Eliminare i requisiti minimi di parcheggio. Perchè è così difficile?

I parcheggi: quante volte ci siamo trovati a maledire la nostra amministrazione pubblica perchè “non ne mette abbastanza”. Per questo una delle principali preoccupazioni di sindaci e assessori è garantire per ogni insediamento abitativo un “adeguato” numero di posti auto. Il che si traduce, nei regolamenti edilizi, negli standard minimi di parcheggi che vengono in questo modo visti come un servizio pubblico che debba essere garantito al pari dell’istruzione e della sanità.

Donald Shoup, autore di “The high costs of free parking“, un manuale di 750 pagine che negli USA è riuscito nell’impensabile impresa di diventare un best-seller, mette ferocemente in discussione questo tipo di approccio responsabile di una grossa fetta di traffico indotto, di aumento dei prezzi delle abitazioni e dei tassi di motorizzazione. La sua ricetta si basa fondamentalmente su due ingredienti: l’abolizione dei requisiti minimi di posti auto e l’applicazione di tariffe variabili in base alle fluttuazioni di domanda ed offerta nel tempo e nello spazio che garantiscano la disponibilità di uno o due posti auto su dieci ad ogni momento della giornata (performance pricing).

La seconda di queste proposte sta lentamente guadagnando terreno nelle politiche di mobilità urbana in USA. Ma la prima è ancora largamente ignorata.

Da un intervista di Shoup con John Van Horn di Parking Today:

…volevo dimostrare che i requisiti minimi di posti auto danneggiano le città, l’ambiente e l’economia. Le prima 272 pagine del mio saggio sono essenzialmente un attacco alle politiche dei requisiti minimi, e nessuno ha sollevato qualche obiezione in loro difesa. Nonostante questo, la maggior parte dei responsabili della pianificazione urbana continua a stabilire standard minimi di parcheggio come se niente fosse.

Probabilmente questo genere di riforme non suscitano molto interesse nelle periferie auto-dipendenti dove gli standard minimi di parcheggio sono portati all’estremo. Peggio ancora in moltissimi paesi con la motorizzazione privata in rapida crescita c’è un atteggiamento totalmente acritico verso questi problemi, nonostante tutti gli avvertimenti ricevuti da organizzazioni come l’ITDP e GIZ

Cosa stiamo sbagliando? Perché è così difficile cambiare modo di fare le cose?

Senza entrare troppo nel dettaglio sul perchè alcune proposte politiche trovano consenso ed altre no, credo di poter dare alcune spiegazioni.

L’idea alla base dei requisiti minimi di parcheggio è molto semplice: garantire per ogni area, residenziale e non un adeguato numero di posti auto. La gente lo capisce subito. Non si preoccupano (o non sanno) che applicare questo principio nella complessità del reale può comportare enormi problemi. Non sono consapevoli della follia di requisiti minimi stabiliti con grande precisione ma pochissima accuratezza. E’ dura scuotere la fede delle persone nel semplicistico principio che ogni insediamento debba rispondere direttamente della propria domanda di parcheggio.

I problemi causati dagli standard minimi sono “cronici” (di lungo periodo e relativamente poco percepibili), non “acuti” (che si presentano improvvisamente come la difficoltà di parcheggiare la propria auto).  Per molte persone non sono importanti e sono difficili da spiegare. Le inefficienze che ne discendono non emergono in modo lampante indicando in modo chiaro e inequivocabile la loro causa. Richiedono qualche analisi e spiegazione approfondita per dimostrarla. Quante sono le persone consapevoli che i requisiti minimi di parcheggio sono uno dei principali ostacoli al rinnovamento e alla ristrutturazione dei centri storici? Quanti sono quelli che sanno che fanno alzare in modo drammatico i prezzi delle abitazioni?

Per cui se la vostra idea di problema di parcheggio è semplicemente che non riuscite facilmente a trovare dove lasciare gratis la vostra auto, apprezzate sicuramente le politiche di parcheggio nelle periferie autodipendenti. E a nessuno viene in mente di puntare il dito contro questi stessi standard quando non trova parcheggio nei centri storici.

Un momento. I parcheggi oceanici nei nostri paesaggi suburbani non sono invisibili! Ma per persone che hanno sempre vissuto in questi ambienti tutto questo sembra  normale. Non lo registrano come un problema, tranne quando è pieno.

Peggio ancora, l’eliminazione degli standard minimi è causa di grandi paure di congestione di altri spazi pubblici (spillover). Penso che queste paure si rivelerebbero per quello che sono se adottassimo buone politiche di parcheggio. Ma sono spettri che le persone fanno molto meno fatica a visualizzare dei problemi reali causati dagli standard minimi. E comunque, in assenza di politiche più intelligenti, potrebbero avere ragione a preoccuparsi.

Ovviamente gli “shoupisti” ce la devono mettere tutta per convincere la gente che applicare tariffe di parcheggio a prezzi di mercato vuol dire non dovere più preoccuparsi del fenomeno dello spillover. Il collegamento non è così ovvio.

E la prospettiva di nuove tariffe viene dipinta come un problema di per sè. Sembra terrorizzare molti abitanti delle periferie abituati a trovare parcheggi gratuiti ovunque vadano.

La tariffazione dei parcheggi non dovrebbe spaventare invece nei centri cittadini. Ma penso che non aiuti il fatto che molti degli esperimenti di “performance pricing” che stanno avendo luogo in molte città non servano per implementare quelle misure che Shoup suggerisce debbano sempre accompagnare questo tipo di politica: il ritorno degli introiti nell’area interessate attraverso servizi e infrastrutture finanziate con i proventi dei parcheggi.

Articolo originale: Why so little progress on eliminating parking minimums?

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L’autore:

Paul Barter è assistente presso la Lee Kuan Yew School of Public Policy, National University of Singapore dove insegna politica delle infrastrutture, politica urbana, politica dei trasporti e introduzione alle politiche pubbliche. Ha al suo attivo pubblicazioni sulle politiche dei trasporti a Kuala Lumpur e Singapore. I suoi attuali interessi di ricercatore sono nell’innovazione del traffic management e nella regolamentazione del trasporto pubblico. Potete trovare le sue stimolantissime riflessioni sul parcheggio sul suo blog “Reinventing Parking”.

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