10 motivi per cui odio le biciclette (e i ciclisti)

Come cittadini dovremmo essere abituati alla consapevolezza di essere persone che trovandosi ad utilizzare, vivere e condividere degli spazi comuni hanno anche interessi e destini in comune. Purtroppo, forse per la carenza di riferimenti tipica di questa epoca così liquida e sfuggente, ci troviamo spesso a rifugiarci al confortevole riparo di chi vive, pensa e agisce come noi, sposando l’illusorio concetto di un “noi” separato da “loro”. E la mobilità urbana è uno di quei campi dove più che mai il dibattito è distorto da questi atteggiamenti che portano i singoli cittadini ad identificarsi con una modalità di trasporto, generalmente quella che utilizzano di più: i ciclisti, i pedoni, gli automobilisti, gli utenti del trasporto pubblico (per la lobby degli utenti del car sharing e quella degli utenti del bike sharing ci sarà da aspettare ancora un po’…).

E quando le premesse sono quelle dello scontro tra tribù rivali per il controllo di un territorio non sorprende che i toni del dibattito arrivino a surriscaldarsi come nel caso della seguente mail, anonima, arrivata l’altro giorno a WorldStreets.

Caro Editore,

spero davvero che questa lettera verrà pubblicata. Il punto di vista degli automobilisti non viene preso in sufficiente considerazione dalle autorità pubbliche, visto che mi pare stiano cominciando ad inondare di bicilette qualunque angolo di questa città. Quello che chiedo è solo un atteggiamento più neutrale ed equo. Le mie ragioni?

  1. Prima di tutto, il progresso avrebbe dovuto eliminare tutte queste biciclette. E’ estremamente irritante il fatto che dopo aver spesso tutti questi soldi per rendere le città sicure per le automobili ci siano ancora dei ciclisti che si mettono di traverso sulle strade. Non è giusto.
  2. I mezzi di per sè non sono assolutamente moderni. Li trovo disgustosi, deboli, sottopotenziati… roba da femminucce.
  3. Si mettono sulla strada delle nostre auto rendendo nervosi gli automobilisti come me (cioè tutti). Questo ci distrae ed è causa di incidenti. E comporta un notevole esborso di denaro.
  4. Non so se ci potete credere, ma ci sono anche delle città che non si accontentano di mettere le piste ciclabili sui marciapiedi, ma addirittura pretendono di ridurre lo spazio di circolazione automobilistico per riservarlo alla ciclabilità. Questo atteggiamento è assolutamente reazionario e patologico. Non possiamo permettere che continui.
  5. E adesso sento che qualcuno sta perfino arrivando a togliere alle auto degli ottimi parcheggi. Eppure sappiamo tutti che l’abbondanza di parcheggio, preferibilmente gratuito, è la chiave del successo di una città.
  6. I ciclisti non mi piacciono. Si pongono sempre in un atteggiamento di supposta superiorità morale. Sono arroganti. Non sanno stare al loro posto. Li trovo viscidi, aggressivi e minacciosi. Mi dà parecchio sollievo il fatto di essere protetto dalla loro presenza dalla carrozzeria e dalla velocità della mia auto.
  7. Sono una minaccia quando devo percorrere il breve tratto a piedi che mi separa dalla mia destinazione quando ho parcheggiato l’automobile. Sono molto pericolosi.
  8. Sembrano spazzatura. Avete mai visto migliaia di biciclette parcheggiate in qualunque spazio pubblico?
  9. Per fortuna l’industria della bici è piccola e con poco potere economico e politico, così alla fine le auto prevarranno. Molte più auto.
  10. E poi, lo sapete? Non pagano nemmeno le tasse. Questo è proprio ingiusto.

Non ne posso più e non ne voglio più sapere di loro! Spero che anche voi non ne possiate più e siate pronti a fare qualcosa. Dobbiamo unirci per combattere questa minaccia.

(mail anonima)

# # #

L’autore:

Ha rifiutato di fornire le proprie generalità. Ha comunque allegato una foto della quale lo ringraziamo. Nel frattempo la rete internazionale di collaboratori di WorldStreets, la Al Jazeera della mobilità sostenibile, si sta attivando per risalire all’identità dell’autore.

# # #

Qualunque reazione vi suscitino i toni di questa lettera siete caldamenti invitati a pubblicarla in calce al post.

7 pensieri su “10 motivi per cui odio le biciclette (e i ciclisti)

  1. Io l’ho trovato divertente. E’ una figura retorica usata spesso nella satira: si usa esagerare qualcosa in modo da evidenziare il suo contrario. Suppongo che l’anonimo autore abbia volutamente omesso il suo nome al fine di non evidenziarsi rispetto alla massa silenziosa che usa le biciclette e dare forza al suo pensiero di appartenenza al gruppo.
    Se invece non fosse così, sarebbe solo un coacervo di sciocchezze. E non sarebbe nemmeno il primo che sento sostenere che le bici sono pericolose per gli automobilisti.
    Claudio, il mio nome.

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  2. E’ evidente che la lettera è una presa in giro, i veri “odiatori di ciclisti urbani” non scriverebbero mai motivazioni così attaccabili, a parte l’arroganza, che però da ciclista urbano riconosco a parecchi “colleghi”.
    Ho scritto “odiatori di ciclisti urbani” e non automobilisti, perchè la categoria è più ampia e comprende pedoni, soprattutto se possessori di cani, che ormai passano sulle ciclabili senza il minimo ritegno (altro che i ciclisti sui marciapiedi), i conducenti delle due ruote a motore che ormai non guardano altro che il loro percorso, ascoltando musica o parlando al cellulare incastrato nel casco. infine ci metterei anche i ciclisti della domenica che spesso poi al lunedì salgono in auto e si comportano peggio degli altri… comunque “non ti curar di lor ma guarda (e soprattutto) passa (che loro sono fermi)”.
    Vi segnalo il Bike to Work Day a Roma per Giovedì 12 maggio 2011.

    promosso dai Ciclomobilisti

    Rispondi
  3. Il grosso problema è la maleducazione. Il mancato rispetto delle regole è maleducazione. Non rispettare i ciclisti è maleducazione. Non rispettare i sensi unici, i semafori, le precedenze, i pedoni, i marciapiedi, ecc. è grande maleducazione.
    Una volta i cafoni maleducati ed arroganti giravano con SUV costosi (cayenne, ad esempio), adesso sono tutti in bicicletta, così non pagano neanche le tasse!
    Si sta confondendo l’ecologia (falsa) con l’invidia per il vorrei ma non posso (vera).

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  4. Milano. 14:30 dietro mario pagano. In moto, casco, 35 km/h, senso unico, da dietro la curva a gomito arriva una ciclista, una mano sola (l’altra con cellulare in conversazione), pieno contromano, conversazione appassionata, in pieno centro strada, freno per non investirlo, asfalto bagnato, scivolo, in piedi per miracolo… il ciclista mi manda affanculo… Il prossimo non lo manco… – See more at: http://www.mazzei.milano.it/2013/12/16/morire-in-area-c-a-milano/comment-page-1/#comment-84152

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  5. Pingback: 10 motivi per cui odio le automobili (e gli automobilisti) | Nuova Mobilità

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