L’ABC della ciclabilità urbana.

Esiste in Italia una Città per Ciclisti? La risposta, scontata, è ovviamente no. Non ci sono città che possano reggere il confronto con Copenhagen, Odense, Groningen o Amsterdam. Come mai? A questa domanda si possono dare due risposte, una, tecnica, che riguarda l’arretratezza del nostro sistema legislativo in materia di ciclabilità e quindi la reale impossibilità da parte delle città di poter operare con fondi e criteri adeguati nello sviluppo della mobilità ciclistica, e una culturale che è il riflesso della visione autocentrica sviluppata in Italia dall’epoca del boom economico.

da Cittainbici.it

Abbiamo assistito inermi allo sventramento delle nostre città, alla demolizione di mura secolari per permettere alle auto di invadere i nostri centri storici. A deflorazione avvenuta è difficile tornare indietro ma è questo che ci viene chiesto, dai cittadini, dall’ambiente. Il modello anacronistico della città diffusa, adottato in Italia con decenni di ritardo, ha fatto il resto, aumentando le distanze dai centri attrattori e rendendo la bicicletta non più competitiva. Si vive in un posto, si lavora in un altro, i bambini vanno a scuola in un luogo opposto a dove siamo costretti a fare la spesa; uno schema urbanistico che incoraggia l’uso dell’auto. Un dato di fatto difficile da rimediare.

Tuttavia in Italia ci sono tante Città per Ciclisti… per un aspetto, importante, ma non esaustivo. C’è Padova con le rotonde con ciclisti nell’anello, c’è Bologna con le Case Avanzate, c’è Bolzano con la comunicazione, c’è Reggio Emilia con la Zona 30, c’è Modena con l’estensione della rete e Mestre per la qualità della rete, c’è Ferrara con la tradizione mantenuta, nonostante tutto, c’è Bari che ha sfatato il luogo comune che nel meridione non si può fare nulla per la bici. Tante città che nel loro piccolo hanno fatto parte di quel che si potrebbe fare: Carpi, Firenze, Genova, La Spezia, Lodi, Monfalcone, Padova, Parma, Pisa, Pordenone, Ravenna, Schio, Senigallia, Trento, Treviso, Torino, Udine, Verona, Vicenza. Tanto per citarne alcune che con entusiasmo hanno aderito al Giretto d’Italia. A loro va il nostro ringraziamento per essersi unite in uno sforzo comune, quello di dimostrare all’Italia tutta che “in bicicletta è possibile”.

Tutto questo è raccontato nel dossier di accompagnamento del Giretto d’Italia edito a cura di Legambiente, FIAB e Città in Bici. Un’antologia che spiega da dove le Città sono partite e quali azioni hanno messo in campo per portare in sella i cittadini dei loro municipi, ma anche quali obiettivi hanno raggiunto, le particolarità del loro territorio e i progetti futuri.

Insieme alle esperienze virtuose anche un particolarissimo Abbecedario, dove ad ogni lettera dell’alfabeto corrispondono uno o più modi per favorire la ciclabilità urbana. Azioni che vanno oltre gli interventi di carattere strutturale come la realizzazione di piste ciclabili, percorsi protetti e parcheggi d’interscambio e che spaziano nei campi della cultura, del turismo, dello spettacolo e dei servizi.

Dalla A di Attraversamenti ciclabili per favorire la precedenza dei ciclisti fino alla Z di Zona 30 che abbassa il limite di velocità dei mezzi a motore in alcune vie, nell’A-bici di Cittainbici, Fiab e Legambiente ci sono molte idee che si possono realizzare per incentivare l’uso della bicicletta.

Per scaricare il dossier clicca qui

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