Ridesharing: un simpatico gadget o un reale strumento di mobilità?

Il ridesharing, meglio conosciuto in Italia come carpooling, è una “modalità di trasporto” che cerca di aumentare i coefficienti di occupazione delle vetture con diversi sistemi. Questo potrebbe avere ovviamente benefici effetti sulla mobilità e sulla qualità della vita di molti. Quelle che seguono sono alcune sintetiche considerazioni di Eric Britton indirizzate al neonato Ridesharing Institute, per ora una realtà quasi esclusivamente statunitense ma che meriterebbe il contributo anche di altri paesi.

I. Il ridesharing non è un “opzione”

a.Il nucleo centrale di una strategia per un trasporto sostenibile del XXI secolo è quello di identificare le corrette strategie per mettere più persone e merci in meno veicoli (perseguendo importanti riduzioni in termini di km/vettura) – senza con questo richeidere alcun sacrificio in termini economici, di qualità della vita o di efficienza. In effetti dovremmo cercare dei miglioramenti per la grande maggioranza delle persone in tutti questi importanti ambiti come in quelli dell’aumento della possibilità di contatto personale, del senso di vicinato, di un maggior senso di cittadinanza etc).

b. Per questo sosteniamo il ridesharing.

c. Il Ridesharing NON è, come è spesso stato definito dalla posizione di quasi tutto quelli che se ne sono occupati in passato, un dettaglio, una simpatica quanto marginale opzione di mobilità che sarebbe carino se venisse messa in pratica qua e là in certe situazioni molto particolari che le permettono di svolgere un compito preciso.

d. Il ridesharing è, deve essere, una componente centrale di una strategia globale per la mobilità sostenibile.

e. Dato che nella maggior parte dei casi abbiamo ampiamente sovradotato le nostre reti stradali  – se consideriamo il bassissimo livello di efficienza della loro attuale modalità di utilizzo – questo significa che possiamo lavorare con quello che già abbiamo per valutare come combinare tecnologia ed organizzazione sociale per portare questa “nuova” modalità di trasporto al posto che le spetta per diritto e necessità.

f. Il secondo esempio, parallelo al precedente, di inefficienza dei nostri sistemi di mobilità è rappresentato da tutte quelle auto private che stanno ferme per il 95% del tempo occupando spazio prezioso e una volta che iniziano a muoversi si spostano con la classica cifra di 1.2 passeggeri per vettura.

g. Ora tutto quello che rimane da fare è capire come uno più uno possa fare tre. Che è quello di cui fondamentalmente si occupa il ridesharing.

Se quanto sostengo è vero, questo serve a cambiare le carte in tavola modificando radicalmente il livello di importanza di questo tipo di proposta.

II. Cos’è il ridesharing?

Sinteticamente il ridesharing può assumere tre diverse forme:

  1. Persone che condividono un mezzo di trasporto pubbico
  2. Persone che partecipano a programmi di ridesharing pianificati formalmente
  3. Persone che in un modo o nell’altro si ritrovano a salire sulla stessa automobile per i loro motivi personali e si accordano in qualche modo sul percorso da compiere.

Se riflettiamo per un momento sulla necessità di creare una struttura a sostegno del ridesharing penso che sia molto utile avere presente il fatto che il più grande sforzo di attenzione vada rivolto alle ultime due categorie. Perchè?

Non si vuole negare qui l’importanza di portare sempre più gente ad utilizzare il trasporto pubblico, che è sicuramente meritevole di attenzione e risorse. E’ comunque mia convinzione che il settore del tradizionale trasporto pubblico goda già del sostegno di strutture e finanziamenti istituzionali (benchè ogni singolo servizio abbia le sue buone ragioni per rivendicarne di più). Oltre a questo stiamo attraversando un momento di forte innovazioni dei servizi di trasporto pubblico che è sempre più dinamico e alla ricerca di sempre nuovi servizi e pacchetti tecnologici.

Questo non è sicuramente il caso della seconda e terza categoria di ridesharing, così se vogliamo immagianre dei modi di sostenerle i nostri sforzi dovrebbero essere diretti ad una lora maggiore comprensione e miglioramento.

III. Seconda classe di ridesharing: alcune verità di base

  1. Nel complesso va detto che quella che ho indicato come classe due non ha funzionato molto bene fino ad oggi. Molto duro e intelligente lavoro è stato fatto per promuoverla, senza riuscire ad impattare in maniera significativa quelle che sono le statistiche ambientali e del traffico.
  2. Inoltre, una volta escluso il trasporto pubblico dalla nostra attenzione, sono questi progetti che tendono ad ottenere la maggiore considerazione. Questo è quasi certamente un errore da evitare.
  3. Il ridesharing di classe 2 avrà sicuramente un ruolo importante come parte della soluzione, ma sarà solo una parte di un complesso molto più vasto.
  4. D’altra parte ci sono un sacco di cose che si stanno muovendo sul fronte del ridesharing di classe tre, ma che per una serie di motivi non è ancora visibile o registrato dalle statistiche. Dovremmo stare con gli occhi bene aperti su queste cose.

IV. Terza classe di ridesharing – Casuale, ad hoc, “lastminute.com”, etc.

Quella che segue è una breve lista di alcuni dei modi nei quali questa modalità di trasporto si manifesta:

  • Taxi condivisi
  • minbus privati o gratuiti, furgoni pubblici per la consegna merci
  • Blog locali e bollettini on line e di altro tipo
  • Autostop e sue varianti
  • Estensione di servizi di carsharing

 

V. La tecnologia è il cuore del ridesharing del XXI secolo

Si tratta di quel piccolo computer che avete in tasca. Questo è un tema caldo riguardante la logistica, la comunicazione e il social networking del nostro secolo. Se non riusciamo a maneggiarlo siamo fregati.

VI. Il nocciolo della ricerca

Quello che dobbiamo fare è differenziarci dalla metodologia di ricerca caratteristica del XX secolo che analizzava dei fatti esterni. Quello di cui abbiamo bisogno è un team di ricercatori che divenga parte del processo di feedback. La maggior parte di questi progetti sono caratterizzati da grandi volumi di feedback e dipendenti dalla logistica che genera informazioni in tempo reale o quasi reale mentre il progetto e il servizio vanno avanti.

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Altro sul ridesharing (carpooling)

Un pensiero su “Ridesharing: un simpatico gadget o un reale strumento di mobilità?

  1. Rientra pienamente nella terza classe di ridesharing il sistema JUNGO, che la Provincia di Bergamo – dopo quella di Trento – sta promuovendo sul proprio territorio. JUNGO è un nuovo modo di condividere l’auto che abbina la garanzia della sicurezza alla flessibilità dell’autostop, svincolandosi dalle esigenze di programmazione del carpooling. Info su: http://www.jungo.it

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