Il trasporto pubblico come diritto civile.

Il terzo lunedì di gennaio si celebra negli Stati Uniti l’anniversario della nascita di Martin Luther King. Riportiamo qui un articolo apparso oggi su TheCityFix che ricorda come il movimento dei diritti civili dei neri americani si sia spesso manifestato in azioni che riguardavano l’accessibilità ai trasporti. Un argomento, quello dei diritti civili e della mobilità, che ci riguarda probabilmente molto più di quanto pensiamo, a maggior ragione in questo periodo di crisi economica nel quale gli investimenti nei trasporti sembrano andare nella direzione di favorire la mobilità dei ceti più abbienti.

In occasione dell’anniversario della nascita di Martin Luther King, festa nazionale negli USA, vogliamo ricordare i coraggiosi leader del movimento nonviolento per i diritti civili, in particolare  quelli che si spesero per l’eguaglianza sui trasporti pubblici.

Molte delle più clamorose proteste contro le leggi razziali americane negli anni cinquanta e sessanta ebbero luogo su autobus pubblici. Fu Rosa Parks a venire arrestata per avere rifiutato di cedere il suo posto a un bianco su un bus di Montgomery, dando il via a una serie di iniziative conosciute come il boicottaggio dei bus di Montgomery durante le quali i neri rifiutarono di utilizzare gli autobus urbani per opporsi alle politiche di segregazione razziale sui mezzi pubblici. Il boicottaggio sfociò nella sentenza della Corte Suprema che nel 1956 dichiaro incostituzionale la legislazione razziale.

Nel celebrare il passato è importante tenere presente che le discriminazioni nel trasporto pubblico esistono ancora. “Anche se i neri americani non sono più costretti a occupare la coda dell’autobus o a cedere i loro posti, il trasporto pubblico continua ad essere un tema centrale della lotta per i diritti civili”, scrive Tyler Falk, attivista di Indianapolis, dove “la parte più povera e non bianca della popolazione viene discriminata dalle scarse possibilità di trasporto”, situazione comune a molte altre città.

 

L'autobus sul quale Rosa Parks si rifiutò di cedere il suo posto a un bianco

A New York, i lavoratori con le paghe più basse devono affrontare i tragitti più lunghi per andare al lavoro, il che limita geograficamente lo spettro di opportunità lavorative di comunità ad alto tasso di disoccupazione. E i tagli al trasporto pubblico della città hanno condizionato principalmente gli abitanti più poveri.

 

A Washington i costi per i trasporti e per l’abitazione rappresentano quasi il 47 percento di un reddito famigliare medio, il che significa che “per molte famiglie lavoratrici il fardello combinato di questi costi potrebbe essere troppo pesante da sopportare”.

A San Francisco il sistema di trasporto pubblico è stato criticato per trascurare le comunità latine ed afroamericane e favorire il turismo dei ceti benestanti con il progetto di una nuova ferrovia sopraelevata per l’aereoporto di Oakland. La Federal Transit Adminstration (FTA) ha per questo motivo negato il finanziamento al progetto, sostenendo che viola il Civil Rights Act del 1964. Guillermo Mayer dello studio legale Public Advocates si è battuto molto per un trasporto pubblico più conveniente, come un sistema di bus rapid transit che permetterebbe di “risparmiare, tenere le tariffe basse e proteggere il servizio per i residenti della Bay Area”.

 

Per saperne di più su storie come queste potete leggere l’intervista ad Angela Glover Blackwell, fondatrice e responsabile dell’organizzazione per i diritti civili PolicyLink, nella quale si discute del “ruolo centrale che hanno sempre giocato le politiche dei trasporto nella lotto per i diritti civili”, specialmente per gli americani a basso reddito.

Alcune statistiche sono impressionanti:

Il quintile più povero della nazione spende il 42 per cento del proprio budget famigliare per l’automobile, più del doppio della media nazionale. Quindi per i più poveri il possesso di un’auto è un onere pesantissimo.

Quasi il 25 per cento degli Afroamericani non hanno accesso a un’automobile, contro il 7 per cento dei bianchi non Ispanici, per i quali la percentuale di persone che non hanno un’auto è simile a quella dei neri. Quindi si tratta di un problema enorme non di qualche caso isolato. Per persone che devono spendere una tale percentuale del loro reddito – oltre il 40 per cento – solo per il possesso di un’auto questo ha chiaramente delle conseguenze devastanti sulle loro possibilità di partecipazione e di iniziativa.

 

Guardando al futuro, “non è che le classi più povere abbiano bisogno di soluzioni o progettazioni ad hoc, piuttosto sono le città che hanno bisogno di trasporti pubblici più accessibili e convenienti” come ha sottolineato Aileen Carrigan di EMBARQ.

Nel complesso il movimento per i diritti civili nei trasporti pubblici deve anche incontrare i bisogni di altre comunità svantaggiate, non solo le minoranze razziali e i cittadini più poveri. Tra queste:

Le donne, dato che “migliorare le condizioni di trasporto per le donne corrisponde a un miglioramente dell’accessibilità dei servizi e della qualità degli spazi e dei trasporti pubblici per tutti”.

I senzatetto perchè, come a Rio o a Honolulu “un buon trasporto pubblico… potrebbe far parte delle risposte per combattere la poverà e contribuire a far sì che la gente possa dormire al riparo e non in mezzo a una strada”.

I disabili perchè, come a Istanbul, “una disabilità è tale solo in relazione all’ambiente e alle circostanze. Per esempio, una persona in una carrozzina potrebbe non essere in grado di trovare un lavoro; questo non in conseguenza di essere su una sedia a rotelle ma delle barriere architettoniche che gli impediscono l’accesso ai mezzi pubblici, alle strade e ai piani alti degli edifici”.

Articolo originale: Tribute to MLK: Public Transportation as a Civil Right

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L’autrice:
Erica Schlaikjer è Managing Editor di TheCityFix.com e coordinatore del settore Informazione e Innovazione di EMBARQ, l’istituto mondiale delle risorse per il trasporto sostenibile, dove aiuta a gestire il crescente network di blog e siti web dell’organizzazione.

Un pensiero su “Il trasporto pubblico come diritto civile.

  1. “…una disabilità è tale solo in relazione all’ambiente e alle circostanze”. Questa frase e l’esempio e le considerazioni che la seguono sono quanto di più efficace abbia mai letto per spiegare compiutamente il dramma della disabilità in termini di esclusione sociale, dovuta quest’ultima non alle condizioni fisiche della persona, ma alle condizioni infrastrutturali (!) della città in cui vive.

    E’ una considerazione drammatica nella sua chiarezza ed evidenza, ma anche, paradossalmente, fonte di speranza: l’esclusione sociale si può combattere intervenendo sulle infrastrutture cittadine, cosa in fondo fattibile se si ha la volontà di attuarla.

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