Il bambino Ecopass e il re nudo.

Letizia Moratti, sindaco uscente e candidata in affanno per il rinnovo dell’incarico, non ha resistito alla tentazione che anche un anno e mezzo fa aveva convinto il futuro ex presidente della provincia milanese a prendere una posizione contraria a Ecopass nel tentativo di una difficilissima rimonta.

Stando a quanto riportato da Libero.news la Moratti si è espressa per un’abolizione di Ecopass per i suoi elettori (gli abitanti di Milano) mantenendo invece il pedaggio per gli abitanti dell’hinterland. Le motivazioni: grazie ad Ecopass l’inquinamento si è abbassato perchè i milanesi sono passati a veicoli meno inquinanti, il traffico è diminuito e con i proventi dei pedaggi degli abitanti di fuori Milano finanzieremo la ristrutturazione degli impianti di riscaldamento. Inoltre in un periodo di difficoltà economica non è giusto tassare ulteriormente i cittadini.

Si tratta evidentemente di una dichiarazione strumentale e opportunista da parte di una persona che non più tardi di due mesi fa sosteneva di voler votare sì a tutti e 5 i referendum milanesi sull’ambiente e che probabilmente lascerà il tempo che trova. Tuttavia ci piace moltissimo per il condensato di luoghi comuni che esprime e sui quali, più o meno inconsapevolmente, cerca di fare leva. Luoghi comuni che spesso ritroviamo anche in decisioni e programmi molto più accorti e di lungo respiro, ma che qui emergono in maniera visibilissima.

Luogo comune n. 1.

La mobilità automobilistica è la causa di un solo problema: l’inquinamento. Per affrontarlo dunque basta adottare veicoli meno inquinanti. Inutile dire quanto questo approccio estremamente riduttivo sia pericoloso. Uno dei motivi che hanno spinto i sostenitori di Ecopass a chiedere il referendum è stato proprio il fatto che, trattandosi di una pollution charge, non riesce a gestire in maniera ottimale il problema, consentendo comunque quelle scappatoie (l’acquisto di vetture meno inquinanti) che la Moratti considera (o fa finta di considerare per presupposta convenienza elettorale) delle “soluzioni”.

Se i lettori mi consentono una piccola digressione filosofico-sociologica il concetto di auto “ecologica” è assolutamente sovrapponibile al re nudo della fiaba di Andersen: quello che un bambino può vedere non appena ha le gambe per sorreggersi viene sistematicamente ignorato da adulti spesso istruiti e navigati. La prima cosa dei nostri sistemi di mobilità che salta agli occhi non sono le Pm10 che escono dai tubi di scappamento, ma la cornucopia di lamiera che invade le nostre strade.

Luogo comune n.2.

Adesso che abbiamo risolto un problema non dovete più preoccuparvene, andiamo tutti al mare. Spessissimo i nostri politici ed amministratori affrontano i problemi delle loro comunità –  entità complesse e interagenti di continuo le une con le altre e al loro stesso interno in un reciproco intrecciarsi di azioni e reazioni – con lo stesso atteggiamento dell’idraulico che va a riparare lo scarico della casalinga di Voghera. Una volta che lo scarico è a posto la casalinga paga (vota) e l’idraulico quando ha aggiustato abbastanza scarichi va in vacanza e si dimentica dello scarico (del mare di auto che devastano le nostre città).

In realtà il problema della mobilità urbana – come tutti gli aspetti del vivere moderno – non è una cosa che si risolve, ma va continuamente gestito, con perserveranza, impegno, continuità, decisione e coerenza. Anche se probabilmente molti elettori sono sedotti dall’idea di una politica che risolva i loro problemi una volta per tutte dovrebbe essere compito anche di una classe dirigente seria ed onesta richiamarli al senso di realtà. Invece si preferisce spesso utilizzare il problema per scopi molto personali , in questo caso smaccatamente evidenti. Ma quante volte abbiamo assistito alla progettazione e costruzione di chilometri e chilometri di tangenziali e superstrade che avrebbero dovuto essere la soluzione “definitiva”? Salvo poi accorgerci che realizzata quella soluzione, guarda un po’, mancava sempre qualche altro pezzettino…

Luogo comune n.3

Forse questo non è tanto un luogo comune, quanto piuttosto un malcostume politico. Si sostiene apertamente che con i proventi dell’Ecopass così riformato si andranno a finanziare le ristrutturazioni degli impianti di riscaldamento dei milanesi. In altre parole i non milanesi, invece di vedere la tassa alla quale andranno soggetti reinvestita in un sistema di mobiltà alternativa all’auto, vedranno i loro soldi andare letteralmente in fumo nei camini dei milanesi che ringrazieranno del regalo. E’ un classico italiano imporre tasse ai profani per ridistribuirle ai fedeli: l’esempio più eclatante che salta alla mente è quello dei proventi derivanti dagli oneri di urbanizzazione che invece di andare a compensare la sottrazione alla comunità di una fetta di territorio vengono utilizzati per finanziare la spesa corrente (leggi stipendi dei dipendenti comunali).

I proventi di una tassa del genere dovrebbero andare a finanziare modalità di trasporto meno invasive. Se si vuole risolvere il problema delle caldaie inquinanti si utilizzi lo stesso principio di Ecopass per le bollette del gas applicando una sovratassa sui consumi agli impianti che non rispettano determinati requisiti per finanziare non solo caldaie meno inquinanti ma anche  solare , geotermico e coibentazioni.

Luogo comune n. 4

Non è giusto, in un periodo di crisi economica, chiedere più tasse, l’auto costa già troppo, soprattutto per i cittadini a reddito più basso. Potrebbe essere anche un’affermazione condivisibile se si parlasse in generale. Ma se l’obiettivo del balzello è proprio quello di rendere inutile la costosissima automobile garantendo comunque un buon servizio di mobilità per la maggioranza dei cittadini (cosa realizzabile in tempi sicuramente non lunghissimi) allora forse si tratterebbe di un’imposizione che consentirebbe a singoli ed imprese un notevole incremento della propria capacità di spesa.

Scommessa

Visti i precedenti risultati di chi ha provato a utilizzare Ecopass per recuperare voti in campagna elettorale si accettano scommesse su chi governerà Milano per i prossimi quattro anni… chissà che questo genere di dichiarazioni ormai, invece di solleticare le pance degli elettori, non danneggino chi le pronuncia. Forse questi luoghi comuni cominciano a far parte più del nostro passato che del nostro presente.

2 pensieri su “Il bambino Ecopass e il re nudo.

  1. la carta dell’abolizione dell’Ecopass sembra la classica mossa disperata (suona un po’ come “Aboliremo l’ICI”, non vi pare?). Solo per i cittadini milanesi però. Chi non è di Milano paga chi è di Milano per farlo entrare gratis in centro e per sistemare il suo impianto di riscaldamento. Bella mossa, non c’è che dire. Ma soprattutto sbagliata.

    Al di là della superficialità dimostrata da chi ha queste trovate, che vorrebbero blandire gli elettori con argomenti sempre della stessa natura (aboliremo tasse, ecc.), trattandoli sempre come degli stupidi che si fanno fregare semplicemente facendogli annusare la possibilità di risparmiare 10 euro, quello che appare evidente è la notevole incompetenza dimostrata con questa proposta sul tema delle politiche di mobilità.

    Si tratta di una legge economica molto nota, e stupisce che chi governa una grande città non la conosca. La leva tariffaria o fiscale (cioè tasse e pedaggi) si applica in un certo settore (nel nostro caso la mobilità urbana) per facilitare il cambio di comportamento (ove possibile) tra diverse alternative (es. auto o mezzo pubblico). La condizione necessaria è però che le risorse generate dal prelievo tariffario o fiscale applicato nel settore (es. ecopass, tasse sul carburante, ecc.) siano utilizzate per potenziare l’alternativa verso cui si vuole far muovere il comportamento (es. ti faccio costare di più l’auto con le tasse, ma i soldi che mi dai li uso per darti un servizio pubblico più forte). E questo vale per tutti i settori.

    Usare i soldi dei pendolari dell’hinterland (peraltro già penalizzati rispetto ai residenti a causa dalla distanza e del servizio pubblico più scarso) per sistemare gli impianti di riscaldamento dei residenti è quindi un’idea non solo iniqua, ma anche del tutto inefficace dal punto di vista trasportistico: in questo modo l’unico effetto che si ottiene per il pendolare non residente è una tassazione che disincentiva l’uso dell’auto ma non gli offre niente in cambio. La congestione quindi resterà la stessa (anzi, aumenterà se i residenti non pagheranno più)… alla fine l’inquinamento e le malattie aumenteranno nuovamente.

    Che dire? Vedremo se i cittadini milanesi sceglieranno i loro amministratori in base alla loro competenza o rincorrendo il miraggio di una misera quanto inutile elemosina.

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