Cos’è il coworking

Incuriosito dal commento che Marco Menonna ha lasciato in calce al post sul telelavoro che coglieva bene alcuni nervi scoperti di questa “modalità di trasporto” sostenibile che nel modo nel quale viene comunemente concepito – cioè con il lavoratore che sposta semplicemente il terminale dell’ufficio all’interno della propria abitazione – rischia di non tenere in considerazione alcune esigenze tipiche della modernità e, aggiungo io, anche dell’uomo in quanto animale sociale, sono andato a vedere su wikipedia.en in cosa consiste in pratica questo co-working. Quella che segue è una parziale traduzione e adattamento della voce così come la trovate su wikipedia.en alla data del 2 febbraio 2011 integrata da qualche altra notizia trovata sul web.

Il coworking è uno stile di lavoro che prevede l’utilizzo di un ambiente lavorativo condiviso, talvolta un ufficio, nel quale si svolgono attività non legate le une alle altre. A differenze del classico ufficio, quelli che utilizzano il coworking non sono impiegati della stessa azienda. Di solito questo modo di lavorare attira professionisti che altrimenti lavorerebbero da casa, persone con contratti atipici, o persone che si spostano frequentemente e che spesso si trovano a lavorare in relativo isolamento. Tuttavia la quota di lavoratori dipendenti che utilizzano la formula del coworking è in costante aumento arrivando oggi a circa il 20% del totale mentre negli USA è ormai al 35%. In pratica è un ritrovo di un gruppo di persone che lavorano in modo autonomo ma che condividono alcuni valori e che sono interessati alle sinergie che possono crearsi nel condividere gli spazi di lavoro con persone di talento.

Alcuni di questi spazi sono stati creati da imprenditori nomadi del web che cercavano delle alternative al lavoro nei bar e nei coffeeshops o all’isolamento del lavoro autonomo da casa. Una ricerca del 2007 rilevava come molti lavoratori dipendenti fossere preoccupati dell’isolamento e della perdita di contatti umani che avrebbero affrontato se avessero dovuto telelavorare. E circa un terzo dei lavoratori del settore sia pubblico che privato dichiarava che non volevano svolgere il lavoro da casa. Il coworking offre una soluzione al problema dell’isolamento sperimentato da molti liberi professionisti quando lavorano da casa, permettendo loro anche di evitare le distrazioni che si verificano in un ambiente domestico.

Attualmente ci sono diversi spazi di coworking aperti in tutto il mondo. Potete trovarne una lista sul Coworking Wiki. In Italia esiste una rete di spazi di coworking denominata CoWo.

Il concetto di coworking non si riferisce solo allo spazio fisico che lo rende possibile ma, almeno all’inizio e soprattutto, alla creazione di una comunità di coworking.  I benefici del coworking possono essere sperimentati anche senza la presenza di uno spazio fisico ed è raccomandabile iniziare con il costruire prima una comunità di coworking e solo in seguito considerare l’apertura di uno spazio dedicato. Tuttavia alcuni spazi di coworking non si preoccupano di costruire una comunità, ma semplicemente ne attirano una già esistente affiancando alla loro apertura un evento che attiri il gruppo target.

Molte comunità di coworking nascono da eventi organizzati che hanno luogo nel salotto di qualcuno o in luoghi pubblici come bar, gallerie o spazi multifunzionali. Durante questi eventi i coworkers possono apprezzare i vantaggi di questa modalità lavorativa e conoscersi reciprocamente, abbassando le barriere che si frappongono alla successiva creazione di uno spazio di coworking.

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Pare quindi che il coworking sia nato sull’esigenza di un utenza nomade e non inquadrabile nei classici rapporti lavorativi, ma potrebbe diventare un’ottima alternativa per quelle imprese e quei dipendenti che non gradiscono il telelavoro “puro”: potremmo immaginare uno spazio di coworking in ogni isolato o anche in ogni condominio. Trattandosi di uno spazio di lavoro, non presenterebbe le distrazioni che si potrebbero verificare in un ambiente domestico e contemporaneamente permetterebbe di mantenere un ottimo livello di interazione sociale con i “colleghi”, se così si possono chiamare le persone con le quali si condividono questi spazi. Inoltre con un’adeguata densità di spazi di coworking in uno stesso ambiente urbano, ci sarebbe la possibilità di cambiare posto di lavoro qualora la compagnia dovesse rivelarsi sgradita. Tutti piccoli ma non trascurabili dettagli che potrebbero rivelarsi i punti di forza di questa nuova modalità di lavoro.

Un pensiero su “Cos’è il coworking

  1. Il co-working mi sembra una modalità di lavoro molto interessante, anche se qui ci troviamo davvero in una nicchia nella nicchia… tuttavia è da salutare come benvenuta l’evoluzione del metodo: non più il lavoro tutto-in-ufficio o tutto-a-casa, ma una soluzione ibrida nella quale qualcuno può trovare i suoi benefici.

    Il telelavoro “tradizionale” (mi sembra strano definirlo così, visto che è ancora una metodologia poco conosciuta e poco diffusa…) resta la soluzione definitiva in termini di riduzione degli impatti legati agli spostamenti casa-lavoro (che si annullano del tutto); tuttavia è importante anche la questione del condividere spazi e tempi lavorativi per aiutare la concentrazione e favorire la socialità (e, perchè no? l’emergere di nuove idee).

    Vale la pena seguire gli sviluppi di queste iniziative.

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