Tra un paraurti e l’altro…

Nei nostri centri urbani si sta facendo sempre più largo, spesso sommessamente, una forma di “economia a pedali” della quale i corrieri in bicicletta sono forse stati i precursori. Ma c’è chi osa di più, offrendo servizi di trasporto che il senso comune vorrebbe appannaggio esclusivo dei veicoli a motore…

Un nuovo servizio di lavanderia a pedali, Wash Cycle Laundry, consente di evitare il bisogno di tre grossi componenti (decisamente insostenibili) dell’industria manifatturiera e dei servizi: camion, parcheggi e piattaforme di carico. Un servizio bicicentrico molto meno dannoso per l’ambiente della sua controparte motorizzata.

La piccola compagnia di Filadelfia utilizza quello che si potrebbe definire “il giusto veicolo sul giusto percorso”, stando alle parole del suo fondatore Gabe Mandujano. Orientando la sua impresa sociale intorno a questa visione del centro urbano di Filadelfia, ha creato un modello economico altamente dipendente dalla bicicletta.

TheCityFix ha descritto il servizio di Wash Cycle Laundry alcuni mesi fa, quando la compagnia era ancora a un livello progettuale. Nelle ultime settimane i due ciclisti part-time hanno raccolto materiale da lavare da una manciata di imprese nel centro città e nel settore occidentale di Filadelfia. Oltre al fatto di utilizzare le biciclette per il trasporto, la compagnia riduce la sua impronta ecologica depositando il bucato da lavare – asciugamani da palestra, tovaglie etc – alle lavanderie automatiche del centro, invece di portarle ai servizi di lavanderia industriali che si possono trovare in periferia. “Questo modifica completamente l’assetto globale del servizio di lavanderia migliorando la qualità del servizio e riducendo le distanze percorse”, dice Mandujano.

Il servizio sfrutta la vitalità economica del centro cittadino, sede di parecchi professionisti semprer più esigenti nel richiedere beni e servizi di qualità confezionati sul posto. Mandujano sostiene che il loro successo è dovuto in parte a un’improvvisa crescita del mercato della ristorazione. Wash Cycle Laundry serve piccole realtà come bar, una piccola palestra e un centro massaggi. La ditta è in grado meglio di altri di soddisfare i loro bisogni dato che opera all’interno di un’area ristretta, potendo così effettuare il servizio anche a orari non preventivati e variabili.

Il bisogno di un servizio di lavanderia da parte di realtà economiche è molto diffuso, dalle tovaglie dei ristoranti, agli strofinacci dei bar, alle lenzuola degli hotel. Tutta questa roba deve venire lavata. Secondo Mandujano, l’industria del lavaggio negli USA produce un fatturato di 20 miliardi di dollari, occupando 300mila persone. E non è l’unico settore che delocalizza i propri servizi nelle periferie o nelle aree rurali attraverso l’utilizzo di grossi camion alimentati a gasolio. Anche l’industria alimentare utilizza spesso impianti situati molto lontano dalle città. Mandujano stima che il consumo di carburante di uno di questi camion diesel si aggiri sulle sei miglia per gallone.

Wash Cycle Laundry si basa sull’idea che una modello suburbano di impresa sia molto meno sostenibile di un modello che sfrutti il più possibile le risorse dei centri cittadini. Finora la ditta ha due clienti nello stesso isolato e altri sei situati all’interno di un raggio di 2.5 miglia. Il fatto di utilizzare le lavanderie automatiche già esistenti, invece di ricorrere ad impianti nelle periferie, contribuisce alla creazione di posti di lavoro in centro.

Se si ottimizza solo una parte di un processo di produzione si corre il rischio che il resto diventi meno efficiente, sottolinea Mandujano. Per esempio le lavatrici relativamente piccole utilizzate da Wash Cycle Laundry sono molto probabilmente meno effcienti delle grosse macchine di dimensioni industriali, capaci di lavare 400 libbre di bucato alla volta, utilizzate dalla concorrenza. Ma nel complesso questo modello economico non convenzionale è più efficiente di un modello che spalma la sua attività su un’area metropolitana molto vasta. Incontra molto meglio i bisogni multiformi di un tipo di clientela molto piccola e riduce gli impatti ambientali non ricorrendo all’utilizzo di camion.

Articolo originale: Not Your Typical Greenwashing: Wash Cycle Laundry’s Bike-Centric Business Model

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L’autrice

Jonna McKone collabora al blog TheCityFix. E’ una giornalista freelance che vive a Washington, D.C. Si occupa di multimedialità (audio, fotografia, blogging), agricoltura biologica e cambiamento climatico, politica e analisi di dati. Il suo interesse nei trasporti nacque quando viveva nell’Ovest rurale degli USA a 19 anni.

 

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