L’industria dell’auto tedesca si butta nel car sharing

Il car sharing è forse davvero quello che qualcuno definisce “l’ultimo chiodo nella bara della vecchia mobilità”. Infatti, anche se non assorbirà mai più di una piccola percentuale della domanda di mobilità, inserito in un contesto in grado di offrire anche molte altre alternative all’automobile privata funziona da catalizzatore di un drastico cambiamento di abitudini di spostamento e di una altrettanto drastica riduzione del tasso di motorizzazione privata.

Di fronte a questa possibile rivoluzione portatrice, accanto a scontati effetti positivi sulla sostenibilità dei trasporti, delle città e della vita, anche di tutta una serie di problemi per le casse pubbliche che vivono anche di proventi dalle tasse di registrazione automobilistiche e per l’industria dell’auto e il suo indotto si può scegliere l’atteggiamento dello struzzo infilando la testa sotto la sabbia o si può tentare di inserirsi in un trend che potrà caratterizzare la mobilità urbana del XXI secolo. E’ quello che alcune case automobilistiche tedesche pare abbiano già capito, indicando forse una via d’uscita anche a quella che è la crisi occupazionale di questo settore: un’economia basata più sulla produzione di servizi che di beni materiali. Dopo Daimler, anche  BMW sembra voler seguire questa strada.

Fotografia dei gestori dei servizi di car sharing in Italia all’inizio del 2010: da notare il rapporto tra numero di auto e di utenti, in un paese dove ci sono due auto ogni tre abitanti, neonati e novantenni compresi. Molti degli utenti hanno rinunciato addirittura alla prima auto in proprietà.

 

di Dave Brook

Le compagnie automobilistiche tedesche devono avere scoperto qualcosa che noi non conosciamo ancora! La BMW ha annunciato la sua entrata nel mercato del car-sharing a Monaco con una flotta di 300 BMW serie 1 e Mini Cooper, che diventerà operativa ad Aprile, che prevede la possibilità di spostamenti di sola andata. A questa seguiranno altre 500 automobili a Berlino.

I parcheggi a disposizione saranno sia su strada che in garage collocati nella “Mittler Ring” area di Monaco.

Il costo fisso annuale per accedere al servizio “Drive Now” è di 29 euro. I costi di utilizzo partono da 29 centesimi al minuto, tasse comprese (la stessa tariffa applicata da Daimler ad Amburgo). La Mini Cooper avrà una tariffa oraria massima di 14.90 euro. E’ prevista anche la possbilità di parcheggiare l’auto mantenendo l’utilizzo della vettura al costo di 0.10 euro al minuto. Questo risolve una delle maggiori preoccupazioni dei clienti di servizi di car-sharing di sola andata.

Il servizio sarà di proprietà al 50% di BMW e per il restante 50% di Sixt Car Rental, con BMW che fornirà auto e tecnologia e Sixt che gestirà le operazioni. BMW ha per l’occasione creato una nuova divisione – BMWi – dove i sta per innovazione, cioè che sono qualcosa di più di una semplice fabbrica di automobili. BMW e Sixt intendono fornire il servizio in molti paesi con l’obiettivo di servire un milioni di clienti entro il 2020.

Naturalmente c’è un’applicazione che vi permette di localizzare i veicoli più vicini a voi.

Il nuovo servizio è causa di parecchi preoccupazioni tra le compagnie di car sharing già operanti in queste città:

  • Monaco: StattAuto München, DB Carsharing e Drive Carsharing;
  • Berlino: Cambio, Hertz Connect, Stadtmobil, DB Carsharing, Sixti Car Club (in competizione con se stessa) e Greenwheels

E’ probabile che i dirigenti di Daimler Car2go non siano molto contenti di questo crescente affollamento del loro campo di intervento, specialmente per la disponibilità di vetture a quattro porte a prezzi competitivi. E che impatto avrà questa nuova entrata sulla strategia globale di Zipcar?

Ma forse si sta solo ripetendo la situazione di dieci anni fat quando le compagnie di car sharing di prima generazione di preoccupavano dell’aumento della competizione ma si accorsero che c’era abbondanza di spazio per parecchie compagnie nelle grandi città – forse questa competizione legittima l’esistenza del car sharing agli occhi dei consumatori? E fino a che i costi di iscrizione al servizio sono così bassi i clienti possono certamente permettersi di effettuare abbonamenti multipli.

Il lancio di un secondo servizio di car sharing “aperto”, di sola andata dovrebbe mettere in guardia le città sul bisogno di pensare in maniera diversa lo sviluppo di nuove politiche di parcheggio che contribuiscano non solo ad accogliere questi nuovi servizi di mobilità, ma anche a promuoverli. Sul lungo periodo mi aspetto che questi servizi possano assumere le caratteristiche di un servizio pubblico molto più di qualunque altra cosa. Anche se questo potrà avere effetti benefici sulla qualità della vita dei residenti, ci potranno essere dei problemi dalla riduzione degli introiti derivanti dalle tasse di registrazione dei veicoli.

Articolo originale su Carsharing.US

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L’autore

Dave Brook è un consulente sul car sharing e sui servizi di nuova mobilità. Ogni tanto posta le sue idee sul car sharing in Nord America e nel mondo sul suo sito  www.Carsharing.us.

Un pensiero su “L’industria dell’auto tedesca si butta nel car sharing

  1. bene.
    Riassumendo le buone notizie sono due:
    1- Anche per quanto riguarda il car sharing si sta lavorando per poter permettere gli utilizzi ‘aperti’ (e sarei curioso di capire come stiano lavorando per la loro regolazione);
    2- C’è aria di concorrenza nella fornitura di servizi di sharing. Questo può, da un lato, disorientare l’utenza, ma dall’altro lato, quello positivo, incentivare le aziende operanti a una migliore performance.

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