Stalli? No grazie. E’ il bike sharing di quinta generazione?

Gli ultimi anni hanno visto un tumultuoso sviluppo delle tecnologie dell’informazione in generale che possono essere, lo sappiamo bene, un ottimo strumento al servizio di vite, città e sistemi di trasporto più sostenibili. In particolare si rivelano utilissime in qualsiasi forma di trasporto condiviso, si tratti di car pooling, car sharing, biciclette pubbliche, taxi collettivi. In particolare il bike sharing è passato in pochi anni da sistemi molto rudimentali (ritiro e restituzione della bici presso un punto presidiato) a sistemi all’avanguardia nell’utilizzo di queste tecnologie, con possibilità di restituire il  mezzo in un punto diverso da quello di prelievo e addirittura la possibilità di stazioni completamente wireless, quindi senza bisogno di lavori di scavo per la posa in opera e per questo modulabili a seconda delle necessità del momento. Ma si sta facendo strada la possibilità di sbarazzarsi completamente della necessità di lasciare la bicicletta in un punto di stazionamento appositamente allestito…

Per ora ci sono almeno tre realtà, tutte molto piccole e praticamente ancora in fase sperimentale, che stanno iniziando a proporre questa nuova modalità di condivisione, che se dovesse avere successo potrebbe diventare il bike sharing di quinta generazione. La prima generazione era quella nata già negli anni sessanta dall’idea dei Provos di Amsterdam, la seconda quella che faceva uso di chiavi che obbligavano a riporre la bicicletta nello stesso stallo dove la si era prelevata, la terza quella che utilizza la rete per tracciare prelievi e restituzione dei mezzi, la quarta caratterizzata da punti di stazionamento wireless.

Di queste tre realtà due, SO.BI di Atlanta e viaCycle di New York, fanno ricorso a tecnologie GPS per tenere traccia della bici. Tutto quello di cui ha bisogno l’utente è un normale cellulare – ma nel sistema proposto da SO.BI non è necessario nemmeno questo – sul quale riesce a prelevare la bici più vicina attraverso l’invio di un SMS. Gli viene inviato un SMS di risposta con il codice di sblocco (generato ad ogni prelievo) dell’apposito lucchetto. Per chi possiede uno smart phone le biciclette possono essere localizzate attraverso un’applicazione web. Terminato l’utilizzo l’utente lascia la bici dove meglio crede, assicurandola a qualsasi lampione, ringhiera o rastrelliera per bici, invia un altro SMS e il sistema rende disponibile la bici per il prossimo utilizzatore. Questi due sistemi stanno per essere testati in due campus americani: quello di SO.BI all’Indiana University il prossimo autunno e quello di viaCycle alla Emory University di Atlanta nella prossima primavera.

Le biciclette pubbliche di SO.BI, con la “scatola” posteriore comprensiva di lucchetto, cellulare e gps alimentata da una dinamo al mozzo

La terza realtà invece, pur facendo solo in parte ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione, è già operante da qualche mese sul campo, godendo quindi dell’indiscutbile vantaggio di avere già delle entrate e di sperimentare per prima pregi e punti critici di un sistema di biciclette pubbliche senza stalli. Si tratta di WeBike, un’idea nata da un gruppo di studenti dell’università del Maryland, dove è stata testata. Il sistema non è fornito di gps ma si affida sulla buona volontà degli utenti di comunicare attraverso un sms il punto di consegna del mezzo. Attualmente viene utilizzato da una residenza per studenti che possono prelevare la bici per tutto il tempo che vogliono durante la giornata. La combinazione del lucchetto deve venire cambiata manualmente da un operatore. Ovviamente questo sistema presenta alcuni limiti, ma a WeBike stanno già studiando il loro lucchetto a codice autogenerante e sostengono che per loro il ricorso al gps non sarebbe molto vantaggioso per quanto riguarda l’aspetto costi-benefici.

I vantaggi di questi sistemi consistono principalmente nell’abbattimento dei costi di installazione (che per un sistema tradizionale di bike sharing si aggira sui 4000 euro a bicicletta) e nella possibilità di reali spostamenti porta a porta, permettendo di usare la bicicletta in condivisione esattamente come si utilizzerebbe la propria. Un altro vantaggio dato dalla tecnologia gps è quello che permette un tracciamento in tempo reale degli spostamenti dei ciclisti, permettendo di progettare in maniera molto più mirata le infrastrutture a loro dedicate.

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