Direzione obbligatoria.

Il post di oggi rappresenta una sintesi di quelle che sono le esperienze e le riflessioni di più di un migliaio di esperti sparsi un po’ in tutto il pianeta sui principi che dovrebbero ispirare le politiche da mettere in atto se si vogliono trasformare in senso sostenibile i nostri sistemi di mobilità urbana. Lo ho preparato per Marco De Mitri che lo ha pubblicato sul suo blog venerdì. Buona lettura.

E’ l’alba di una “nuova mobilità”

Il panorama odierno, caratterizzato da una pesante crisi economica (con risvolti sociali non di poco conto), sembra il meno adatto per poter pensare di adottare politiche di tipo innovativo per risolvere alcuni importanti problemi strutturali delle nostre città, primo fra tutti quello del traffico. Si pensa, erroneamente, che un cambio di rotta (o proprio “di sistema”) sia una cosa molto pesante da fare, che richieda investimenti elevati e lunghe pianificazioni, e necessiti di decenni per la realizzazione. In realtà nel campo della mobilità urbana queste impressione, semplicemente, è sbagliata. Si possono cambiare politiche di uso di mezzi ed infrastrutture in tempi brevi e costi ridotti, anche in periodi di crisi. Anzi, il cambio di regole ed abitudini può essere proprio una delle migliori azioni per uscire dalla crisi, che non è solo di natura economica ma ha diverse facce, e impatta in molti settori. Un approccio nuovo alla mobilità urbana consente quindi di affrontare non solo il problema della congestione e del traffico nelle città, ma anche molti degli effetti “collaterali” dell’eccessiva mobilità automobilistica (in primis quelli legati agli impatti ambientali ed al consumo di risorse energetiche).

Enrico Bonfatti, esperto di mobilità sostenibile e curatore del blog Nuova Mobilità,  ci illustra le azioni da mettere in campo per realizzare questo importante cambio di rotta.

***

Quello che segue rappresenta un condensato delle esperienze, degli studi e del lavoro quotidiano di oltre un migliaio di esperti e attivisti dei trasporti operanti in ogni angolo del nostro pianeta e che si confrontano – ormai da più di 20 anni – su quella piattaforma web denominata New Mobility Agenda, mettendo a disposizione di tutti le loro riflessioni e conoscenze.

In Italia questo approccio può essere toccato con mano sul blog Nuova Mobilità, che non rappresenta di sicuro una fonte di informazioni “neutrale”: abbiamo una posizione ben definita su quelle che sono le politiche dei trasporti e le progettazioni e gli investimenti che ne conseguono, risultato di una lunga esperienza di lavoro e osservazione nel settore in diverse città di tutto il mondo.

I punti che seguono rappresentano quelli che secondo noi dovrebbero essere i pilastri di una buona politica della mobilità urbana in ogni città. Non si tratta di elementi negoziabili ma di principi ispiratori che possono portare a dei risultati solo se applicati come un tutt’uno.

L’emergenza climatica e ambientale come metro di misura. La riduzione di gas serra può servire come un obiettivo che riassume tutti gli altri che il nostro lavoro ci impone per riuscire a dare alle nostre città l’attenzione che meritano, il principale dei quali rappresentato dal bisogno di ridurre il traffico. Meno auto per strada significano minori consumi energetici, riduzione di ogni forma di inquinamento, meno incidenti, minori costi di manutenzione e costruzione di infrastrutture, città più tranquille e sicure, e la lunga lista può continuare ancora molto.

Stringere l’orizzonte temporale: Quello che spesso sfugge ai più è che in questo settore si può fare davvero molto – ai fini dell’abbattimento delle emissioni di CO2 – in tempi relativamente brevi e a costi relativamente bassi, non solo senza danneggiare la qualità della vita ma contribuendo a far rinascere un’economia che ponga l’accento sulla fornitura di servizi legati al territorio anziché sulla produzione di beni che può essere delocalizzata in ogni momento.

Bisogna continuamente tenere alta l’attenzione sull’obiettivo ultimo di qualunque politica di mobilità urbana di buon senso, che consiste fondamentalmente nel ridurre radicalmente il traffico in termini assoluti di veicoli/km e non nella semplice implementazione di singole infrastrutture e servizi non contestualizzata in una adeguata visione strategica di fondo. E questo si può fare nel giro di pochi anni se non addirittura mesi, come si è già verificato ogni volta che il problema è stato affrontato con l’adeguata decisione. Per perseguire questo obiettivo è indispensabile spendere per il suo raggiungimento almeno il 50% del budget destinato ai trasporti. Bisogna per questo porsi degli obiettivi chiari e sottoponibili al giudizio dell’opinione pubblica.

Estendere lo spettro, la qualità e il grado di integrazione dei servizi legati alla nuova mobilità disponibili per tutti. Dobbiamo allargare le nostre vedute su questo aspetto e capire che è importante muoversi verso un nuovo paradigma basato su una grande varietà di modalità condivise di trasporto, la cui organizzazione si baserà in buona parte sulle tecnologie dell’informazione del XXI secolo. Per fare ciò bisogna superare l’antinomia trasporto motorizzato individuale / trasporto pubblico collettivo – pericoloso, inquinante, costosissimo il primo e pesante, inefficiente, rigidissimo il secondo – e cominciare ad implementare servizi che possano situarsi nella sconfinata quanto vuota terra di mezzo situata tra questi due opposti, costituendo in questo modo un continuum di offerte che sappiano rispondere a ogni tipo di esigenza. Mi riferisco a tutte le possibilità date da quella “tecnologia” antica probabilmente quanto la civiltà umana e che è comunemente conosciuta con il nome di condivisione, le cui potenzialità sono oggi accresciute enormemente dallo sviluppo tumultuoso delle ICT, che dovranno venire massicciamente impiegate in ogni tipo di servizio, formando il “nocciolo duro” alla base di qualunque sistema di trasporto.

In quest’ottica è da riconsiderare il ruolo dell’auto nelle nostre città che non potrà più essere la padrona assoluta dei nostri paesaggi urbani, ma dovrà venire integrata in maniera molto più morbida in una strategia complessiva della mobilità. Un ambiente urbano basato sulla nuova mobilità dovrà essere in grado di accogliere gli automobilisti, dato che si tratta di una realtà incontrovertibile che non sparirà semplicemente perché sembrerebbe la soluzione ideale.

Progettazione per le donne: la vecchia mobilità è il frutto di un pensiero maschile, bianco e benestante. La nuova mobilità dovrebbe venire pensata per soddisfare i bisogni specificamente femminili, di tutte le età e condizioni sociali. Fate questo e chiunque verrà servito meglio. E per farlo c’è bisogno di uno spostamento dei ruoli dirigenziali a favore delle donne, favorendo la piena parità dei sessi in tutti gli organismi coinvolti nei processi decisionali. E’ così semplice.

Lavorare con quello che si ha: sinergie per valorizzare l’esistente. Per sviluppare un nuovo sistema di mobilità urbana non sono necessari grandi investimenti infrastrutturali, ma semplicemente utilizzare al meglio quello che già si ha a disposizione. Spesso si tratta di piccole iniziative o servizi quasi invisibili ai politici che si occupano di trasporti, variando da servizi di trasporto specializzato a tutta una serie di modalità di spostamento più o meno informali e riconosciute, spesso funzionanti in modo approssimativo, che hanno bisogno di essere meglio comprese piuttosto che soppresse o abbandonate a se stesse per venire integrate in un’offerta multimodale e di qualità che meglio si adatti alle città del XXI secolo.

Per ottenere questa integrazione c’è bisogno di un approccio progettuale completamente diverso da quello adottato finora che prevede singole decisioni prese da esperti ognuno nel suo specifico campo di competenza. Bisogna entrare in un’ottica che dia per assodata l’applicazione di pacchetti di misure concordate tra quanti più soggetti possibili, utilizzando metodologie di problem solving collettivo che valorizzino anche le competenze presenti in popolazioni urbane informate e consapevoli. La sfida è quella di trovare i modi per applicare i più svariati programmi come progetti sinergici e mutualmente rinforzantisi all’interno di una visione complessiva più ampia.

Frugalità: a tal fine non abbiamo bisogno di un ulteriore giro di investimenti ad alto costo e basso impatto ambientale, “basta” riuscire ad impiegare una percentuale consistente (50 per cento? 70 per cento?) del budget che già oggi viene impiegato per i trasporti nel loro complesso per progetti di nuova mobilità, tenendo presente che le opere infrastrutturali già presenti nei nostri territori urbani sono abbondantemente sovradimensionate, anche se utilizzate in modo inefficiente. Questa è semplicemente una gran cosa visto che significa che possiamo convertire sostanziali porzioni della rete stradale a modalità di trasporto molto più sostenibili ed efficienti.

Agnosticismo tecnologico/Sostenitori delle performance: non ci interessa e non deve interessarci quale tecnologia debba venire utilizzata o favorita. Non è competenza di politici inevitabilmente poco informati quella di stabilire quale tecnologia è meglio adottare per un sistema di trasporti. Questo va oltre il loro ambito di competenze e non è nemmeno una delle precondizioni necessarie per creare un migliore sistema di mobilità. Ma quello che i nostri politici possono e devono fare è quello di specificare le performance, non le tecnologie. Ci sono molti modi per farlo: tra questi la richiesta di performance specifiche per quanto riguarda gli standard di emissioni e di prestazioni. Ma ce ne possono essere molti altri.

Leadership basata sull’esempio. Se siete un sindaco o un amministratore pubblico. Se siete professionalmente coinvolti in aree che riguardano la sostenibilità. Non avete davvero scelta. Dovete dare l’esempio. Questo significa andare a lavorare in bici, a piedi, con il trasporto pubblico o con qualche forma di carpooling o car sharing, se non sempre almeno due volte alla settimana. Così facendo avrete sotto mano tutto quello che funziona e tutto quello che non funziona nella vostra città. Sarete autentici e credibili. Sarete quel genere di leader di cui abbiamo bisogno per intraprendere quelle riforme politiche e progettuali di cui abbiamo bisogno. Se non vi comportate così, se rimanete incollati al sedile posteriore della vostra auto blu, non avrete mai il mio voto.

Imparare dai successi altrui: nuovi modi di affrontare i problemi richiedono successi. Non c’è possibilità di errore. Così dobbiamo selezionare nel mondo quelle politiche e quei servizi che hanno registrato dei successi e costruire sulla loro esperienza. (E ce ne sono fin che volete là fuori, basta essere disposti a guardare e imparare).

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...