Cambiare abitudini: non è solo un problema di scelte dei singoli

Quello che segue è un riassunto delle considerazioni che il Science and Technology Select Committee della House of Lords britannica ha chiesto a Eric Britton e aventi come oggetto la ricerca di modalità efficaci per indurre le persone a modificare i propri comportamenti di viaggio. Come spesso capita quando si tocca questo argomento, l’autore fa un passo indietro sottolineando come, prima di porsi questa domanda, sia indispensabile individuare altri importanti problemi che devono essere affrontati. Il testo integrale della relazione giunta alla commissione della Camera dei Lord è disponibile qui (in inglese).

Le considerazioni che seguono sono definite in via piuttosto approssimativa, a causa della scarsità di tempo: qui vi elenco un sommario dei punti chiave sui quali spero di attirare la vostra attenzione. Vi ringrazio per tenere presente che queste osservazioni e suggerimenti arrivano da una persona che va e viene dal Regno Unito per motivi professionali ma il cui lavoro è fondamentalmente internazionale.

  1. Mi rivolgo a questo comitato dopo aver capito che state cercando idee, punti di vista, argomenti e informazioni volti a definire e difendere interessi pubblici sociali, economici e ambientali, senza nessun riferimento a qualunque tipo di idea politica.
  2. Mentre la domanda che avete posto – come trovare dei modi di indurre dei cambiamenti comportamentali che riducano il ricorso all’auto per gli spostamenti urbani – è sicuramente una buona domanda, mi permetto di proporvi di compiere un passo indietro per capire se, nei fatti, questo obiettivo abbia la priorità date le attuali circostanze. A mio parere dietro di esso c’è una più ampia serie di problematiche e compromessi  che vanno individuati a priori.
  3. Il nostro passato lavoro a livello internazionale ha messo in evidenza come lo spettro di alternative praticabili agli spostamenti sull’auto di proprietà non sia all’altezza della situazione in termini sia quantitativi che qualitativi. Quindi non riesce a garantire ai cittadini delle opzioni ragionevoli (leggi competitive). Questo è un dato di fatto che si riscontra in tutto il mondo e sicuramente anche in Gran Bretagna.
  4. E’ in questo contesto che nasce l’idea di “modifiche del comportamento”. Se il gioco consiste nel capire come oggi o nel prossimo futuro potremmo indurre la gente a prendere in considerazione delle scelte che per molti utenti sono da considerare di qualità inferiore (per es. un trasporto pubblico di scarso livello), allora c’è qualcosa di fondamentalmente sleale in questo concetto. Il primo passo dovrebbe essere quello di sviluppare delle alternative valide agli spostamenti in auto e quindi utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per portarle all’attenzione del pubblico in modo che possa a sua volta operare delle scelte.
  5. Abbiamo bisogno di avere ben presente che i vantaggi degli spostamenti in auto, per coloro che la possiedono, sono considerevoli soprattutto in considerazione della prospettiva psicologica di chi ha già sborsato una notevole somma di denaro per il possesso dell’auto, per il quale il “prossimo viaggio” che percorrerà con la macchina ha dei costi che glielo fanno considerare molto economico. Così le alternative che dobbiamo avere a disposizione in una società più giusta devono essere numerose – dato che l’auto offre una serie piuttosto considerevole di potenziali servizi – e devono essere competitive. Il che significa anche che devono essere percepite come convenienti almeno quanto l’utilizzo dell’auto in proprietà per il “prossimo viaggio”.
  6. Questo è naturalmente uno scenario molto diverso da quello reale nel quale ci troviamo ad operare. Ma almeno, una volta presa consapevolezza della realtà che ci circonda, la vera sfida che gli “interventi mirati alle modifiche comportamentali” devono affrontare viene meglio individuata.
  7. Ma dimenticando per un momento il senso comune, è un fatto incontrovertibile che la maggioranza delle persone in Gran Bretagna non è nella condizioni di possedere/guidare un’automobile: sono troppo giovani o troppo vecchie, troppo malate, troppo stanche, troppo nervose, non hanno la prontezza di riflessi e l’agilità fisica necessarie, non sono psicologicamente preparate per questa responsabilità, non possono permettersi un’automobile (anche se magari ne possiedono una), hanno abitudini di guida pericolose (fumatori, bevitori, consumatori di stupefacenti, utilizzatori di telefoni mobili etc), oppure, più semplicemente, preferiscono vivere senza un’auto. La lista potrebbe continuare ancore per molto. Questo, dal punto di vista politico, è molto importante. Ci dobbiamo rivolgere alla maggioranza della popolazione, e tutte queste persone votano (anche se non sono efficacemente organizzate come lo sono le lobby dell’auto e dell’asafalto). Questi cittadini meritano e hanno bisogno di alternative di qualità allo spostamento su auto privata e le autorità pubbliche (e le imprese private) non gliene stanno fornendo ancora  a sufficienza.
  8. Da un punto di vista esterno alla Gran Bretagna appare chiaro che nel vostro paese la costruzione di infrastrutture per i trasporti dentro e intorno alle città è stata ridondante e sovradimensionata. Ma oggi queste infrastrutture vengono gestite in maniera molto inefficiente. Questa è un’ottima notizia. Significa che non avete bisogno di spendere grandi quantità di denaro in costosissimi progetti infrastrutturali nel prossimo futuro – potete invece migliorare le tecniche di gestione e mettere a punto nuovi sistemi creativi che permettano una migliore efficienza di queste infrastrutture. La sfida, se la si affronta così, è ampiamente alla portata dei mezzi che avete a disposizione.
  9. Quello che vi manca è una strategia globale. Ci sono molti gruppi di lavoro nel vostro paese che affrontano diversi pezzettini di questo complesso puzzle, ma finora non mi risulta che siano guidati da una visione o da una strategia integrata ed unificante. Questa è vitale se si vuole capire cosa fare nel prossimo futuro.
  10. Per questo è secondo me importantissimo che voi riusciate a gettare le basi per una dicussione nazionale su come modificare l’attuale frustrante situazione in un sistema di trasporti molto più sostenbilie nel più breve tempo possibile – nello specifico il periodo che va da oggi al 2015. Parte fondamentale di questa discussione dovrebbe essere la creazione e la condivisione di conoscenze sui numerosi progetti pilota di successo che hanno ormai mostrato qual è la strada da intraprendere per centrare gli obiettivi che ci poniamo.

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