Vivere e camminare in città. Meglio se in spazi condivisi.

Nuova Mobilità sarà a Brescia per il convegno “Vivere e Camminare in Città” nei giorni 16 e 17 giugno, per presentare una breve riflessione sui concetti dello shared space e su una loro possibile applicazione pratica in un quartiere di nuova costruzione a Roma.

Il concetto di spazio condiviso si sta facendo sempre più strada, quanto meno in Europa, come strumento per garantire agli spazi urbani la possibilità di assolvere anche altre funzioni oltre a quelle di pura mobilità (che, va da sè, non è solo motorizzata, privata e individuale).

In un contesto come quello urbano – per definizione scarso di risorse spaziali – l’idea di mescolare armoniosamente piuttosto che segregare le diverse utenze della strada sembra presentare enormi potenzialità in termini di miglioramento della qualità della vita cittadina.

Questo obiettivo si può ottenere attraverso delle modifiche agli spazi pubblici che –  prendendo come riferimento le esigenze delle persone e mettendo in secondo piano quelle del traffico motorizzato – sottolineino fortemente le loro caratteristiche di luoghi di vita e di socializzazione. Queste modifiche prendono atto dell’esistenza (ineliminabile?) di un conflitto tra le esigenze della socialità e quelle dei flussi di traffico motorizzato e provano a gestirlo dialetticamente, senza rimuovere uno dei due corni del dilemma. Cercano insomma di ristabilire una “democrazia della strada urbana” che la ormai quasi secolare assimilazione di quest’ultima ad asse di collegamento veicolare di fatto nega, legittimando – attraverso l’adozione di codici pensati per ben altri tipi di infrastruttura – la prevaricazione del più forte sul più debole.

L’adozione di questo tipo di progettazione urbana e della viabilità implica anche quindi un ripensamento delle regole di circolazione. In Belgio è già stato adottato un “code de la rue” separato e distinto dal “code de la route”, così come in Francia i codici prevedono le cosiddette “zone de rencontre”

Due gli aspetti caratterizzanti questo nuovo modo di organizzare gli spazi urbani: la riduzione drastica delle velocità di circolazione e la valorizzazione delle capacità di interazione degli individui, a detrimento di una presenza invasiva della segnaletica verticale ed orizzontale la cui semplice presenza induce spesso a comportamenti che non tengono conto della differenza tra una via urbana e un’autostrada. Può sembrare assurdo ma non lo è: la sicurezza delle strade urbane è garantita molto meglio dall’assenza di segnaletica che dal suo contrario. A patto di creare il giusto contesto volto a mutare l’esperienza percettiva degli utenti dei quali deve riuscire a valorizzare il senso di responsabilità personale.

Le esperienze all’estero ci dicono che è possibile modificare in senso condiviso una sorprendente quantità di spazio stradale: anche se avremo sempre bisogno di una percentuale di spazio urbano da riservare al traffico veloce, ci sono moltissime strade, piazze e incroci – frequentate anche da parecchie migliaia di autoveicoli al giorno – che potrebbero essere trasformate in shared space a beneficio di tutti.

Qui potete scaricare il programma del convegno.

Qui l’intervento di Nuova Mobilità.

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