La pericolosità della bici.

Può il traffico ciclistico di una città essere così intenso da creare problemi di sicurezza stradale? Non è una domanda che viene posta frequentemente: quello che si dà comunemente per scontato, confermato dalla ricerca e sostenuto dai gruppi di promozione della bici, è che più ciclisti ci sono più le strade diventano sicure per tutti.

Ma a Copenhagen – una delle città più ciclabili del mondo dove il 36% degli spostamenti casa-lavoro viene effettuato pedalando e dove l’amministrazione comunale si è data l’obiettivo di aumentare questa cifra al 50% entro il 2015 – si stanno registrando delle opinioni contrastanti provenienti anche da fonti insospettabili.

Secondo la Danish Cyclists’ Federation e Wonderful Copenhagen, la locale agenzia di promozione turistica, il clamoroso successo delle politiche ciclistiche di Copenhagen sta creando un clima pericoloso, spiacevole ed intimidatorio proprio per chi usa la bici in città.

“A Copenhagen abbiamo dei problemi fuori dal comune creati dalla congestione ciclistica” ha detto Aneh Hajdu, di Wonderful Copenhagen. “Non porto più i miei figli in giro in bici nelle ore di punta. Ho troppa paura. Non voglio correre rischi”.

Non sono solo i locali che, secondo Hajdu, considerano gli incredibili ingorghi di ciclisti di Copenhagen una situazione pericolosa. “Ho fatto un giro turistico intorno a Copenhagen con un’amica di Londra poco tempo fa, ed è stata terrorizzata dalla massa dei ciclisti e dai loro modi aggressivi di guida”, ha detto Hadju. “Si è sentita così sopraffatta che è scoppiata in lacrime. Era troppo spaventata per continuare a pedalare così siamo tornati a casa in taxi”.

Più crescono i numeri relativi alle percorrenze sulle ciclabili, dice Hadju, più i comportamenti peggiorano, con tagli di strada e spintonamenti. “I locali spesso sorpassano i turisti, che sono spesso indecisi e più lenti rendendo impazienti i ciclisti abituali che tendono ad assumere comportamenti più pericolosi”.

Anche ad un occhio non particolarmente allenta risulta evidente lo sforzo della città per dare al crescente numero di ciclisti un livello di servizio adeguato. Già oggi è quasi impossibile trovare da parcheggiare vicino alle stazioni principali, mentre corsie ciclabili di sezione immensa per gli standard britannici – da 3 a 4 metri contro i nostri 1.5 – in certi momenti della giornata vengono letteralmente seppellite dalla montagna di ciclisti che percorre la città.

Così, cosa succede quando una massa critica di ciclisti cresce a un ritmo più veloce di quello necessario a migliorare le strutture necessarie ad accoglierli?

Frits Bredal, della Danish Cyclists’ Federation riconosce che il numero di incidenti gravi con il coinvolgimento di ciclisti si è ridotto enormemente negli ultimi anni e che il numero di morti ha raggiunto il suo minimo storico.

Ma teme un’inversione di tendenza: “Nelle ore di punta, c’è un enorme numero di ciclisti, tutti che lottano per conquistarsi uno spazio sulle corsie ciclabili che così si congestionano.”

“Crescendo il loro numero fino a saturare lo spazio loro riservato, i ciclisti diventano più aggressivi e meno rispettosi del codice. Vedo sempre più gente mettere se stessi e gli altri in situazioni pericolose” aggiunge. “Infrangono la legge e usano le loro biciclette in modo completamente anarchico”.

L’effetto di questi comportamenti, dice Bredal, è quello di danneggiare la causa di coloro che stanno cercando di convincere il governo ad aumentare la larghezza e il numero dei percorsi ciclabili e a introdurre parcheggi per bici multipiano.

“Il loro comportamento comporta, dicono i politici senza avere tutti i torti, che prima di costruire nuove piste ciclabili, dobbiamo cercare di convincere i ciclisti di oggi a osservare le regole” dice.

Altri, comunque, si sentono frustrati da queste dichiarazioni. Mikael Colville-Andersen, l’ambasciatore danese della bicicletta, conosciuto in tutto il mondo grazie ai suoi blog Copenhagenize and Copenhagen Cycle Chic pensa che questi timori possano deteriorare l’atmosfera “filo-ciclistica” di Copenhagen che lui e molti altri hanno contribuito a creare con anni di duro lavoro. “E’ vero che spostarsi in bici nelle ore di punta non è una cosa per i deboli di cuore: richiede concentrazione ed è verissimo che abbiamo bisogno di corsie più larghe” dice.

“Ma non è pericoloso come sostiene la Danish Cyclists Federation. Le statistiche provano che è più sicuro che ad Amsterdam”.

“La DCF sta tentando di ottenere piste ciclabili migliori e più lunghe dicendo che l’attuale situazione è pericolosa” dice. “Ma così dicendo si sparano nelle ginocchia. Devono pensare a incoraggiare il ricorso alla bicicletta come se fosse un prodotto che devono vendere. Questo significa che devono enfatizzarne gli aspetti positivi”.

E sottolinea quanto emerge da una ricerca della European Cyclsts’ Federation che dice:

Ci sono ormai numerosi esempi di città dove a un sostanziale aumento delle bici in circolazione si è accompagnata una diminuzione degli incidenti con il coinvolgimento di ciclisti. Se si prendono in considerazione anche le conseguenze positive dell’esercizio fisico sulla salute,il ciclismo è in ogni caso un attività salutare per chi la pratica.

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Fonte:  Guardian.co.uk

2 pensieri su “La pericolosità della bici.

  1. In Italia questo articolo è ugualmente valido se si sostituisce la parola “bicicletta” con la parola “auto”. Dovendo scegliere, preferisco il problema danese.
    A.

    Rispondi
    • In effetti faremmo tutti il cambio. Ma un’altra cosa che emerge dall’articolo è il differente atteggiamento, di fronte a questo problema, di due scuole di pensiero entrambe riconducibili al mondo del ciclismo.

      Rispondi

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