E’ solo una questione di decoro?

Sempre più nelle nostre città assume importanza il tema del “decoro” degli spazi urbani, concetto di per sé molto soggettivo e interpretabile, al punto che ambienti considerati indecorosi da qualcuno possono essere invece visti come segno di civiltà da qualcun altro.

Gli esempi potrebbero essere moltissimi ma per rimanere nel campo che più ci interessa non possiamo esimerci dal segnalare questa notizia che arriva da Brescia, città che negli spazi intorno alla stazione ha fortemente limitato la circolazione e la sosta delle automobili, con conseguente esplosione dell’utilizzo della bici per usufruire dei servizi, ferroviari e di altro tipo, che si trovano nella zona. La fornitura di infrastrutture ciclabili però non ha tenuto il passo con l’aumento della domanda al punto che, secondo la giunta, si è venuta a creare una situazione troppo indecorosa causata dai numerosi velocipedi parcheggiati e assicurati a qualunque elemento dell’arredo urbano si presti allo scopo, con conseguenti multe e manifestazione di protesta da parte dei ciclisti infuriati.

da Cittainbici

Mai Brescia aveva conosciuto prima un raduno così numeroso, reclutato esclusivamente su Internet attraverso l’attivismo in Facebook. Più di mille davanti alla Loggia in bicicletta contro l’ordinanza di Rolfi.

 I FATTI. Tutto ha inizio con un’ordinanza che vieta la libera sosta delle biciclette accanto a pali della luce, ringhiere o alberi voluta dal vicesindaco e assessore al Traffico, il leghista Fabio Rolfi, per “una questione di ordine, soprattutto in quei luoghi come la zona della Stazione ferroviaria di Brescia”. In pochi giorni una trentina di contravvenzioni e di due ruote rimosse.

LA PROTESTA.Una cittadina, Laura Galli, invia una lettera ai media locali, al sindaco Adriano Paroli e al vicesindaco Fabio Rolfi – si dice «indignata» e lamenta di vivere in una città dove «macchine e Suv sono parcheggiate dappertutto e dove si portano via in questo modo le bici alla gente che va al lavoro».Un tam tam su facebook, un passaparola e infine una festa di protesta. Piazza Loggia gremita di bresciani in bicicletta – autoconvocatisi attraverso il web – per dire no all’«ordinanza antibici» del vicesindaco Fabio Rolfi. Una pacifica manifestazione di dissenso, fatta di biciclette e non solo. Perchè, come ha scritto su Facebook uno dei partecipanti: «Sulla strada gli automobilisti sono avversari, i ciclisti solidali». Una piazza in festa, con la musica dei «Bara Bonzi Bonzi Bo» che ha fatto da colonna sonora dell’evento. «Biciscatenate» – il bike mob organizzato ieri dai ragazzi dell’associazione Brescia per passione – è stato un successo. Su Facebook circa 1.300 persone avevano dato la loro adesione e ieri per gli organizzatori realizzare il girotondo a suon di musica è stato assai difficile perchè ogni spazio della piazza era occupato: per questo si può parlare di oltre un migliaio di partecipanti.

ESULTA l’associazione «Brescia per passione», a cui fa riferimento Laura Castelletti, secondo cui: «La città ha risposto molto bene alla protesta contro un’ingiusta ordinanza. Il sindaco ascolti questa gente e agisca di conseguenza. Ma quel che più conta è questa sensibilità nuova della città nei confronti della mobilità sostenibile che l’amministrazione non può ignorare».
Verso le 18.30 in piazza si contavano già alcune centinaia di ciclisti. Poi un’ora di «tutto esaurito» tra musica e tentativi di trenino su due ruote resi impossibili dalla partecipazione copiosa. I messaggi sono stati chiari. Anche al monito dell’assessore ai Lavori pubblici Mario Labolani, che sul suo blog ha lanciato l’appello: «Ditemi dove volete le rastrelliere e le metteremo» (in una nota stampa ha riferito di aver ricevuto già cinque segnalazioni) a cui Piercarlo, uno di coloro che hanno aderito all’iniziativa, ha risposto: «Le piste ciclabili servono ovunque, così come serve che le auto non ci parcheggino sopra». Più chiaro di così.

LA FORZA DEL WEB è anche questa. La capacità di richiamare l’attenzione su un tema che più politico non si può utilizzando strumenti che la politica (cittadina e non solo) totalmente ignora. La capacità di far politica per temi e non per tattiche, esprimendo richieste chiare. Con i cittadini protagonisti attraverso un linguaggio diretto, schietto, così inusuale nei circolini partitici. Come dimostrato le parole di Luisa, anche lei tra gli aderenti al bike mob: «Sono attonita – ha scritto -. Stiamo raggiungendo un livello talmente basso di regressione mentale che questa ordinanza mi spaventa. Abbiamo veramente tanto da imparare dagli altri Paesi ma anche dalle altre città italiane come Padova. Ma dove vogliamo arrivare? Questo provvedimento dispotico e molto altro è uno dei motivi che purtroppo non mi aiuta ad amare la mia città e ad avere sempre più voglia di trasferirmi». Altri come Pietro (non si sa se con ironia o meno) hanno dato l’adesione con un messaggio dolceamaro: «Io ci sarò ma a piedi, perchè mi hanno rubato la bicicletta che era legata alla rastrelliera in stazione». E tra una battuta e l’altra qualcuno ha fatto notare che «se il Comune deve fare cassa, qui con un banchetto di birre avrebbero risanato il bilancio».

INFINE un retroscena di belle speranze. Tra i presenti non poteva mancare Laura Galli, che con la lettera ai quotidiani ed al blog di Laura Castelletti, ha dato il via al «caso» sull’eccesso di zelo nella rimozione delle biciclette dalla stazione e che negli ultimi giorni ha scelto come foto profilo di Facebook un’immagine in cui solleva un cartello con la scritta: «Attenzione, signora Laura scatenata». «La multa me l’hanno cancellata – ha rivelato lei – ma mi hanno assicurato che non è stato per effetto della lettera ai giornali». Stando così le cose la notizia è ottima anche per gli altri colpiti dal provvedimento.

Tratto da Bresciaoggi.it articolo di Giovanni Armanini

Quindi in una situazione che, per quanto indecorosa (effettivamente non è bellissimo vedere biciclette legate ovunque in uno spazio come quello antistante la stazione della città lombarda, molto curato e attento alle persone) è sempre molto più accogliente e sicura di molte altre strade e piazze della città che soffre gli stessi problemi di centinaia di altre città italiane, si è scelto con decisione un’atteggiamento repressivo che in altre occasioni si stenta ad adottare o si esclude a priori: per rimanere nel nostro ambito abbiamo tutti in mente le zone intorno agli stadi in occasione delle partite di calcio o più in generale la tolleranza che spesso viene dimostrata nei confronti delle soste vietate “tanto ci metto due minuti”. E si badi che non si tratta di una questione di schieramenti politici: a Piacenza, città amministrata da una giunta di diverso colore, già da tempo è in vigore un’ordinanza antibici simile a quella di Brescia attuata in seguito alla trasformazione da gratuito a pagamento del parcheggio per bici coperto a servizio della stazione.

Siamo di fronte a un problema percettivo: si sottovalutano gli effetti negativi che hanno determinati comportamenti conseguenti all’organizzazione automobilistica della mobilità, mentre si è portati ad enfatizzare quelli, di pura natura estetica, legati ad un uso massiccio e regolare di altri mezzi di trasporto. Lascia basiti poi la richiesta dell’assessore ai lavori pubblici che chiede ai ciclisti di fargli sapere dove vogliono le rastrelliere. Perché non se ne è preoccupato prima?

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