p2p (1)(2)(3), forse sarebbe il caso di spingere perchè l’Unione Europea riveda le strategie proposte nel suo documento, orientandolo verso una strategia più “comportamentale” e meno “tecnologica”.

A sostegno del documento di Momo vi proponiamo qui una peer review – indirizzata anch’essa all’Unione Europea – promossa da Eric Britton alla quale hanno contribuito diversi esperti del settore. Potete dire la vostra qui oppure direttamente su World Streets.

Peer review dossier contents:

Introduction 
Eric Britton
World Streets/The New Mobility Partnerships
Paris France

Peer reviewers
Peder Jensen
Head of Energy and Transport Group
European Environment Agency
København K Denmark

Per Schillander
National expert , Car-Sharing/Car-Clubs and Car-Pooling/Ride-Sharing
Swedish Road Administration
405 33 Gothenburg, Sweden

Robin Chase
Founder, Zipcar
Fondatrice & CEO of http://www.buzzcar.fr
Paris, France and Cambridge USA

Dave Brook
Editor, Carsharing.US – http://www.carsharing.us
Carsharing Consultant Team-Red US
Portland, Oregon, USA

Karl-Heinz Posch
EPOMM Coordinator
European Platform on Mobility Management
8010 Graz Austria

Duncan Kay
AEA Technology plc
6 New Street Square
London EC4A 3BF

Stefano Orowitsch
Managing Director -StudentCar-
3062 PA Rotterdam
The Netherlands

Annexes:

Annex A: Momo Car-Sharing in Brief
Annex B: Conference program:
Annex C: World Streets on carsharing


2 pensieri su “Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi.

  1. Concordo in pieno con li spirito dell’articolo, e non solo perchè sono affezionato (e soddisfatto) utente del car sharing da diversi anni.

    Il car sharing anche in Italia mostra peraltro una buona vitalità, vedere ad esempio il caso di Bologna, con le novità introdotte dal navigatore su ogni auto, dalla sperimentazione delle corse one-way (cioè con riconsegna dell’auto in un parcheggio diverso da quello di partenza) e con le proposte in tema di assicurazione e di utilizzo plurigiornaliero e settimanale.
    Forse per il p2p è ancora presto, ma non lo è sicuramente per una forte e decisa azione di potenziamento del Car Sharing nelle nostre città, in relazione alla quale i Comuni ed il Ministero dell’Ambiente dovrebbero sentirsi obbligati (!) a contribuire con impegno e risorse (un utilizzo intelligente dell’auto va a beneficio di ogni singolo cittadino, non dimentichiamolo!!!)

    Rispondi
  2. La mia speranza è che queste dinamiche di condivisione e di avvicinamento a modalità diverse di fruizione della mobilità siano così forti da bypassare le grandi politiche di indirizzo a lungo termine (che pure servono, a loro modo).
    La paura è che le amministrazioni, volendo regolare un fenomeno che forse non sono nemmeno riusciti a capire, finiscano per rendere la strada verso l’affermazione di questi sistemi addirittura più complicata. Si pensi alla standardizazione – portata anche dai finanziamenti regionali e ministeriali – con la quale si tende oggi a costruire gli sistemi di bike sharing in Italia che si costruivano nel 2005.

    Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...