La sicurezza è nel numero

Che le strade e le piazze di una città non siano delle strutture pensate per accogliere il traffico automobilistico è una cosa che i lettori di NM sanno bene. Ma le scelte viabilistiche degli ultimi decenni non hanno fatto altro che perseguire un’impossibile quadratura del cerchio, cercando di adattare gli ambienti dei centri urbani alle esigenze delle automobili, dimenticando le persone. A scapito della sicurezza. Invece una maggiore presenza di pedoni e ciclisti sulle strade è di per sè stesso un elemento che aumenta la loro sicurezza.

La sicurezza è nel numero

Articolo originale: Safety in Numbers

La sicurezza nel numero è un concetto che parte dalla constatazione che il rischio per pedoni e ciclisti di venire investiti da un’automobile diminuisce al crescere dei pedoni e ciclisti in circolazione. Quest’idea va contro quello che è un senso comune abbastanza diffuso – cioè che più pedoni e ciclisti ci sono in giro, più alto sarà il numero di incidenti che li vedrà coinvolti. I dati dimostrano che non esiste una proporzionalità diretta tra queste due variabili. La sicurezza nel numero è stata registrata in numerosissime aree geografiche oggetto di questi studi, molto variabili per estensione, dal singolo incrocio a interi continenti [1], negli USA, in Europa e Australia.

I dati.

Uno studio del 2003 curato da Peter Jacobsen [1], consulente californiano dei servizi pubblici di sanità, esamina i tassi di incidentalità in relazione alla popolazione e al volume di spostamenti in bici e a piedi in numerosi contesti con i seguenti risultati:

  • La probabilità di subire delle lesioni  per pedoni e ciclisti di 68 città californiane diminuiva all’aumentare degli spostamenti pendolari a piedi e in bicicletta
  • Uno studio su pedoni, biciclette e motorini in 47 città danesi  ha dimostrato che camminare è molto più sicuro quando ci sono più pedoni in circolazione così come la sicurezza di bici e motorini aumenta al crescere del loro numero.
  • Il numero di incidenti a ciclisti per distanza percorsa in 14 nazioni europee diminuiva al crescere della distanza pro capite coperta in bici.
  • In 8 nazioni europee il numero di decessi di pedoni e ciclisti diminuiva al crescere del numero di spostamenti a piedi e in bicicletta.
  • In Gran Bretagna, dove il ricorso alla bici ha subito alti e bassi nel corso degli annia tra il 1950 e il 1999, ogni qualvolta il ricorso alla bici è aumentato il tasso di incidenti mortali procapite è diminuito, e viceversa è aumentato al decrescere dell’utilizzo della bici.
  • In Olanda, dove l’introduzione di infrastrutture ciclabili e di modifiche alle regole della strada tra il 1980 e il 1998 ha aumentato enormemente il numero di ciclisti e le percorrenze in bicicletta, il numero di incidenti mortali procapite si è drasticamente ridotto.

Con risultati simili a questi, uno studio del 2006 di 247 incroci a Oakland, California, ha trovato che gli incidenti ai pedoni diminuivano al crescere dei flussi pedonali e aumentavano al crescere dei volumi di traffico [2].

Automobilisti più prudenti

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Copenhagen, Denmark. Photo by Ryan Snyder via the Pedestrian and Bicycle Information Center Image Library.

Cosa spiega questa sicurezza derivante dal maggior numero di pedoni e ciclisti? L’ingegnere del traffico ed esperto in ciclismo John Forester crede che si tratti di una correlazione spuria, senza nessuna causa certa [3]. Secondo Jacobsen Forester non analizza correttamente il metodo con il quale sono stati condotti questi studi [4]. Gli esperti dell sicurezza sembrano concordare con Jacobsen e pensano che gli autisti si comportino in modo più prudente quando si accorgono di muoversi in un ambiente affollato di pedoni e ciclisti. Per esempio Chris Rissel dell’Università di Sydney in Australia ha dichiarato che “sembra che gli automobilisti regolino il loro comportamento in base al numero di ciclisti, perchè si aspettano o constatano la presenza di un maggior numero di biciclette. Inoltre un maggior numero di spostamenti in bicicletta significa che anche gli automobilisti hanno una buona probabilità di essere prima o poi dei ciclisti e si trovano quindi in una situazione di maggiore empatia verso i ciclisti” [5].

Jacobsen cita i dati da tre studi che dimostrano come gli automobilisti rallentino quando vedono ciclisti e pedoni, e come accelerino quando non li vedono [1]. Comunque c’è bisogno di un ulteriore approfondimento sul comportamento degli automobilisti in questi frangenti. Appare chiaro però che qualunque misura di  che una città possa prender per rendere pedoni e ciclisti più visibili agli automobilisti e per aumentare il loro numero non farà altro che migliorare la loro sicurezza. Ciò detto è anche vero che attualmente andare in bici o a piedi è più rischioso che guidare, quanto meno negli USA [6] – forse perchè le attuali condizioni del traffico sono pericolose e questo è un fattore che scoraggia il ricorso a modalità di spostamento più sostenibili.

Riferimenti

[1] Jacobsen, P. 2003. Safety in numbers: more walkers and bicyclists, safer walking and bicycling (pdf).Injury Prevention, 9:205-209.
[2] Geyer, J., et al., 2006. The continuing debate about safety in numbers–data from Oakland, CA. Paper UCB-ITS_TSC-RR_2006-3. UC Berkeley Traffic Safety Center.
[3] Forester, John. Does increasing the number of cyclists reduce the accident rate? And a similar consideration of Smeed’s Law. JohnForester.com.
[4] Ask the Experts: Paul L. Jacobsen, and Dr. Lon D. Roberts, PhD. Bike Friendly Oak Cliff.
[5] Gaffney, D. September 3, 2008. A virtuous cycle: safety in numbers for riders says research. Science Daily (University of New South Wales).
[6] Beck, L., et al., 2007. Motor vehicle crash injury rates by mode of travel, United States: Using exposure-based methods to quantify differences. American Journal of Epidemiology, June 21, 2007.

3 pensieri su “La sicurezza è nel numero

  1. Grandissimo articolo. Pietra miliare di riferimento… Come si fa a diffondere tale “convinzione” anche nei media Mainstream??

    E nelle zucche della gente???

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    • Tocchi forse quello che è IL problema di chi si occupa di nuova mobilità: ormai si sono accumulate conoscenze enormi su come riuscire a passare ad un diverso modo di organizzare la mobilità urbana. Quello che manca non sono le competenze tecniche ma le capacità comunicative.

      Come dice Eric Britton sul post dell’altro ieri su WorldStreets “troppo spesso quando si tratta di scendere sul terreno delle decisioni pratiche, [noi esperti] con il nostro fortissimo retroterra accademico preferiamo girarci verso il famigliare mondo della ricerca, dei voluminosi rapporti e della prossima grande meravigliosa conferenza, mentre quello che alla fin fine ci servirebbe davvero è una presentazione concisa, credibile, comprensibile delle nostre migliori idee e delle scelte che occorre fare”

      Quello che cerca di fare questo blog. Che per fortuna non è solo. Non so se ci riesce, ma almeno ci prova, con lo spirito del genitore che cresce un figlio, giorno dopo giorno, pasto dopo pasto, notte dopo notte e pannolino dopo pannolino. E, a mio modesto parere, con lo spirito che dovrebbe animare tutti coloro che sono consapevoli di questo problema comunicativo.

      Rispondi

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