Mobilità dalle donne. Per le donne e per tutti.

Non so se ve ne siete accorti ma stiamo perdendo le battaglie sul clima, sull’ambiente, sulla giustizia sociale, su città più eque e sostenibili, su dei trasporti di qualità per tutti, sulla salute, sull’esclusione sociale, sulla qualità della vita, sul ricatto delle risorse, sulla fiducia nella politica e nei politici… e la lista potrebbe continuare ancora molto.

E di fronte a queste sconfitte la nostra attenzione e il nostro impegno sono rivolti a innumerevoli piccoli dettagli, nessuno dei quali, tirate le somme, è in grado di fare l’enorme differenza necessaria.

Se ci fosse una qualunque cosa che da sola potesse interrompere questa spirale negativa, quale potrebbe essere?

di Eric Britton

A mio parere bisognerebbe introdurre nella totalità degli organismi decisionali nel nostro campo la piena parità di genere. Senza di questa, non può essere presa nessuna decisione.

Fin dagli albori della New Mobility Agenda ci siamo posti due obiettivi politici molto specifici riguardo il coinvolgimento delle donne in questo settore, entrambi non meno pratici e politici che etici. Se scorrete gli articoli raccolti sotto
http://worldstreets.wordpress.com/category/users/women/ vi accorgerete che parliamo di questi temi una o due volte al mese come parte del nostro appassionato e continuo impegno di lungo termine a servizio di questa causa.

Il primo dei nostri argomenti a favore di un maggiore ruole delle donne nei posti di responsabilità in questo settore può essre riassunto dal concetto delle “donne come metro di misura per la sostenibilità delle vite”.

Il secondo riguarda il ruolo della leadership femminile nei trasporti.

1. Donne metro di misura della sostenibilità

Non serve essere dei geni per accorgersi, dopo alcuni anni passati a osservare e a lavorare con  progetti, programmi, risultati, fallimenti e ipocrisie nel settore dei trasporti in molte parti del mondo, che i limiti delle politiche che hanno portato a questo pasticcio sono una diretta funzione di (1) il genere di persone che prendono le decisioni che le caratterizzano e (2) il genere di persone e interessi ai quali queste decisioni sono rivolte. Il che vuole dire sostanzialmente: (a) decisioni ed investimenti effettuati principalmente da maschi e (b) per persone (prevalentemente di sesso maschile) che o desiderano o hanno già accesso a un’auto privata. Questo non è un grande mistero, no?

Il risultato, come tutti sappiamo molto bene, è quello di un sistema di trasporti che presta molta più attenzione alle auto e alle loro necessità che all’intera popolazione con i suoi bisogni molto differenziati.

E’ quindi il momento di tornare a sedersi intorno al tavolo per trovare un nuovo metro di misura che sostituisca quello vecchio (cioè tutti quei maschi nelle loro macchine), che di fatto può essere rappresentato dalle donne di ogni età e di ogni condizione sociale.

Non potrebbe essere più semplice. Le donne rappresentano un ottimo metro di misura per la qualità dei nostri spazi pubblici. Se progettiamo i nostri sistemi di mobilità per offrire un servizio di qualità a tutte le donne in ogni situazione, arriviamo a ottenere un sistema di trasporto completamente diverso. E migliore. Se consideriamo l’intero spettro delle situazioni economiche , dei limiti alla mobilità, dei doveri quotidiani che si presentano a una donna durante l’arco della sua vita arriviamo a mettere a punto una serie di criteri progettuali e di soluzioni trasportistiche che non serviranno meglio solo le donne, ma l’intera società.

Avendo questo in mente, fin dai primi giorni di vita di World Streets, nel post dal titolo
“Sustainable Transportation Anyone?: It is high time for Plan A”, cercavamo di mettere in evidenza questi concetti all’interno della nostra lista di blocchi costitutivi di una strategia per una nuova mobilità (potete trovare l’intero articolo qui: https://nuovamobilita.wordpress.com/chi-siamo/about/il-piano-a-per-una-nuova-mobilita/). Ecco cosa si dice in proposito:

5. Progettazione per le donne: la vecchia mobilità era pensata e progettata per un ben determinato tipo di utenza (pensateci!). E così dovrebbe essere anche la nuova mobilità: ma questa volta dovrebbe venire pensato per soddisfare i bisogni specificamente femminili, di tutte le età e condizioni sociali. Fate questo e chiunque verrà servito meglio. E per farlo c’è bisogno di uno spostamento dei ruoli dirigenziali a favore delle donne, favorendo la piena parità dei sessi in tutti gli organismi coinvolti nei processi decisionali. E’ così semplice.

Ma questo rappresenta solo la metà del lavoro.

2. Il ruolo di una leadership femminile (pensare in Norvegese)

Le nostre soluzioni trasportistiche non devono solo essere concepite avendo in mente le donne. Devono venire prese dalle donne. E, mentre le donne fanno questo, lo fanno per tutti. (Spero che questo sia abbastanza facile da comprendere).

Datemi un passagio o crepate

 

Ma una parità di genere di facciata, anche se rappresenta già un inizio, molto probabilmente non basta.

E’ stato spesso osservato come possa succedere che le donne che arrivano ad occupare dei posti di responsabilità cominciano molto presto a conformarsi agli schemi comprtamentali e ai valori maschili. Gli esempi sarebbero molto pericolosi… ma pensiamo alle donne in questi ruoli che hanno davvero agito diversamente dagli uomini che avevano precedentemente occupato la stessa posizione.

E’ solo che le visioni del mondo e i valori ai vertici del settore trasporti sono, generalmente, molto maschili! E questo è esattamente quello che dobbiamo cambaire se vogliamo cambiare il futuro.

Allargare lo spettro di competenze dei decisori

L’espansione forzata e di importanza primaria che richiede la piena parità di genere fa da apripista a un’altra priorità che porta con sè un ulteriore bisogno di significative correzioni. Ci può aiutare ad ampliare enormemente lo spettro di background formativi e di competenze che possono contribuire a prendere delle decisioni. Abbiamo quindi la possibilità di correggere alcune delle storiche inadeguatezze del settore che sono alla base della sua povertà di prestazioni in molti contesti.

Naturalmente, mentre cerchiamo di coinvolgere maggiormente le donne cerchiamo di arricchirci nei classici ambiti della pianificazione dei trasporti, del traffic management, della progettazione finanziaria, della formulazione di scenari e del tradizionale spettro di “competenze pesanti” che occupano la parte più in vista del palco. Ma questo non basta.

Per fare bene questo lavoro dobbiamo anceh migliorare moltissimo le nostre competenze in aree come l’ambiente, l’utilizzo del territorio, la salute pubblica, il rapporto tra città e aree rurali, le relazioni comunitarie, la demografia, i servizi sociali, la psicologia comportamentale, l’istruzione, la cura dell’infanzia, la creazione di lavoro, la riduzione della povertà, la comunicazione e in generale in tutte quelle aree importanti per la nostra vita quotidiana che finora non hanno ricevuto la necessaria attenzione nelle discussioni che riguardano i trasporti e nelle decisioni che ne sono scaturite. Qui abbiamo bisogno sia di uomini che di donne per migliorare la comprensione di questi temi critici e per ispirare politiche e pratiche del settore.

Sessismo?

Ora, non è che io pensi che le donne siano per qualche motivo migliori, più intelligenti o più nobili di noi maschi rallentati dal nostro cromosoma Y. Non è questo il punto. Piuttosto ho visto nella mia esperienza che le donne hanno spesso, sotto molti aspetti, un punto di vista differente sul mondo. E’ da questa diversità che dobbiamo trarre profitto.

Comunque per permettere a tutto questo di realizzarsi dobbiamo andare oltre la solita rappresentazione formale. Abbiamo bisogno della forza delle donne. E abbiamo bisogno del loro numero. Una manciata di donne sparse qua e là non è sufficiente a far scattare un cambiamento. Mettete abbastanza donne in una struttura decisionale e ci terranno per bene sulla graticola. Lo prometto. (Il concetto chiave qui è “abbastanza”).

Possiamo trovare delle analogie nella nostra recente esperienza con il sempre maggiore ruolo dei ciclisti in alcune città. Se sulla strada non ce ne sono, sono in pochi quelli che pensano al ciclismo. Se ce ne è qualcuno, non fa una grande differenza. Ma una volta che si raggiunge una massa critica, una forte presenza, questo comincia a cambiare tutto. E non solo per i ciclisti. Ci sono prove evidenti di questo in ogni città dove questa trasformazione ha iniziato a prendere piede.

Possiamo trovare un indizio importante su questi argomenti in una frase del programma “Gender and Built Environment” che ci consiglia: “Non trattate le donne allo stesso modo”. Hmm. Qualcosa che faremmo bene a tenere presente.

Articolo originale: To fix Sustainable Transport: Ensure Full Gender Parity in all Decision and Investment Fora (QED)

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