Mobilità in crisi.

Quante volte si dice che cambiare i nostri sistemi di mobilità comporta un impiego di risorse che non possiamo permetterci, soprattutto in questi tempi di crisi? Invece dovrebbe essere proprio la crisi a offrirci l’opportunità di riflettere su quante risorse – non solo finanziarie ma anche fisiche, a partire dallo spazio urbano – spreca una filosofia basata sul “business as usual”. Viceversa una coraggiosa politica della mobilità deve essere in grado di dirottare queste risorse verso modalità di spostamento più efficienti sotto tutti i punti di vista: economico, sociale, ambientale. Dal blog di Marco De Mitri questo pezzo sintetico, divulgativo e chiaro su come un diverso sistema di mobilità sia ormai di fatto una necessità collettiva  e condivisa.

La crisi economica da tempo in atto e le confuse risposte dei nostri governanti hanno messo seriamente a rischio (per un periodo che certo non sarà breve) buona parte delle abitudini e delle condizioni della vita di ognuno, magari faticosamente costruite e consolidate nel tempo. La stabilità del proprio posto di lavoro, il controllo sulle spese familiari (casa, alimenti, trasporti, ecc.), il sistema di sostegni a cui fino ad oggi si è avuto accesso in termini economici o di servizi per numerose situazioni (asili per i bambini, assistenza per gli anziani, scuole, sanità e mille altri casi) sono questioni sulle quali il futuro presenta serie preoccupazioni.

Non si tratta solo delle conseguenze di una crisi di ampiezza internazionale, ma anche di pagare il conto di anni di politiche che hanno spinto energie e risorse (cioè il denaro dei cittadini, raccolto con tasse e imposte) verso direzioni sbagliate. E’ opinione di molti, ad esempio, che impiegare la bellezza di 20-30 miliardi di euro per costruire opere come un ponte sullo Stretto di Messina o un tunnel ferroviario tra Torino e Lione (la famosa TAV della Val di Susa) sia un enorme spreco di risorse pubbliche, che potrebbero essere impiegate molto meglio per ridurre l’entità dei forti tagli ai servizi dei cittadini e delle nuove tasse in arrivo, o per realizzare una miriade di opere più piccole a servizio delle più disparate esigenze di ogni singolo Comune del nostro territorio (es. opere di riqualificazione edilizia, efficienza energetica, miglioramento dei trasporti), in grado di generare ugualmente lavoro per molte persone e per molti anni (come nel caso delle “grandi opere”), ma con effetti benefici per tutte le economie locali e per le condizioni di vita dei cittadini di ogni città italiana.

Nell’attesa che qualcosa cambi in questo approccio “imposto dall’alto”, si può comunque agire in prima persona per “limitare i danni” e recuperare parte dei soldi che inevitabilmente verranno persi  – e qui veniamo a parlare di mobilità e trasporti – per effetto degli inevitabili rincari che è facile prevedere per autostrade, carburanti (benzina e gasolio), treni, trasporto pubblico, ecc.

Occorre muoversi in direzione del risparmio e dell’efficienza energetica. Lo si ripete già da tanto tempo, ma oggi più che mai occorre prendere sul serio queste considerazioni. Non si tratta più, e non solo, di dover risolvere una crisi ambientale (inquinamento ed effetto serra) o le ricorrenti crisi energetiche (legate alle continue tensioni dei mercati delle fonti fossili), ma di affrontare una crisi economica reale ed estesa.

Come intervenire? Le soluzioni sono note: meno auto, più biciclette e trasporto pubblico, ecc. A livello di scelta individuale sappiamo bene che non basta affidarsi alla propria buona volontà: molto importanti sono le “condizioni al contorno”. Non tutti possono infatti rinunciare all’auto per usare il trasporto pubblico, magari semplicemente per mancanza del servizio (in termini di disponibilità, accessibilità, orari, ecc.) per raggiungere il proprio luogo di destinazione (studio, lavoro, ecc.). Ferrovie ed autobus quindi non bastano, da soli, a risolvere il problema. Idem per le biciclette: sono comode per distanze brevi (fino a 5 km) ed in condizioni adeguate (es. strade ben pavimentate, eventuali piste ciclabili, assenza di promiscuità con i camion ed il traffico pesante, ecc.), ma molte città italiane sembrano essere decisamente inadatte ad essere attraversate in bicicletta.

La scelta individuale nella direzione della “sostenibilità” ambientale (e ora, più che mai, anche economica) va quindi aiutata, incentivata e resa percorribile dalle istituzioni: Comuni, Regioni, governo nazionale. Basterebbero investimenti relativamente limitati nella pianificazione dei trasporti in ambito urbano per consentire a molti  di avere  una alternativa al trasporto in auto, recuperando (anche in termini di denaro) molto di più della spesa iniziale, considerando la riduzione delle spese per i carburanti e di tutti i costi esterni correlati al trasporto privato (inquinamento, rumore, incidentalità, ecc.). Purtroppo però pare che questo approccio sia del tutto ignorato dai governanti (vedi ad esempio i tagli imposti alle Regioni con la manovra economica e finanziaria, che si ripercuoteranno sul trasporto pubblico locale con ulteriori riduzioni delle corse ed aumento delle tariffe) mentre sarebbe invece molto importante attuarlo, soprattutto nella difficile fase che stiamo attraversando.

In ogni caso, per chi ne avesse la possibilità, conviene prendere seriamente in considerazione le alternative poste dalla condivisione dei mezzi di trasporto (come le auto, nel caso del car-sharing, o le biciclette, nel caso del bike sharing) o dei viaggi, attraverso il car pooling. A questo proposito, segnalo (tra i tanti) un ottimo servizio di car-pooling aziendale, a cui si può accedere grazie a Viamente (www.viamente.com). Il servizio consente di pianificare con estrema flessibilità gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti di una azienda (o di un distretto), organizzando gli equipaggi e consentendo di venire incontro alle esigenze di chi necessita di un passaggio in auto, sfruttando a tale scopo lo spostamento dei colleghi che normalmente si muovono con la propria auto per mancanza di alternative. La condivisione dei viaggi consente di recuperare molte delle spese sostenute per il carburante (es. organizzandosi a turno con le auto di diversi colleghi, oppure riconoscendo a chi guida un contributo in denaro), e di questi tempi non è davvero poco.

La condivisione dei mezzi e degli spostamenti consente di rendere più efficiente il sistema della mobilità individuale e collettivo, recuperando importanti quantità di tempo e denaro ed alleggerendo, di conseguenza, le spese (crescenti) sostenute per muoversi. Come detto, speriamo che anche sugli altri fronti (potenziamento del trasporto pubblico e della mobilità ciclabile, diffusione delle auto elettriche, ecc.) le istituzioni provvedano presto ad intervenire nel verso giusto e senza sprecare risorse pubbliche.

2 pensieri su “Mobilità in crisi.

  1. Vi segnaliamo anche il nostro portale di carpooling http://www.drivebook.com.
    E’ facile da utilizzare, gratuito e soprattutto sicuro! Permette infatti la registrazione del documento di identità e della targa del veicolo, la visualizzazione del rating e dei feedback per ogni utente e la ricerca di passaggi riservati solo a donne.
    Cambiamo le nostre abitudini e iniziamo a viaggiare insieme! Si risparmia tempo e denaro e si riducono traffico ed inquinamento!

    Rispondi
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