Ecopass: tassa o investimento?

La settimana scorsa l’Amministrazione del comune di Milano ha reso pubblico lo studio sulle prossime evoluzioni della situazione della pollution charge che, in base ai risultati dei recenti referendum consultivi, deve venire allargata e trasformata in una congestion charge sullo stile di quella di Londra.

Per ora negli scenari proposti dal comune non viene preso in considerazione l’allargamento dell’area soggetta a pedaggio, come chiesto dai promotori dei referendum. Viene invece introdotta una diversa tariffazione dei mezzi a motore in base alla quale la quasi totalità dei veicoli (oltre il 90%, unica eccezione i mezzi elettrici ed ibridi) verrà assoggettata a qualche forma di pagamento (le ipotesi più realistiche parlano di cifre intorno ai 5 euro).

Per il momento si registrano le reazioni negative dei commercianti del centro e il solito strabismo dei mezzi di informazione che, invece di tenere alta l’attenzione sulla necessità di capire come verrà investito il fiume di denari che entrerà nelle casse pubbliche, sottolineano unicamente l’aspetto vessatorio della misura dimenticandosi che può rappresentare un validissimo strumento di rilancio di una vera politica della mobilità urbana.  Di fatto un investimento da parte dei cittadini (l’80 per cento dei quali si è pronunciato in favore di questa soluzione) che hanno dimostrato verso le istituzioni pubbliche una fiducia che di questi tempi è – per ottime ragioni –  davvero rara.

Dai dati presentati dal comune emerge con chiarezza che gli spostamenti verso il centro sono in larga parte occasionali: infatti la stragrande maggioranza delle vetture – tra il 64 e l’84% a seconda della classe del veicolo – è entrata nella cerchia dei bastioni meno di 5 volte in un anno, e un ulteriore 10% meno di 10 volte. Si prevede, in seguito all’applicazione delle nuove tariffe, una diminuzione del traffico stimata tra il 17 e il 27% circa, a seconda degli scenari prospettati. Meno traffico, non ci stancheremo mai di ripeterlo, significa anche più spazio a disposizione di altre modalità di trasporto e utilizzi del territorio che può venire destinato a migliorare la mobilità di tutti, automobilisti compresi (meno traffico vuol dire minori tempi di spostamento anche in auto). Le risorse drenate dalla nuova “pollution charge allargata” (non si tratta ancora di una vera e propria congestion charge) dovrebbero andare a finanziare trasporto pubblico, pedonalità e ciclabilità che potrebbero così migliorare moltissimo la loro efficienza permettendo a molte persone di risparmiare sui bilanci famigliari attraverso la riduzione della necessità del ricorso all’auto. E’ su quest’ultimo aspetto che i media dovrebbero tenere gli occhi bene aperti: è questo che ci sembra vogliano i milanesi, che in questo caso hanno dato prova di una lungimiranza ben maggiore della loro classe dirigente e degli organi di stampa.

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