Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi

Capita frequentemente, occupandosi di tematiche come la sostenibilità dei trasporti, delle città e delle nostre vite, di imbattersi in tecnologie che promettono di offrire molto sotto questo aspetto, a volte anche a ragion veduta. Ma come i lettori di questo blog avranno notato, in questo luogo virtuale lo spazio dedicato agli aspetti più strettamente tecnologici è ridotto davvero ai minimi termini, eccezion fatta per quelle tecnologie che implicano fortissime ricadute in termini di cambiamenti di abitudini e di stili di vita (come per es. le tecnologie dell’informazione utilizzate dai servizi di bike sharing) e che abbiamo già di fatto a disposizione.

Questo perchè siamo convinti che quando si porta la discussione su questi aspetti si rischia di mettersi in un’ottica che trascura le possibilità che già abbiamo oggi di affrontare il problema e che troppo spesso vengono sottovalutate. Una conferma di questa nostra posizione arriva da una ricerca condotta per conto dell’industria dell’auto da una nota agenzia di consulenza, sui potenziali di mercato dell’auto elettrica:

Deloitte,un agenzia internazionale di consulenza, ha recentemente pubblicato uno studio che rileva come la maggioranza dei consumatori europei non sono pronti all’adozione dei veicoli elettrici. Infatti solo il 16% dei 4760 intervistati si dichiara pronto all’acquisto di un’auto elettrica. Quindi, anche se il settore è in continua crescita in termini quantitativi e qualitativi, come dimostra la recente attribuzione del premio di Auto dell’Anno per il 2011 alla Nissan Leaf, l’industria dell’auto dovrà continuare i suoi sforzi nei miglioramenti tecnologici.

“Non ci sono dubbi che i veicoli elettrici rappresentino il futuro dell’industria dell’auto”, dice Dave Raistrick, responsabile produzione di Deloitte UK. “Comunque, anche se si registra un crescente interesse dei consumatori verso questo settore, le attuali offerte del mercato generalmente non rispondono alle loro aspettative in termini di autonomia, tempi di ricarica e prezzi di vendita”. Sempre secondo Raistrick “la quota potenziale di mercato dei veicoli elettrici tra dieci anni si aggirerà intorno al 10%”.

Fonte: The CityFix
 

Quindi, se tutto va bene, la montagna di sforzi del settore automobilistico per convertirsi all’elettrico partorirà, tra 10 anni, il topolino di un’auto ogni dieci non alimentata da combustibili fossili. Che potrà contribuire a ridurre alcuni degli impatti dei nostri sistemi di mobilità sull’ambiente, ma non prenderà sicuramente per le corna il toro dell’occupazione di spazio e della sicurezza delle nostre strade e piazze. Per tacere il problema della produzione dell’energia e della rottamazione.

Al contrario se si affonta il problema in un’ottica più stringente, cercando di non delegare a futuri miglioramenti tecnologici attualissime responsabilità sociali e politiche, ci si accorge che molto può essere fatto qui ed ora per ridurre le auto in circolazione e al contempo migliorare la mobilità. Gli esempi non mancano: a Bologna il traffico in centro è diminuito del 25% in 5 anni, in seguito all’introduzione di una serie di misure volte a scoraggiare gli spostamenti in auto e a favorire forme alternative di mobilità. A Milano, la timidissima applicazione di misure di road pricing ha portato a una riduzione del 14% dei veicoli in entrata nel centro del capoluogo lombardo. Percentuale che sale a oltre il 70% per le vetture soggette al pedaggio.

Insomma ridurre il traffico e muoversi meglio si può fare. Qui e ora. Aspettare i miglioramenti della tecnologia nasconde solo un rifiuto delle proprie responsabilità.

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