Le sette semplici verità della mobilità sostenibile.

Qualche volta le cose possono essere semplici.

Senza dubbio il problema più grande che ostacola la battaglia – tutta in salita – per una “mobilità sostenibile” nelle città e nelle nazioni di tutto il mondo è il fatto che finora ognuno sembra avere una definizione del problema e un programma differente. Google questa mattina offre 628mila url in risposta alla ricerca di questa voce e se cercate nella sezione “News” di Google potete farvi uno spiccio corso di formazione sull’incredibile varietà di interpretazioni che vengono date a questo termine da persone, interessi e luoghi differenti.

Preambolo

Questo è perfettamente comprensibile data l’enorme varietà di interessi, circostanze, preoccupazioni e punti di vista coinvolti. Ci sono, per esempio, tutti coloro preoccupati di mgiliorari le condizioni di pedoni e ciclisti; altri che provano a rendere i trasporti pubblici più flessibili; chi invece si dedica al car sharing e al car pooling; qualcun altro che vuole valorizzare i sistemi BRT in una delle loro innumerevoli varianti; chi cerca un maggior coinvolgmento della cittadinanza che porta a un processo di decision making più trasparente; chi si preoccupa di sicurezza e salute; chi di riduzione degli inquinanti; chi dell’efficienza energetica; chi della riduzione del rumore; … etc. etc.

Abbiamo poi su di un altro versante di questa montagna impervia tutta una serie di tematiche che riguardano il ruolo dell’automobile nelle nostre città. Limitazioni di accesso, riduzioni di velocità, miglioramento degli standard prestazionali e, molto probabilmente come punto più importante, richiesta di completa internalizzazione dei costi – di acquisto, di utilizzo, di accesso, di parcheggio e di smaltimento delle due tonnellate di vetro e acciaio che abbiamo così felicemente acquistato alcuni anni fa.

Contemporaneamente ci sono tutte quelle proposte e approcci che dichiarano a gran voce di perseguire la sostenibilità ma che secondo noi dovrebbero essere sottoposte a test rigorosi da parte dell’opinione pubblica. Molte di queste proposte sostengono la necessità di grandi investimenti di denaro e proprietà pubbliche e sono caratterizzate da un considerevole lasso di tempo tra stesura del progetto e sua realizzazione in qualunque città vengano poste in opera. Il loro motto sembra essere: più grande è il progetto, più duro è da vendere, più dobbiamo guardare lontano e lavorare sodo.

Quindi i significati del termine “mobilità sostenibile” sono molteplici e vastissimo il loro ambito di applicazione. Ma possiamo dare loro un senso univoco, se lo vogliamo.

Il primo passo da compiere è quello di acquisire la consapevolezza che in questo campo non ci sono soluzioni univoche, adottate le quali possiamo lasciarci il problema alle spalle. Non importa quali siano le sue pretese, nessun progetto, a prescindere da quanto sia grande, ambizioso e costoso, potrà mai offrire vantaggi a più di una piccola percentuale della popolazione. C’è invece un ormai lungo elenco estremamente vario di politiche, misure e servizi: carote e bastoni. Abbiamo quindi bisogno di una strategia univoca che intrecci questi fili sparsi in nome di un interesse pubblico. Una strategia che funzioni per le megalopoli indiane, cinesi e dei paesi in via di sviluppo; che funzioni per i benestanti paesi OCSE; che funzioni per le piccole cittadine di tutto il mondo. Perchè alla fine vogliamo tutti la stessa cosa (forse no?). Vogliamo un aumento della democrazia e della partecipazione attiva di cittadinanze coinvolte a dare forma ai luoghi che abitano. Un trasporto efficiente, conveniente ed equo per tutti. Quartieri sicuri, tranquilli e non puzzolenti. Comunità integrate, rispettose, socievoli e felici.

Le sette verità della mobilità sostenibile.

Se analizzate le cose a fondo vedete subito che c’è una sola strategia globale che può fare questo lavoro. La possiamo definire attraverso i seguenti concetti:

Verità n. 1: non potremo avere un pianeta sostenibile senza delle città sostenibili.

Verità n. 2: nemmeno si possono avere città sostenibili senza trasporti sostenibili.

Verità n. 3: la chiave per una mobilità sostenibile è porsi come obiettivo verificabile di qualunque progetto, investimento o passo che si compia la riduzione dei km/vettura percorsi sia nel luogo interessato sia in un contesto più generale.

Verità n. 4: queste riduzioni dovranno essere ottenute molto velocemente (nel giro di 1/5 anni) e su larga scala.

Verità n. 5: le risposte politiche si devono basare su una combinazione strategica di carote abbondanti e bastoni inflessibili, le cui caratteristiche, pur variando ovviamente da luogo a luogo, saranno sempre espressione di questa strategia di fondo.

Verità n. 6: non abbiamo bisogno, per raggiungere quesit obiettivi, di avvnturarci in territori inesplorati. Dopo un ventennio di buone pratiche in molte città all’avanguardia in tutto il mondo sappiamo ormai tutto quello che c’è da sapere sia sui bastoni (di natura economica, giuridica e di altro tipo volti a ridurre e controllare il traffico) che sulle carote (tutti quei modi alternativi di spostarsi che devono comunque essere messi in relazione all’interno di un complessivo sistema di mobilità per garantire al contempo, convenienza, miglioramento della qualità di vita, risparmi di tempo e possibilità di scelta).

Verità n. 7: riducendo velocemente e in modo significativo le percorrenze in termini di vetture/chilometro attraverso le migliori strategie e mezzi a disposizione, i benefici che si ottengono sono i seguenti:

  1. contribuiamo a salvare il pianeta attraverso il risparmio di risorse naturali e la conseguente riduzione di emissioni di CO2;
  2. di conseguenza riduciamo in proporzione la nostra tragica dipendenza da combustibili fossili di importazione;
  3. creiamo una città più vivibile ed umana

Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi, ancorchè ampiamente realizzabili, dobbiamo migliorare le possibilità di scelta e garantire una mobilità migliore e più equa per tutti coloro che all’interno e nei dintorni delle nostre città non sono ben serviti dall’attuale schema di mobilità tutto automobile e nessuna scelta ereditato dal XX secolo. Avendo ben chiaro che queste persone rappresentano la maggioranza della popolazione.  E abbiamo bisogno di comprendere e coordinare un vastissimo numero di iniziative spesso attuate su piccolissima scala che messe insieme possano contribuire a formare dei pacchetti coerenti di misure di nuova mobilità. Se queste rivendicazioni sono legittime costituiscono un programma, il che ci pone una domanda: un programma per chi? Lasciatemi rispondere senza esitazione.

  • Per le più grandi città del pianeta;
  • per qualunque agenzia pubblica interessata a questi problemi a livello locale, nazionale o internazionale;
  • per qualunque ONG, agenzia di consulenza e ricerca, gruppo di pubblico interesse;
  • per qualunque fondazione o ente finanziatore che possa aiutare a mettere in atto, migliorare e sostenere questo programma comune;
  • per ogni banca o istituzione finanziaria che eroghi fondi a favore di progetti pubblici in questo campo e in campi a questo correlati;
  • per ogni cittadino che voglia prendere parte attiva in questo cambiamento radicale, necessario per la propria comunità e per il pianeta.

(Vi riconoscete in questo elenco? Dovreste davvero esserci.)

Conclusioni: non possiamo farcela solo con le carote. E sicuramente non possiamo farcela senza bastoni. Sappiamo cosa sono, come funzionano e come portarli in scena. Così, cosa ci ferma?

Potete dire la vostra qui o alla seguente URL (in inglese):

http://tinyurl.com/NewMobCafe)

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