I benefici del telelavoro: meno chilometri ma non solo.

Il telelavoro, forse una delle più grosse opportunità mancate negli ultimi anni per riformare la sostenibilità non solo dei trasporti ma anche dell’organizzazione del lavoro può avere effetti positivi sulle emissioni di CO2 non solo grazie alla riduzione dei chilometri percorsi sui tragitti casa-ufficio, ma anche grazie ad altri fattori spesso trascurati dalle analisi come, per esempio, la riduzione del ricorso agli impianti di climatizzazione.

Il telelavoro è positivo per il pianeta e per l’impronta di carbonio?

Il Telelavoro può garantire molto più di una semplice riduzione meccanica di energia rispetto alle attività che si svolgono in ufficio. I veri effetti si faranno sentire quando si metterà in discussione l’attuale organizzazione del lavoro: riduzione delle emissioni di anidride carbonica, miglioramento della qualità di vita e trasformazione radicale della nostra efficienza lavorativa

Negli ultimi anni, la consapevolezza dell’impatto delle attività umane sull’equilibrio del pianeta è reale. Questa preoccupazione è particolarmente importante per i cambiamenti climatici connessi al crescente effetto serra

Considerando che le nostre economie occidentali sono fortemente orientate verso attività terziarie, le emissioni di CO2 sono diminuite solo del 5,6% tra il 1990 e il 2007. Le emissioni dei trasporti invece sono cresciute del 19% e rappresentano il 27% del totale nel 2007. Quelle del settore residenziale / commerciale sono aumentate del 6%.

Questi aumenti sono stati compensati da una riduzione delle emissioni industriali e agricole. L’obiettivo a lungo termine fissati dalla legge quadro in materia di energia nel 2005 è diviso per 4 dal 1990 al 2050. L’Europa è impegnata a ridurre le proprie emissioni del 20% nel 2020.

Il telelavoro aiuta a ridurre l’impronta ecologica?

La domanda è: il telelavoro è una leva efficace per raggiungere gli obiettivi per il 2020 e il 2050?
Cercheremo di fare una sintesi sull’argomento usando come due fonti principali:
• Lo studio condotto da Jean-Marc Jancovici nel 2001, che è rimasto un documento provvisorio;
• Il Libro verde sullo sviluppo sostenibile (Vol. 2) Visione e raccomandazioni in materia di IT e sostenibilità – Telelavoro al servizio dello sviluppo sostenibile

La nostra economia si è profondamente dematerializzata con il rapido sviluppo dell’informatica e di Internet, ma l’organizzazione del lavoro non è cambiata: i lavoratori dicono sempre: “vado in ufficio” allo stesso modo in cui ieri andavano in fabbrica per trasformare la materia.

Il Lavoro a distanza non ha avuto il successo previsto

Mentre al momento della comparsa del computer i “futurologi” avevano previsto una logica evoluzione del lavoro a distanza con la parola di recente invenzione “telelavoro”, questo in realtà non ha avuto lo sviluppo annunciato.

L’analisi delle fonti di consumo di energia in Francia fa apparire chiaramente la responsabilità della nostra economia terziaria per quanto riguarda due punti chiave:

• aria condizionata negli uffici (13%)
• trasporto di persone (15%) di cui il 20% è dedicato al viaggio casa-ufficio

La climatizzazione degli uffici in Francia ammonta circa all’equivalente di 27 milioni di tonnellate di petrolio. I francesi percorrono circa 90 miliardi di chilometri l’anno, l’80% dei quali in auto, per il loro tragitto casa ufficio, che equivale circa a 6 milioni di tonnellate di petrolio.
Il telelavoro a tempo pieno o parziale riguarda circa 7,5 milioni di persone in Francia. Questo dato risale al 2001, quando le reti a banda larga erano ai loro albori ed è senza dubbio ben al di sotto della realtà nel 2010 e, in particolare, per gli anni futuri.

Sembra che il telelavoro possa aiutare a ridurre il consumo energetico delle famiglie in Francia in una percentuale che varia tra il 5 al 45% secondo lo stesso studio. Questa gamma estremamente ampia deriva da condizioni molto variabili, a seconda se si tratta di un part-time o dell’uso di telecentri : il guadagno per un lavoro a tempo pieno in casa è ovviamente molto superiore a quello di un lavoro part-time con l’uso di telecentri.
Questa prima analisi fatta da Jean-Marc Jancovici 10 anni fa, sta già mostrando che il telelavoro è una strada molto più che credibile per ridurre le nostre emissioni di gas serra.

Lavorare a distanza favorisce lo sviluppo sostenibile

Gli studi che sono stati condotti tuttavia tengono conto solo della parte visibile di un iceberg. Più di recente uno studio dell’Università di Newcastle tendeva a dimostrare che il telelavoro non è così positivo per l’ambiente come si vorrebbe credere. Tra le lobby a favore del mantenimento dello status quo e quelle propense alla attuazione delle tecnologie di lavoro a distanza, è difficile vederci chiaro.
Gli studi condotti finora non si interessano agli effetti indotti dal concetto di telelavoro relativamente al risparmio di energia.

Vi è infatti una grande differenza tra il comfort termico osservato negli uffici e quello che i tele-lavoratori sono pronti a rispettare. Osservate intorno a voi la temperatura media degli uffici e vedrete che si è ben lontani dal rispettare i 19° raccomandati da ADEME.

L’attività degli uffici agisce come un freno al risparmio d’energia effettuato su base individuale . Una persona che ha trascorso la sua giornata a 21 o 22 gradi avrà difficoltà ad accettare a casa propria un comfort termico di 19 gradi. L’atteggiamento irresponsabile molto comune in ufficio si estende nella dimora privata.

Il lavoro in ufficio ostacola il risparmio energetico

Allo stesso modo, quando ogni persona francese percorre in media 3500 km per il suo tragitto casa-lavoro in condizioni di stress per andare in ufficio, sarà difficile spiegarle che dovrà avere un’atteggiamento differente nella vita privata: fare meno strada e più lentamente, come raccomandato da ADEME.

Inoltre, l’acquisto di una seconda auto è spesso motivato dalla necessità di lavoro. Tale impatto non è preso in considerazione in studi condotti fino ad oggi. Non possiamo dunque considerare la mera riduzione di superficie in rapporto al solo perimetro che delimita l’attività lavorativa; questo rappresenta molto male il reale potenziale di una organizzazione collettiva del telelavoro.

Il Telelavoro porta più di una semplice riduzione meccanica di energia rispetto alle attività d’ufficio. Il semplice fatto che il dipendente col telelavoro diviene responsabile della gestione del comfort termico per la sua attività e dei suoi spostamenti, ha un effetto educativo evidente nella sua vita privata.

Rimettere in discussione l’organizzazione attuale del lavoro

Infine, molte analisi mostrano che il computer è una fonte di inquinamento importante nella fase della sua costruzione e subito a ciò si associa lo sviluppo del telelavoro percepito come un fattore di crescente uso del computer.

Ancora una volta, l’effetto di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra sfera privata e occupazione non viene considerato

L’uso di Internet e dei computer nel tempo libero spesso porta a un raddoppio del parco PC: un computer per l’ufficio e uno a casa

Le reti Internet stanno diventando sempre più sature di video legati alla sfera del tempo libero. L’utilizzo previsto originariamente come un potente strumento per la produttività e l’intelligenza collettiva è stato rapidamente dirottato verso usi ricreativi.

Per effettuare studi seri bisognerebbe prendere in considerazione gli effetti telelavoro sul parco globale di PC e sul traffico di rete poiché questi due aspetti sono da mettere in conto nell’impronta ecologica di questa forma di organizzazione.

In una logica strettamente economica dove conta soltanto la crescita, l’informatica, internet e il telelavoro sono utilizzati come motori complementari di questa crescita senza che essi conducano a una messa in discussione dell’organizzazione del lavoro stabilita.

In questo quadro essi possono avere un bilancio effettivamente molto contrastato e si rischia quindi di vederli come una minaccia piuttosto che come una opportunità.

Scegliere il telelavoro per essere efficienti e per ridurre la propria impronta ecologica

Dopo tutto quello che è stato detto su questo tema, vediamo il telelavoro come parte integrante di un obiettivo moderno di sviluppo sostenibile della organizzazione aziendale. Esso deve contribuire anche alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, al miglioramento della qualità di vita e alla trasformazione radicale della nostra efficienza lavorativa. Il progetto deve essere portato strategicamente a tutti i livelli individuali, imprese, società e ambiente senza contraddizioni negli obiettivi e soluzioni.

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Articolo originale: Le télétravail est-il bon pour la planète et le bilan carbone ?

Un grazie a Valeria Di Blasio per la segnalazione e la traduzione

Un pensiero su “I benefici del telelavoro: meno chilometri ma non solo.

  1. Sul telelavoro sarebbero molte le questioni da affrontare. Per quanto mi riguarda, credo sempre meno al telelavoro così come ci viene proposto. Siamo qui su NM per analizzare la mobilità delle nostre città, per capire quali sono le inefficienze e quali i margini di miglioramento, consapevoli dei problemi ambientali e sociali che i sistemi di mobilità attuali scaricano sulle nostre vite.
    Ma da un’analisi più ampia della contemporaneità non può sfuggire il fatto che la mobilità sia sempre più centrale nella vita degli individui. Nelle nostre società l’inividuo, sempre più, sarà “mobile”: geograficamente, socialmente ed economicamente. Non a caso si parla di “diritto alla mobiltà”.
    Non è della moblità degli individui che dobbiamo diffidare, ma dell’insensatezza con la quale troppo spesso la nostra società tende a regolarla.
    Ecco, in definitiva, credo che non dovremmo castrare la modernità proponendo soluzioni sterili come quelle del telelavoro.
    Impegnamoci invece a pensare a nuove forme per ottimizzare contemporaneamente la mobilità individuale e l’organizzazione della società e del lavoro, questo sì.
    A tal proposito, propongo l’esempio delle iniziative di “coworking”. I coworking (a chi non li conoscesse, consiglio di partire dalla wiki: http://en.wikipedia.org/wiki/Coworking) riescono a coniugare telelavoro e nomadismo dei lavoratori moltiplicando i notevoli vantaggi della co-presenza fisica.
    Più in generale: impegnamoci sempre nel cercare le interconnessioni tra la mobilità e la società.

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